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Le dieci priorità del 2021 per le foreste italiane

“Punto zero”: la prima necessità per capire cosa fare per le foreste italiane è poter disporre di dati aggiornati e accurati. In particolare, è urgente poter consultare i dati dell’inventario forestale nazionale 2015 (ancora non pubblicati) e pianificare un nuovo inventario, realizzare una carta forestale d’Italia (che incredibilmente non esiste ancora), predisporre e attuare un monitoraggio periodico – sia con rilievi in campo che con big data satellitari – delle condizioni di salute delle foreste e dei tagli boschivi, sui quali i dati disponibili sono così eterogenei e incompleti da non consentire una stima oggettiva delle dimensioni del fenomeno e della sua sostenibilità (di conseguenza c’è molta confusione su questo argomento, anche nei media e sui giornali).

Le priorità che seguono, formulate da SISEF – Società Italiana di Selvicoltura e Ecologia Forestale, ricalcano in parte le previsioni della nuova Strategia Forestale Nazionale, che sarà pubblicata dal MIPAAF proprio nei primissimi mesi del 2021 (qui la bozza preliminare, precedente alla consultazione pubblica che si è conclusa a maggio 2020), le proposte del III Forum nazionale sulla gestione forestale sostenibile di Legambiente, e le raccomandazioni del Green Deal europeo, a partire dalla strategia sulla biodiversità per il 2030 fino alla nuova strategia forestale europea e al nuovo regolamento sui cambiamenti d’uso del suolo, entrambi in fase di definizione.

  1. Politiche forestali: riformare le istituzioni nazionali e regionali che si occupano di foreste e aree interne nella logica della semplificazione (sportello unico), della partnership (contratti di gestione a imprese, in particolare a quelle non profit di animazione delle aree interne), del supporto all’innovazione sociale (associazioni fondiarie, cooperative comunità, energy communities, ecc.) e tecnica, del monitoraggio (a partire dalla misura dei servizi ecosistemici offerti – quantità e valore) e della comunicazione.
  2. Pianificazione forestale: incrementare e finanziare la pianificazione forestale (attualmente limitata al 18% delle foreste italiane) e la certificazione di gestione sostenibile (attualmente solo al 9%).
  3. Foreste resilienti: investire nella prevenzione dei danni alle foreste dovuti agli eventi climatici estremi (prima di tutto gli incendi); inserire nei piani forestali le analisi di vulnerabilità agli eventi estremi e le strategie di prevenzione, mitigazione e adattamento locale delle foreste agli incendi e ai cambiamenti climatici; rianimare la vivaistica forestale al servizio delle attività di ricostituzione post-disturbo e della ricerca di varianti genetiche meglio adattabili alle pressioni della crisi climatica (migrazione assistita).
  4. Lotta al dissesto idrogeologico: approvare nel PNRR il vasto progetto di miglioramento e ricostituzione delle superfici boschive per la prevenzione dei dissesti idrogeologici, e cominciare ad attuarlo.
  5. Biodiversità: promuovere la connettività ecologica e funzionale dei paesaggi forestali con un progetto integrato a scala nazionale; avviare la rete nazionale delle foreste vetuste e primarie, come richiesto dalla strategia EU per la biodiversità al 2030.
  6. Lavoro: Rilanciare la dignità dei lavori forestali e ambientali e continuare il lavoro su formazione e sicurezza dei lavoratori boschivi, avviato con il D Lgs 34/2018 e i suoi decreti attuativi sulla formazione e sugli albi professionali.
  7. Verde in città: effettuare un censimento del patrimonio arboreo e dei suoi benefici in tutte le grandi città italiane (molte città – ad es. Roma – ne sono ancora sprovviste), sulla falsa riga del programma FAO Tree Cities of the World.
  8. Uso sostenibile del legno: riattivare la filiera nazionale del legno, per diminuire la dipendenza dalle importazioni (anche insostenibili), ad esempio mediante: miglioramento della qualità dei boschi e del legno per una maggiore produzione di legno da opera di alta qualità, investimento in filiere ad elevato valore aggiunto e a produzioni della nuova bioeconomia forestale (tessili, medicinali, chimiche), defiscalizzazione dei lavori di miglioramento boschivo e ambientale, organizzazione di piattaforme virtuali per l’ organizzazione di lotti omogenei di assortimenti legnosi.
  9. Mitigazione climatica: incentivare l’impiego di legno locale e l’uso “a cascata” del legno, privilegiando cioè gli impieghi a lunga durata di sequestro del carbonio come quelli nel settore edilizio e strutturale, ad esempio con leggi sul public procurement (in Francia il 50% della struttura degli edifici pubblici dovrà essere in legno). Parallelamente, destinare all’uso energetico (combustione) solo ciò che non è più riutilizzabile o riciclabile (attualmente invece l’80% dei prelievi viene bruciato per produrre energia) e formulare piani di approvvigionamento sostenibile di biomassa legnosa “di scarto” per piccoli impianti di teleriscaldamento diffusi nelle aree montane e interne, al servizio di edifici pubblici, attività industriali e strutture ricettive, per sostituire i combustibili fossili.
  10. Tessuto socio-economico: Favorire (con leggi o incentivi) l’aggregazione a livello locale e la ricomposizione fondiaria, per facilitare la gestione forestale sostenibile a una scala opportuna (la parcellizzazione spinta è un limite alla sostenibilità e prelude all’abbandono della cura delle foreste). Dare attuazione al collegato ambientale del 2015 e avviare forme di remunerazione economica per i servizi ecosistemici di regolazione delle foreste (carbonio, biodiversità, protezione idrogeologica, fornitura d’acqua potabile) .

E infine un punto “bonus” sulla comunicazione: raccontare alle giovani generazioni e alla opinione pubblica le nostre foreste, la loro storia, il loro rapporto con la società e i loro servizi.

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