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Rosalind Franklin – La discriminazione della donna nel mondo della scienza

Nel 1938, a quasi diciotto anni, Rosalind Franklin sostiene con successo l’esame di ammissione all’Università di Cambridge, che può essere considerata, senza ombra di dubbio, la culla della scienza.

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La reputazione di questa Università risale al 1669, anno in cui Isaac Newton, all’età di ventisette anni, inizia qui la sua carriera di docente di matematica. Nel 1871, all’interno dell’Università, è fondato il laboratorio Cavendish, che prende nome dal fisico che effettuò la prima misura della costante di gravitazione universale. James Maxwell, il padre dell’elettromagnetismo, fu il primo professore di fisica sperimentale al Cavendish. Più tardi, nel 1897, sempre in questo laboratorio, J.J. Thomson scoprì l’elettrone, aprendo la via allo sviluppo della fisica moderna, mentre, nello stesso periodo, Ernest Rutherford, pioniere della fisica nucleare, insignito del Premio Nobel per la chimica nel 1908, era lì per un stage post lauream. Lungo è l’elenco dei ricercatori di questa prestigiosa istituzione vincitori del Premio Nobel.

Rosalind inizia a frequentare l’Università di Cambridge quando il Direttore del Cavendish è Lawrence Bragg, il più giovane Nobel della storia, inventore del metodo per determinare la struttura dei cristalli mediante la diffrazione dei raggi X. Questo scienziato suscita l’interesse di Rosalind, forse presaga del fatto che quelle nozioni e quelle tecniche avrebbero in seguito costituito la base di ogni sua attività lavorativa. Rosalind fin da adolescente ha deciso di dedicare la sua vita alla scienza, malgrado le perplessità della famiglia e la consapevolezza delle difficoltà che aspettano una donna desiderosa di emergere in un ambiente dominato da uomini.

Queste sono le parole che, mentre era studentessa a Cambridge, scrive al padre:

“Tu consideri la scienza (o per lo meno così ne parli) come una sorta di invenzione umana lesiva della morale ed estranea alla vita reale, un’invenzione che va tenuta sotto controllo e collocata fuori della vita quotidiana. Ma la scienza e la vita quotidiana non possono e non dovrebbero essere separate. Per me la scienza fornisce una parziale spiegazione della vita. Per quanto è possibile, la scienza è basata sui fatti, sull’esperienza e la sperimentazione… Sono d’accordo che la fede sia essenziale per riuscire nella vita… Dal mio punto di vista, la fede sta nella convinzione che, facendo del nostro meglio, ci avvicineremo di più all’obiettivo e che l’obiettivo (il miglioramento di tutto il genere umano, presente e futuro) sia un bene degno di essere perseguito.”

Poco più che bambina, era stata iscritta dal padre alla prestigiosa scuola femminile St. Paul. Qui aveva scoperto le sue vere passioni: la scienza e lo sport. Aveva vinto premi e borse di studio, contribuendo così alle spese della famiglia. Quindi, oltre al cricket e al tennis, aveva iniziato a dedicarsi alla chimica, alla fisica ed alla matematica, pura e applicata. Dirà poi di aver compreso in pochi anni perché Einstein affermava che

l’impegno dello scienziato assomiglia a quello del credente o dell’amante: lo sforzo quotidiano non viene da una libera intenzione né da un programma, ma direttamente dal cuore.

A Cambridge le donne sono ammesse solo da pochi anni, ma ancora con incomprensibili discriminazioni: il titolo accademico conseguito avrà minor valore rispetto a quello degli uomini; inoltre l’atteggiamento della maggioranza maschile è spesso derisorio e offensivo. Ma non è tutto: Rosalind appartiene ad una famiglia ebrea. Papà Ellis è un banchiere ed è perfettamente integrato nella buona società londinese. Si dedica al tempo libero e ad attività socialmente utili con lo stesso impegno che mette nel lavoro. A chi gli fa notare che gli inglesi non sono mai riusciti a concedere la loro fiducia a chiunque portasse inconfondibili tracce di origine ebrea ricorda che

l’ebraismo è una religione, non una razza, pertanto gli ebrei inglesi sono altrettanto inglesi degli inglesi.

Ma Rosalind sa che non è così. Ricorda come a scuola tutti deridevano Shylock, l’ebreo shakespeariano, che si lamenta per aver perduto i suoi ducati, ed elogiavano Ivanohe, che sceglie la bella Rowena di origini sassoni al posto di Rebecca, ebrea dagli occhi neri.

Purtroppo dalla situazione politica internazionale come pure da quella interna pervengono in questi anni segnali molto preoccupanti: l’ascesa al potere di Hitler in Germania e la comparsa sulla scena nazionale di Oswald Mosley, fascista antisemita emulo di Mussolini.

L’anschluss causa la fuga di molti ebrei dall’Austria: pochi problemi per i personaggi di rilievo come Freud, che viene accolto a Londra con una parte della sua famiglia, ma tante difficoltà per sistemare la gente comune, in particolare i bambini rimasti senza genitori. Due di costoro vengono ospitati dalla famiglia Franklin e da allora sono stati trattati come figli. Poco dopo inizia la paura della guerra, si effettuano le esercitazioni anti incursioni aeree e ben presto si comprende come la Conferenza di Monaco non consegue l’auspicato obiettivo di frenare le mire espansionistiche del Reich. In questo periodo le discussioni tra Rosalind e il padre sulla politica sono particolarmente accese. Per lei il fascismo è un nemico e così pure l’arrendevole pacifismo.

Con la guerra Chamberlain è costretto alle dimissioni e Winston Churchill diventa primo ministro.

Il terzo anno di Rosalind a Cambridge ha inizio durante il blitz aereo del 7 settembre 1940 quando, per quattro giorni, 900 aerei tedeschi tempestano Londra e 1500 persone perdono la vita. E non è che l’inizio. La famiglia Franklin si allontana da Londra mentre Rosalind rimane a Cambridge, dove cerca di rendersi utile come volontaria dei Vigili del Fuoco.

Poi, nell’agosto del ’42, Rosalind accetta di lavorare a Kingston, un sobborgo di Londra, in un laboratorio governativo di ricerca, mentre, nel tempo libero, fa la volontaria per la vigilanza durante le incursioni aeree. Si dedica agli studi sui vari tipi di carbone e sulla loro impermeabilità al gas e all’acqua al variare della temperatura. In questi tempi migliaia di vite sono salvate dal carbone usato nelle maschere antigas.

Poi, la pioggia di missili V1 e V2 su Londra, la fine della guerra, Churchill vince la guerra ma perde le elezioni, a vantaggio dei laburisti di Attlee, Rosalind consegue il dottorato a Cambridge in chimica fisica e, finalmente, riceve la proposta dei sui sogni: un lavoro a Parigi, nel Laboratorio dei Servizi Chimici di Stato, sullo studio del carbone. E’ il febbraio del 1947. Prende una camera vicino a St. Germain des Près, nel cuore della Rive Gauche.

Nello stesso appartamento alloggia un giovane italiano, cristallografo esperto di raggi X, Antonio Luzzatti. Con lui e sua moglie condivide la passione per la montagna. Per alcuni anni trascorrerà insieme a loro le vacanze estive in località montane.

Verso la fine del 1950 Rosalind ottiene una borsa di studio al King’s College di Londra, sotto la guida di J.T. Randall, fisico e biofisico che durante la guerra aveva fornito un importante contributo alla realizzazione del radar, strumento strategico per i successi militari degli alleati contro le potenze dell’Asse.

Il compito a lei assegnato è lo studio, mediante tecniche di diffrazione X, di alcune fibre biologiche, quelle dell’acido desossiribonucleico: il Dna. Raymond Gosling, giovane impegnato nella sua tesi di dottorato, l’affianca nella realizzazione dei numerosi esperimenti in programma. Suo diretto superiore è Maurice Wilkins, vice di Randall. I rapporti con lui non saranno mai buoni: comprende subito, infatti, che da lui non avrà mai nulla da imparare.

Durante un convegno, a Cambridge, Wilkins parla delle ricerche sul Dna in corso al King’s College, riscuotendo consensi e applausi. Ma i risultati da lui esposti sono il frutto del lavoro di Rosalind, alla quale è ben chiaro il suo intento di acquisirne il merito agli occhi di tutti. E’ questo un periodo di grande fermento scientifico nel campo della biologia. La posta in gioco è l’individuazione del materiale genetico all’interno delle cellule, delle sua struttura e del suo funzionamento. Si tratta per molti ricercatori di un’occasione unica per affermarsi brillantemente sullo scenario mondiale.

Wilkins a più riprese tenta di inserirsi in questo lavoro, ma invano: è chiaro il suo desiderio di appropriarsi dei risultati altrui. Prende allora contatto con Cambridge, con il suo vecchio amico Francis Crick del Cavendish e con un giovane e brillante americano, Jim Watson. Crick e Watson stanno lavorando alla costruzione di un modello fisico del Dna, che sperano possa abbreviare significativamente il lungo percorso delle prove sperimentali. Rosalind è invitata a vederlo e immediatamente dimostra che contiene grossolani errori.

Preso atto del fiasco, il direttore del Cavendish, W.L. Bragg, ordina a Crick e Watson di abbandonare i loro studi sul Dna e di lasciare questa attività al King’s College.

In occasione di una breve permanenza a Parigi, l’amata Parigi, Rosalind mostra le sue foto a Vittorio Luzzatti e riceve da lui preziosi consigli. Il metodo da lui suggerito dovrebbe permettere di ricavare la struttura tridimensionale della molecola del Dna analizzando l’intensità delle macchie impresse sulla pellicola fotografica. E’ come costruire con infinita pazienza un puzzle tridimensionale.

Ma ormai l’ambiente del King’s College è divenuto insopportabile. Così Rosalind prende contatti con il Birkbeck College dell’università di Londra. A differenza del King’s, qui gli stranieri, e persino gli ebrei, sono numerosi.

In attesa del trasferimento, intanto, continua, insieme al giovane Gosling, a scattare foto a raggi X, un lavoro delicato ed estenuante: i tempi di esposizione arrivano a volte anche a 100 ore. Tra il 1° e il 2 maggio del 1952 viene prodotta l’immagine più nitida mai finora ottenuta del Dna: si tratta indiscutibilmente di un’elica. E’ la famosa foto n. 51.

Intanto dagli Stati Uniti perviene una notizia che getta nel panico l’ambiente scientifico inglese: Linus Pauling, chimico di fama internazionale, comunica di aver ricavato la struttura del Dna. Ma Pauling, nella fretta di arrivare primo, ha commesso un errore di natura chimica, incredibile, proprio lui, biochimico. In ogni modo la notizia scatena una improvvisa accelerazione delle attività di studio, sperimentazione e pubblicazione sulla struttura del Dna.

Wilkins, venuto a conoscenza della foto 51, la splendida immagine scattata mesi prima, si attiva finché non ottiene da Gosling la possibilità di vederla. Incautamente Wilkins la mostra a Watson. Questi viene come folgorato e subito intuisce che la forma della molecola è una doppia elica.

A Cambridge, la tregua concordata a suo tempo è violata e riparte l’attività di costruzione di un nuovo modello tridimensionale. Tutto quadra: l’accoppiamento delle due eliche è tale da consentire la riproduzione della molecola, essendo in grado ognuna delle due eliche di fungere da stampo per la copia dell’altra.

Il 7 marzo 1953 al Cavendish di Cambridge il modello è completato. Rosalind nel frattempo si trasferisce al Birkbeck College dove riconverte la sua curiosità scientifica e le sue abilità manuali al virus del mosaico del tabacco, così chiamato per la caratteristica arricciatura che provoca sulle foglie della pianta, rendendole fragili e screziandole con macchie verdi chiare e scure. Questa ricerca non ha certo per fine l’aiuto all’industria del tabacco, ma piuttosto il desiderio di comprendere il meccanismo dell’infezione virale, durante il quale il virus inietta se stesso nella cellula ospite.

In questa attività viene affiancata da un prezioso collega: Aron Klug, fisico teorico, chimico e cristallografo. Con lui la sintonia è ottima e le proficue discussioni consentono di progredire speditamente nello studio e nella ricerca. Insieme decifrano la struttura del virus e, a imitazione di Crick e Watson, ne costruiscono il modello.

Queste attività nel campo dei virus valgono a Rosalind un invito negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze. Durante il viaggio riesce anche a concedersi momenti di svago nelle pause dal lavoro. Mentre si trova in California, però, è colpita da dolori lancinanti al basso ventre. Rientrata in Inghilterra, il 30 agosto 1956, viene urgentemente ricoverata.

L’intervento chirurgico rivela la presenza di due tumori alle ovaie. Circa un mese dopo Rosalind subisce una seconda operazione. Forse sa che il tumore ovarico viene chiamato “il killer silenzioso” perché spesso, al momento della diagnosi, ha già raggiunto uno stadio avanzato. Cerca tuttavia di non pensarci. E’ ottimista. Pur in condizioni di estrema debolezza, continua a lavorare: prepara i campioni per la macchina a raggi X e pubblicava a getto continuo. Con un banco da esperimenti così ingombro e un’agenda così piena, Rosalind è troppo occupata per morire. Partecipa a due congressi, uno a Ginevra e uno a Parigi. Il suo ultimo interesse scientifico è la poliomielite, di cui inizia a studiare il virus. Ma alla fine del 1957 il male, implacabilmente, si fa di nuovo sentire. Il 2 dicembre fa testamento. Come beneficiario principale sceglie Aaron Klug: i Klug, con un figlio in tenera età, sono molto a corto di denaro.

Mercoledì 15 aprile 1958, nel pomeriggio, Rosalind muore La sua morte è annunciata sul “Times” di Londra, sul “New York Times”, oltre che su “Nature”.

Il ruolo di Rosalind in quella che è stata probabilmente la più importante scoperta scientifica del XX° secolo fu oscurato da una serie di manovre ordite alle sue spalle. Crick e Watson si precipitarono a pubblicare su Nature i risultati del loro lavoro. Il decisivo contributo alla scoperta dato dalle immagini di Rosalind non fu menzionato, né poteva esserlo, visto che quelle immagini non erano ancora di pubblico dominio. Quattro anni dopo la morte di Rosalind, nel 1962, Crick, Watson e Wilkins furono insigniti del Premio Nobel per la medicina.

Nei decenni successivi il mito dell’eroina trattata ingiustamente è cresciuto, alimentato dalla sua precoce morte. Ancora oggi Rosalind Franklin è il simbolo della posizione di inferiorità delle donne nel Pantheon della scienza.

Rosalind Franklin

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2 Responses to Rosalind Franklin – La discriminazione della donna nel mondo della scienza

  1. Paolo Vicentini Rispondi

    aprile 17, 2015 a 10:09 am

    Splendido articolo e importantissima rievocazione.
    I più vivi complimenti in vista di una prossima conferenza ai Venerdì Culturali. P.V.

  2. Pingback: Newsletter n. 3 – Aprile 2015 |

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