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Tre crisi interconnesse

Le notizie di questi giorni ci ricordano drammaticamente le tre grandi crisi che stiamo vivendo, oscurate in parte dalla campagna elettorale in corso. Gli spaventosi eventi delle Marche ci rammentano la crisi climatica ed il connesso problema del dissesto idrogeologico che periodicamente minaccia il nostro Paese. Il prezzo del pane, arrivato ad un livello mai raggiunto nel passato, riporta clamorosamente alla ribalta la crisi alimentare innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La pandemia di Covid-19, che sembra domata ma non definitivamente debellata, è ora affiancata da nuovi focolai di influenza aviaria e di peste suina e dall’insorgere del vaiolo delle scimmie, dando nuovo risalto alla crisi sanitaria. Anche se queste tre crisi possono sembrare afferenti a tre ambiti diversi, esse sono in realtà strettamente connesse tra loro, e tutte e tre sono strettamente collegate al sistema agroalimentare e alle foreste. Gli interventi che possiamo intraprendere per debellare o per lenire i problemi creati da queste tre crisi sono a loro volta intimamente collegati.

È difatti evidente che la crisi climatica è parzialmente provocata dai sistemi di produzione agricola e zootecnica, da cui può nello stesso tempo essere parzialmente mitigata. Come abbiamo scritto in un precedente editoriale, mentre per la mitigazione dell’effetto serra in qualsiasi altro settore possiamo solo immaginare un contenimento delle emissioni di gas climalteranti, per la produzione primaria possiamo promuovere anche un aumento della rimozione di anidride carbonica dall’atmosfera mediante la fotosintesi clorofilliana e la conseguente produzione di biomassa e l’azione di sequestro realizzata dai suoli agricoli e forestali. Se vogliamo mitigare il contributo dell’agricoltura e delle foreste all’effetto serra ed al riscaldamento globale, possiamo cioè agire su entrambi i membri dell’equazione, diminuendo le emissioni di gas serra e/o aumentando la cattura di anidride carbonica atmosferica operata dalle piante coltivate e dai suoli agricoli e forestali. Ne discuteremo in profondità nel prossimo convegno “Mitigazione del cambiamento climatico: il contributo di agricoltura e foreste”, che la FIDAF ha promosso e organizzato in collaborazione con AISSA, CONAF, CREA, ENEA e ISPRA e che si terrà i prossimi 6 e 7 ottobre all’Aranciera dell’Orto Botanico di Roma. Il recente intervento di Alfonso Pascale su AgriCulture ha puntato il dito contro la ritardata approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), mentre le catastrofi causate dal cambiamento climatico provocano danni per 8 miliardi di Euro per anno e la perdita di numerose vite umane.

Anche se gli ultimi mesi hanno fatto registrare un lieve declino, il Food Price Index della FAO rimane a settembre più alto di 10,1 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari al 7,9% di aumento. L’impennata dei prezzi dei generi alimentari, come ci ricorda Maurizio Martina sul Corriere della Sera del 21 settembre denunciando i rischi del protezionismo, colpisce soprattutto i Paesi in via di Sviluppo, dove la popolazione destina più della metà del reddito all’acquisto di alimenti, ma anche le fasce più povere della popolazione dei Paesi avanzati.  L’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli ci indica che è necessario da una parte rimuovere tutti le barriere alla circolazione delle derrate alimentari e dall’altra massimizzare in modo sostenibile le produzioni nazionali, in modo da aumentare l’offerta ed agire in questo modo sui prezzi. Adeguate riserve strategiche possono essere di grande aiuto sul fronte della riduzione della volatilità dei prezzi. La politica dell’Unione Europea non sembra agire sempre in questa direzione, come discusso nel convegno “Sicurezza alimentare e politiche agroalimentari” organizzato dalla FIDAF lo scorso 27 Aprile.

Anche per quanto riguarda le malattie infettive trasmesse dagli animali all’uomo, per quelle che vengono indicate cioè come zoonosi, valgono lo stretto collegamento con la produzione agricola – in particolare con gli allevamenti zootecnici – e la necessità di garantire gli approvvigionamenti alimentari, oltre ovviamente alla esigenza di attuare misure di prevenzione della trasmissione dell’infezione. I prezzi dei prodotti agricoli sono infatti aumentati prima per effetto della pandemia di Covid-19 e sono poi andati alle stelle per conseguenza della guerra in Ucraina.

L’innovazione – sia tecnologica che organizzativa e sociale – dei sistemi agroalimentari è resa quindi più urgente e più necessaria dalle tre crisi che stanno minacciando il mondo, per assicurare da un parte la transizione verso la sostenibilità e dall’altra la continuità degli approvvigionamenti di derrate alimentari.

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