BANCA DATI

Uscire dal centesimo

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Se non ci saranno sorprese, sempre possibili, dal 1° gennaio 2018 l’Italia rinuncerà all’uso delle monete da 1 e 2 centesimi di euro. Gli eurocent, come un po’ pomposamente qualcuno li chiama, che girano nelle nostre tasche e trovano sempre più ridotte occasioni di impiego, però, non vengono aboliti, come giornali e telegiornali annunciano con grande evidenza. Semplicemente il nostro paese, dando comunicazione alla BCE per eventuali osservazioni, decide di sospenderne il conio per un periodo non definito, dettando le regole valide per una durata altrettanto non determinata. Sembra che la sfida all’euro inizi così, dai centesimi.

Fra le reazioni negative all’euro, fin da subito, si era manifestato un diffuso fastidio per le monetine e, più in generale, per la maggiore monetazione metallica rispetto alle abitudini italiane. La storia è vecchia e risaputa: amiamo la carta moneta. Sino a poco prima del cambio avevamo una banconota, il biglietto di stato da 500 lire, con un controvalore in euro di circa 26 centesimi. Le storiche e amate mille lire, punto di forza della circolazione cartacea, valevano circa la metà di un euro metallico. Oggi la moneta maggiore, quella da 2 euro, corrisponde a quasi 4.000 lire, 4 banconote da 1.000.
Vi fu chi disse e chiese, anche autorevolmente, che i pezzi da 1 e 2 centesimi fossero eliminati e venisse autorizzata per la sola Italia la banconota da 1 euro. Ovviamente ciò non era possibile. Al tempo le 5 e le 10 lire erano quasi scomparse, ma il centesimo di euro tanto sottovalutato valeva circa 20 lire la cui moneta circolava, mentre i 2 centesimi arrivano a quasi 40 lire. Ora, la manovrina estiva, accampando il risparmio di spesa e l’impegno virtuoso di destinare il risparmio alle casse esauste dello Stato, sospende i centesimi…
Murnau Garden - Wassily Kandinsky

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