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La FIDAF aderisce alla rete nazionale per l’agrivoltaico sostenibile lanciata dall’ENEA

La FIDAF ha aderito alla rete nazionale per l’agrivoltaico sostenibile. La rete, aperta a imprese, istituzioni, università e associazioni di categoria, ha l’obiettivo di promuovere la produzione di energia elettrica da fotovoltaico senza erodere la capacità di coltivare i terreni. Alla rete promossa e coordinata dall’ENEA hanno già aderito: l’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP), Confagricoltura, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF), Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Italiasolare, Legambiente, REM Tec, Società Italiana di Agronomia (SIA) e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

Il comunicato stampa dell’ENEA è scaricabile qui.

Il sito web di Agrivoltaico Sostenibile è visibile qui.

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Fabrizio Quaranta
3 mesi fa

Uno scempio annunciato anche se un pò subdolamente con il solito linguaggio ipocrita italiano (transizione… “ecologica” MA DE CHE??’).
E’ vero, il mondo occidentale grazie all’illuminismo laico e razionale, al metodo scientifico e a geni come Strampelli da tempo non si ricorda più cosa significhi FAME. Ma rimane il fatto indubitabile che l’agroalimentare sia la prima preoccupazione per ogni forma di (buon) governo, sicuramente più di garantire l’aria condizionata ai suoi viziati e capricciosi cittadini (unica causa di sovraccarico del sistema elettrico e possibili e recenti, seppur rarissimi, black-out).
E in Italia, come (almeno qui, a differenza di tanti giornali) ben sapete, a parte la vitivinicoltura siamo deficitari per ogni tipo di materia prima agricola, con percentuali anche altissime (vedi materia prima per eccellenza grano duro e, soprattutto, tenero).
Il CONSUMO FORSENNATO E DISSENNATO DELLO GIA’ SCARSO SUOLO FERTILE è sicuramente la VERA , di gran lunga principale EMERGENZA ECOLOGICA del Paese.
Suolo fertile prezioso già massacrato nell’illusione della fabrichètta del dopoguerra che ha prodotto orribili distese di capannoni abbandonati e fatiscenti tanto che affacciandosi da Bergamo alta nelle giornate limpide si stringe il cuore a vedere com’è ridotta la pianura Padana da Milano a Venezia. METTIAMOLI SU QUEI TETTI
Per non parlare di seconde case disseminate a interrompere il piano campagna (terra di nessuno?),METTIAMOLI SU QUEI TETTI, strade superflue e aeroporti come funghi.

Eppure la buona agricoltura si porta dietro la vivibilità e la struggente bellezza dei borghi nati al suo servizio e da millenni fonte di identità culturale e adesso di salvifico e ricco turismo internazionale.
Bene devastiamo ciò che è rimasto per gli interessi di pochi contro quelli del futuro di TUTTI i nostri figli.

Però, almeno una richiesta: al prossimo, ennesimo, annunciato disastro da dissesto idrogeologico da abbandono della vigilanza capillare di salvaguardia del territorio, proprio dell'”inutile” agricoltura, evitiamo lacrime di coccodrillo.

Grazie