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La Pac deve garantire la sicurezza alimentare dell’Europa

I miei nonni mi parlavano delle tre grandi catastrofi che avevano vissuto: guerre (sia la Grande Guerra che la Seconda Guerra Mondiale), epidemie (spagnola e febbre maltese) e fame (soprattutto durante le guerre). Ascoltando i loro racconti non potevo fare a meno di pensare a quanto fossi fortunato ad essere nato in un’epoca in cui questi tre grandi flagelli erano stati eliminati – credevo – per sempre. Vero è che avevamo fatto esperienza di altre grandi calamità, come il terrorismo politico, l’inflazione a due cifre, il terrorismo islamico, la crisi ambientale, ma le nostre sventure mi sembravano poca cosa rispetto a quelle terribili che avevano patito le generazioni precedenti. Mi compiacevo quindi di come il progresso fosse riuscito a prevenire le maggiori calamità del genere umano e a tutelarci dalle loro drammatiche conseguenze.

Poi la mia convinzione è stata minata dalla pandemia di Covid-19, con il suo tragico corteo di morti, di debilitazioni fisiche, di isolamento sociale, di danno economico. E adesso ecco la guerra, e non la guerra in terre remote e sconosciute, ma la guerra tra due grandi nazioni europee, e con l’accompagnamento di morte e distruzione in Ucraina e di crisi energetica, inflazione e probabile grave danno all’economia, già duramente messa alla prova dall’emergenza sanitaria, in tutta l’Europa. Per il momento non registriamo ancora conseguenze apprezzabili sui rifornimenti alimentari, e quindi il terzo mostro – quello della fame – sembra ancora lontano. Questo aspetto merita però qualche riflessione più approfondita. 

L’Ucraina, infatti, è uno dei maggiori produttori mondiali di derrate alimentari: circa 25 milioni[1] di tonnellate di frumento (tra tenero e duro), pari al 3,27% della produzione mondiale, più di 30 milioni di tonnellate di mais, pari al 2,61% della produzione mondiale, oltre 13 milioni di tonnellate di semi girasole, equivalenti al 26,10% della produzione mondiale. Il peso dell’Ucraina sul commercio mondiale è pertanto assai rilevante, visto che contribuisce per oltre il 9% alle esportazioni globali di frumento, più del 14% di quelle di mais e il 44% delle esportazioni totali di olio di girasole.

L’Ucraina, che può contare su vaste estensioni (circa 278.000 chilometri quadrati) di terreno scuro (chernozem), particolarmente adatto alla coltivazione di cereali, mantiene quindi un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare mondiale, ruolo oggi messo in forse dagli eventi bellici. La sua stessa bandiera (a due bande orizzontali, gialla la più bassa, azzurra quella più in alto) simboleggia un enorme campo di grano. Prima della rivoluzione russa il prezzo di riferimento dei cereali era quello del mercato di Odessa, dal cui porto venivano spediti i rifornimenti per Europa e Africa del Nord. 

Anche la Federazione Russa è uno dei maggiori produttori mondiali di cereali, anche per effetto dei cambiamenti climatici che hanno reso possibile l’estensione dell’area coltivata a frumento e il miglioramento della produttività per ettaro nelle aree più fredde. La Federazione Russa produce quasi 86 milioni di tonnellate di frumento, vale a dire l’11,29% della produzione mondiale, di cui oltre 37 milioni di tonnellate sono immesse sul mercato mondiale, pari al 18,77% del commercio mondiale. Non sappiamo ancora se le sanzioni decise dai Paesi occidentali contro la Russia incideranno sulle esportazioni di prodotti agricoli. Ucraina e Federazione Russa insieme coprono quindi quasi il 28% delle esportazioni mondiali di frumento. 

Alle incertezze derivate dalla invasione russa dell’Ucraina si accompagnano altri eventi ugualmente in grado di incidere sugli equilibri commerciali mondiali e quindi sulla sicurezza alimentare dell’Europa. La Cina, per esempio, sta accaparrando grandi scorte di prodotti agricoli, soprattutto mais per l’alimentazione del bestiame, riso, frumento e soia, mentre l’Unione Europea ha da tempo abbandonato la costituzione di riserve strategiche di derrate alimentari. Inoltre, i raccolti dell’ultima stagione in America Latina sono stati meno abbondanti del solito a causa della scarsità delle precipitazioni.

È pertanto legittimo porsi e porre ai responsabili politici italiani ed europei la questione della sicurezza alimentare del nostro continente. Eravamo abituati a poter contare su una stabile ed abbondante disponibilità di alimenti a prezzi relativamente convenienti. È ora importante che la Politica Agricola Comune adotti le misure necessarie per garantirne la continuità nel futuro. 


[1] Tutti i dati riportati in questo editoriale sono riferiti al 2020 e sono stati tratti dalla base dati FAOSTAT.

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