BANCA DATI

Il genome editing ci permette di scegliere una “via italiana” al nuovo miglioramento genetico

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La nostra agricoltura è unica per la varietà, la qualità e soprattutto la tipicità dei suoi prodotti, che dobbiamo difendere dall’evoluzione di malattie e parassiti, e anche da quella dei mercati, senza snaturarli.

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Ma il genome editing sembra fatto apposta per i nostri prodotti.

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Al contrario dei metodi tradizionali, questa tecnica non ne tocca la qualità e la tipicità – quindi anche il valore commerciale – perché al di là del carattere desiderato non tocca nient’altro nel genoma della pianta. Essendo semplice e poco costoso, il genome editing è anche un’opportunità preziosa per le nostre piccole e medie imprese sementiere, oltre che per le nuove startup che possono nascere dal mondo della ricerca, che potranno creare molto più facilmente innovazione genetica su misura dei nostri suoli, dei nostri climi, dei nostri problemi agronomici e dei nostri mercati, mantenendo i nostri prodotti distintivi.

Poiché si basa sulla conoscenza specifica della biologia delle nostre piante, con il genome editing potremo contare anche su un altro vantaggio competitivo: il nostro sistema di ricerca, che le ha studiate più di qualunque altro perché il paese ha investito molto sulla genomica, è quello che conosce meglio sia le nostre piante sia i problemi della nostra agricoltura, e le loro possibili soluzioni.

Quindi il genome editing permette di produrre facilmente innovazione su misura della nostra agricoltura. Se invece non lo adotteremo, sceglieremo la carta della stasi e del declino, e saremo la prima generazione a farlo, nella lunghissima storia dell’agricoltura in Italia…

Sommario_ Prima i geni

Vedi articolo cap. 12

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