BANCA DATI

Home » Venerdì culturali 11° Ciclo

Venerdì culturali 11° Ciclo

image_pdfimage_print
VENERDÌ CULTURALI
PROGRAMMA, AUTUNNO 2016, 11° CICLO
FIDAF – SIGEA – ARDAF – Ordine Dottori Agronomi e Forestali di Roma
Con il Patrocinio di

Dopo i primi dieci cicli dei Venerdì Culturali si terrà, a decorrere dal prossimo 7 ottobre, l’undicesimo ciclo di incontri di cultura varia, organizzati da FIDAF – Federazione Italiana Dottori in scienze Agrarie e Forestali, SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale, ARDAF – Associazione Romana Dottori in Agraria e Forestali e Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Roma.
Gli argomenti trattati riguarderanno: Storia, Arte, Ambiente, Energia, Agroalimentare, Economia, Sviluppo sostenibile, Scuola, Formazione, Ricerca e Innovazione tecnologica. Gli incontri si svolgeranno, nella sede della FIDAF in via Livenza, 6 (traversa di Via Po) Roma, dal 7 ottobre al 16 dicembre, il venerdì, dalle ore 16.30 alle 19.00.
Uno o più relatori invitati presenteranno un argomento di elevato interesse generale, mentre il pubblico presente in sala potrà partecipare attivamente alla discussione, facendo domande al relatore e/o proponendo spunti di riflessione.
Le conferenze saranno presentate da Luigi Rossi, Giuseppe Gisotti, Nicola Colonna ed Edoardo Corbucci, Presidenti delle rispettive Associazioni.
Aderiscono ai Venerdì Culturali le Associazioni: I SETTE, AIPIN (Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica) e CERES (Centro di Ricerche Economiche e Sociali).

DATA RELATORE TITOLO
07/10/2016 Alberto Renieri La geometria della natura: dal Numero Zero ai Frattali, passando tra conigli, Fidia e Leonardo
14/10/2016 Gianfranco Bologna I semi di un buon Antropocene
21/10/2016 Simone Aiuti Il mercato lattiero caseario nazionale e del Lazio
28/10/2016 Andrea Amici La gestione della fauna selvatica: conservazione, impatto sulle attività antropiche e sfruttamento sostenibile
04/11/2016 Giuseppe Gisotti La fondazione delle citta’. Le scelte insediative da Uruk a New York
11/11/2016 Raffaele Cirone L’Ape italiana: dal fattore produttivo alla sentinella ambientale
18/11/2016 Paolo Vicentini e Filippo Silvestri Il nome della rosa: l’agricoltura tra cielo e terra
25/11/2016 Mariella Azzali Presentazione del volume: Dizionario di costume e moda. Dal filo all’abito
02/12/2016 Flavio Di Giacomo Comprendere il fenomeno migrazioni: per migrazioni ordinate e nel rispetto della dignità umana
16/12/2016 Alessandro Caramis Conflitti insostenibili. Le scienze sociali sulle controversie ambientali oltre il racconto del Nimby

Programmi dei precedenti cicli

07/10/2016
Alberto Renieri (Associazione “I Sette”)

È nato a Certaldo (Fi) il giorno 11 agosto 1945 e, nel 1969, si è laureato in Fisica presso l’università “la Sapienza” di Roma. Fino alla sua andata in pensione nel 2010 ha svolto, presso il Centro ENEA di Frascati, oltre a vari incarichi direttivi, attività di ricerca teorica e sperimentale nel campo dell’ottica quantistica (in particolare sui laser ad elettroni liberi) e degli acceleratori di elettroni (con particolare riguardo alle sorgenti di luce di sincrotrone). Nel corso dei suoi 40 anni di lavoro presso l’ENEA ha poi sviluppato molteplici interessi su varie problematiche, che coltiva ora privatamente dopo il suo ritiro dal mondo del lavoro attivo, come, in particolare riguardo alla nascita nei sistemi classici del caos deterministico, fenomeno che ha visto manifestarsi con particolare evidenza nella dinamica di fasci di particelle cariche all’interno di macchine acceleratrici.

La geometria della natura: dal Numero Zero ai Frattali, passando tra conigli, Fidia e Leonardo
Galileo Galilei diceva che “…La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo),… Egli è scritto in lingua matematica…” (Il Saggiatore)

In questo seminario si farà una cavalcata nel mondo della matematica partendo da una realtà che potrebbe apparire “umile” ma che invece costituisce una colonna portante del pensiero matematico: “il numero zero”. Continuando il viaggio si incontreranno realtà che potrebbero apparire tra loro incorrelate, ma che invece sono profondamente tra loro legate e che, insieme, ci forniscono quella “lingua matematica” alla quale si riferiva Galileo, lingua nella quale quel grandissimo libro che è l’universo e scritto. Si farà così la conoscenza della “Successione di Fibonacci”, e dello sviluppo di una popolazione di conigli che questa successione descrive. Dai conigli della successione di Fibonacci ci si tufferà, in compagnia di Fidia e di Leonardo, nel mondo del bello con la “Sezione Aurea”. La sezione aurea ci farà infine entrare nel mondo “esotico” dei “Frattali”, quel mondo nel quale troviamo finalmente la reale rappresentazione geometrica del mondo naturale.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

14/10/2016
Gianfranco Bologna

Direttore scientifico e coordinatore dell’area Educazione, Formazione, Innovazione del WWF Italia del quale è stato Segretario Generale nel periodo 1994-2000. Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei che rappresenta il Club di Roma in Italia. Naturalista e ambientalista svolge da più di 40 anni attività nel campo della conservazione della natura e della sostenibilità. E’ stato docente a contratto di “Basi della sostenibilità dello sviluppo” presso l’Università di Camerino dal 1999 al 2009 ed ha realizzato numerose iniziative culturali su queste tematiche tenendo inoltre molti seminari in numerose università. Ha scritto diversi libri, tra i quali nel 2005 il primo testo italiano di introduzione alla scienza della sostenibilità (“Manuale della sostenibilità. Idee, concetti, nuove discipline capaci di futuro” Edizioni Ambiente) e tra i più recenti, “Natura Spa. La Terra al posto del PIL” (Bruno Mondadori editore, 2013) e “Sostenibilità in pillole. Per imparare a vivere su un solo Pianeta” (Edizioni Ambiente, 2013). Ha curato le edizioni italiane di un centinaio di volumi realizzati dai maggiori esperti mondiali della sostenibilità (da Lester Brown a Johan Rockstrom) contribuendo a diffondere in Italia le basi e le pratiche della cultura della sostenibilità. E’ membro del Comitato di indirizzo CNEL-ISTAT sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) e del Comitato per il Capitale Naturale (legge 221/2015).

I semi di un buon Antropocene
La sfida per condurre la gestione del nostro mondo sulla strada della sostenibilità è una sfida epocale e senza precedenti. Riuscire a garantire agli attuali oltre 7 miliardi e 350 milioni di esseri umani (che secondo la variante media dell’ultimo rapporto sulla popolazione delle Nazioni Unite saranno 9 miliardi e 700 milioni nel 2050) energia, materie prime, cibo, acqua, case, infrastrutture, lavoro, mantenendo i delicati equilibri dinamici della biosfera, grazie alla quale esistiamo e dalla quale dipendiamo, richiede capacità innovative, creative, anticipative che mai abbiamo sinora sperimentato. La comunità scientifica internazionale che si occupa del Global Change del Sistema Terra da tempo sta sottolineando che ormai siamo in un nuovo periodo geologico, l’Antropocene, nel quale gli effetti della continua pressione umana sui sistemi naturali del nostro Pianeta sono equivalenti a quelli della grandi forze geofisiche che hanno modellato e plasmato la Terra nei suoi 4.6 miliardi di anni. Gli ultimi decenni di ricerca sulla sostenibilità ci documentano che è impossibile avviare percorsi di sostenibilità dei nostri modelli di sviluppo se non manteniamo sani, vitali e resilienti i sistemi naturali che ci consentono di respirare, di alimentarci, di utilizzare tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per vivere. È perciò indispensabile mantenerci in uno spazio sicuro di utilizzo delle risorse che si mantenga nei limiti biofisici del nostro pianeta. Tutto questo garantendo i bisogni fondamentali per ogni essere umano con equità e giustizia sociale. Questa è la sfida dell’ Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati da tutti i paesi del mondo alle Nazioni Unite nel settembre del 2015. E questa è la sfida che tutti noi dobbiamo raccogliere per realizzare e diffondere i “semi” per un buon Antropocene.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

21/10/2016
Simone Aiuti

Laureato in Scienze Agrarie, iscritto dal 2003 all’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Roma. Dal 2001 è dipendente della Ariete Fattoria Latte Sano SpA, una delle più importante industrie di trasformazione del latte nel Lazio. Dal 2008 ricopre il ruolo di Direttore Tecnico e Direttore Marketing del Gruppo. Inoltre dal 2005 è Consigliere di Amministrazione della Centrale del Latte di Rieti srl e dal 2015 è membro del Consiglio Direttivo della Sezione Alimentare di Unindustria Lazio.

Il mercato lattiero caseario nazionale e del Lazio
Il relatore tratterà in particolare Latte Fresco ed ESL, l’evoluzione del prezzo del latte alla stalla in Italia ed Europa negli ultimi anni. L’andamento della produzione primaria prima e dopo il regime delle quote latte. L’evoluzione delle strategie commerciali e di marketing adottate dalle aziende operanti nel mercato del Lazio. Le dinamiche dei prezzi al consumo e l’evoluzione dei consumi con le tendenze del mercato del latte fresco ieri, oggi e domani.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

28/10/2016
Andrea Amici

Laureato in Medicina Veterinaria, si occupa da molti anni di gestione della fauna selvatica ed è responsabile dell’Osservatorio per lo studio e la gestione della fauna selvatica, del DAFNE, Università degli Studi della Tuscia. Nello stesso Ateneo insegna “Gestione delle risorse faunistiche” e “monitoraggio dei vertebrati”. L’attività di ricerca si è incentrata sulla gestione del cinghiale e relativi effetti sia sulle attività agricole sia sulla sicurezza stradale. Ulteriore linea di ricerca riguarda i galliformi, in particolare coturnice e starna, e le relative problematiche di conservazione. Di recente ha intrapreso una nuova linea di ricerca sulla qualità organolettica delle carni di animali selvatici.

La gestione della fauna selvatica: conservazione, impatto sulle attività antropiche e sfruttamento sostenibile
Lo sviluppo socio-economico e l’innovazione tecnologica hanno generato processi di specializzazione ed intensificazione nelle matrici agricole altamente produttive e di esodo ed abbandono delle aree marginali meno redditizie di collina e montagna (Ewert et al., 2005; Rounsevell et al., 2005). Parallelamente ai cambiamenti del territorio, hanno subito modifiche sostanziali anche gli equilibri biologici ed ecosistemici. In Italia si è quindi verificato un processo di espansione degli ungulati selvatici, che è iniziato nei primi anni ’70. Questo processo ha interessato principalmente il cinghiale ed il capriolo, malgrado le popolazioni degli altri ungulati, come cervi e mufloni si stiano espandendo, anche se con minore intensità (Pedrotti et al, 2001; Carnevali et al, 2009). Parallelamente si è osservato un aumento dei grandi carnivori, principalmente il lupo, che di questa abbondanza ha potuto giovarsi. L’aumento numerico, e dell’areale di presenza degli ungulati ha comportato un aumento dei danni alle colture agricole (Amici et al., 2012b) e degli incidenti stradali (Primi et al., 2009). Il forte aumento numerico degli ungulati selvatici è stato seguito da un aumento parallelo del prelievo venatorio (Pedrotti et al, 2001; Carnevali et al, 2009), che di conseguenza ha indotto una maggiore disponibilità di carne (Ramanzin et al, 2010) che tuttavia è in gran parte destinata all’autoconsumo (Danieli et al, 2012; Ramanzin et al., 2010). Ma in questo sistema dinamico si inseriscono anche le specie aliene ed invasive, che spesso rappresentano un ostacolo alla conservazione di specie autoctone ed a rischio di estinzione.

Torna su

04/11/2016
Giuseppe Gisotti

Geologo e forestale, é stato funzionario del Corpo Forestale dello Stato e poi dirigente del Servizio Geologico d’Italia. Ha insegnato Scienza del suolo e Geografia dell’ambiente e del paesaggio. Consulente tecnico per la Pubblica Amministrazione e per la Magistratura. Studioso di interazioni tra l’attività umana e l’ambiente, è autore di volumi inerenti la scienza del suolo, la valutazione di impatto ambientale, il dissesto idrogeologico, l’ambiente urbano, la valutazione del paesaggio. È presidente onorario della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) e socio della FIDAF.

La fondazione delle citta’. Le scelte insediative da Uruk a New York
Il libro analizza le preferenze insediative che hanno determinato la fondazione delle città più importanti dall’antichità a oggi, nonché il loro sviluppo urbanistico. Rilievi e pianori, porti naturali ben riparati, territori ricchi di risorse naturali e geologiche orientarono le scelte dei fondatori di Uruk, Roma, New York, mentre alluvioni, frane, terremoti furono tra le cause del declino e dell’abbandono di Leptis Magna, Sibari, Paestum.
Nella prima parte sono descritte le principali motivazioni delle scelte insediative: abbondanza di risorse necessarie per la sopravvivenza, quali acqua, suoli fertili, idonei materiali da costruzione, ma anche stabilità dei terreni di fondazione, assenza di rischi naturali e, in particolare, geologici, oltre a caratteristiche favorevoli, quali foce dei fiumi per un facile attracco e riparo o ubicazioni naturali fortificate. La seconda parte comprende una ricca selezione di casi di studio, relativi a diversi continenti, epoche e contesti geografici, che dimostrano come non solo i coloni in cerca di terre da coltivare, ma anche i generali per i loro accampamenti militari (dove poi sarebbero sorte delle città) considerassero scrupolosamente le caratteristiche naturali del sito prima di ritenerlo idoneo per i loro insediamenti.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

11/11/2016
Raffaele Cirone

Nato a Macerata nel 1958, vive e lavora a Roma dal 1980. Apicoltore per tradizione familiare, conduce un apiario didattico-sperimentale di 50 alveari e si è specializzato presso l’Istituto Nazionale di Apicoltura, oggi CREA – Unità di Ricerca in Apicoltura, quale Esperto in Patologia delle Api. Già membro del Gruppo “Miel et Apiculture”, presso il Copa-Cogeca a Bruxelles, e rappresentante italiano in seno ad APIMONDIA, la Federazione Internazionale delle Associazioni di Apicoltura, ricopre attualmente l’incarico di Presidente nazionale della FAI-Federazione Apicoltori Italiani e di Coordinatore del Centro di Riferimento Tecnico per la Salvaguardia dell’Ape Italiana istituito dal Mipaaf. Fondatore e Direttore responsabile di riviste specializzate in apicoltura, ha al suo attivo un’intensa attività divulgativa presso organi di informazione nazionali ed esteri. In veste di relatore – tra i più qualificati esperti sui temi di legislazione, economia e politica apistica – prende parte attiva ai principali eventi convegnistici. Partecipa ai tavoli tecnici del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e del Ministero della Salute e alle Audizioni di interesse apistico promosse dalle Commissioni Parlamentari competenti. A partire dalla X Legislatura ha sostenuto le attività dei componenti di tutti i Gruppi Parlamentari presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, che nella XIV Legislatura hanno concluso il lungo iter di quella che oggi conosciamo come la Legge n. 313/2004 per la Disciplina dell’Apicoltura italiana.

L’Ape italiana: dal fattore produttivo alla sentinella ambientale
Sconta una collocazione storica, l’apicoltura, in coda al convoglio dell’agricoltura italiana: perché cosiddetto allevamento minore, zootecnia amatoriale e produzione lorda vendibile di basso cabotaggio. E’ una visione miope, purtroppo, dovuta alla confusa percezione che di questo comparto hanno i non addetti ai lavori: se pensavate che il capo d’allevamento fosse l’ape, sbagliando s’impara che invece esso è l’alveare; se la valenza produttiva l’avete finora commisurata ai quintali di miele ottenuto, dovremo ora prender atto che la funzione dell’ape è in realtà quella di impollinatore.
Il più importante dei fattori produttivi alla base della nostra agricoltura, senza il quale al settore primario dovremmo sottrarre il valore di miliardi di euro procurato dall’insostituibile servizio di impollinazione. E’ quanto le api garantiscono in ogni più minuto angolo del nostro territorio rurale, di quello naturale ed urbano persino. Tanti, al tempo stesso, imprevisti e straordinari i primati dell’ape italiana, considerata da tutti gli allevatori la migliore del mondo. Sentinella indispensabile della qualità dell’ambiente in cui viviamo.
A parlare di questi temi il presidente nazionale della FAI-Federazione Apicoltori Italiani, Raffaele Cirone, con api dal vivo e una conclusiva degustazione di buon miele italiano.

Torna su

18/11/2016
Filippo Silvestri

E’ nato a Bari nel 1948 e si è laureato in ingegneria meccanica nella sua città nel 1975.
E’ stato funzionario ENEA dal 1978 al 2012, occupandosi di sicurezza nucleare, di formazione alla sicurezza e della organizzazione dell’Ente.
Attualmente fa parte dell’Associazione “I Sette” e della redazione della rivista letteraria “La Vallisa” di Bari.
Convinto della necessità di un armonioso superamento degli steccati tra la cultura umanistica e quella scientifica opera da molti anni con scritti e interventi per contribuire a conseguire questo obiettivo.
L’anno scorso ha tenuto in FIDAF il seminario “La tecnologia nella Divina Commedia”.

Paolo Vicentini
E’ nato a Roma il 26.11.1941 e conclusi gli studi classici, si è trasferito a Firenze dove si è laureato in Scienze Agrarie il 7.7.1967. Dopo iniziali esperienze lavorative, nel 1969 è passato nei ruoli del Ministero Agricoltura e Foreste – D.G. Economia Montana e Foreste, dove ha ricoperto vari incarichi tra cui, in particolare, l’applicazione in Italia della Convenzione di Washington–CITES e le Relazioni Internazionali del Corpo Forestale dello Stato. Ha svolto quindi impegni di un certo rilievo presso la FAO, il Gruppo Foreste del Consiglio U.E. e il Forum delle Nazioni Unite per le Foreste, seguendo anche iniziative culturali di specifico interesse, fino al novembre 2006, con il ritiro dall’attività ministeriale. Il 13.04.2012 ha tenuto una relazione al II Ciclo dei Venerdì Culturali sulla sociologia del sesto, nei diversi significati, che ha poi ripreso, collegandola al dissesto, in un incontro del Ciclo “Arte, Cultura e Tecnica” alla Rettoria di Sant’Ivo alla Sapienza

Il nome della rosa: l’agricoltura tra cielo e terra
Firenze, città del fiore, simbolo di bellezza e fecondità, offre a Dante, già nel nome, il richiamo fondamentale al senso nuziale della creazione, che troverà la massima celebrazione nel “poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra”. L’atto fecondativo, è, del resto, al centro dei processi vitali e le colture agricole vi fanno inevitabile riferimento per poi estendersi, in chiave allegorica, ad una vasta tipologia di piani interpretativi. Accanto ai gigli, nel giardino rappresentativo della creazione, Dante colloca il nome del bel fior da lui sempre invocato, la rosa in cui il Verbo divino si fece carne, con diversi spunti di riflessione dai quali ha origine questa ricerca. Sviluppando i temi: vino e vitalità, selvicoltura e caccia, candida rosa e sponsalità, apicoltura e socialità, pastoralità e pescicoltura, gli autori esaminano aspetti particolari di interesse storico, tecnico e allegorico da alcuni versi della Divina Commedia.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

25/11/2016
Mariella Azzali

Pittrice e scultrice, s’interessa da molti anni di moda e costume. Insegnante di Disegno e Storia dell’Arte negli istituti superiori, costumista e figurinista, ha svolto attività di consulenza per manifestazioni di carattere storico ed ha tenuto conferenze a tale riguardo. Ha pubblicato un precedente dizionario sulla moda (Editore Calderini di Bologna) ed anche articoli relativi ai costumi indossati nel secolo XV dai personaggi di grande rilievo della famiglia Caldora, feudatari del territorio di Pacentro (L’Aquila). Attualmente si dedica alla tessitura artigianale.

Presentazione del volume: Dizionario di costume e moda. Dal filo all’abito
Il volume è organizzato sotto forma di dizionario, riunisce termini e voci ragionate riguardanti l’abbigliamento e quanto direttamente o indirettamente vi si riferisce. Sono state prese in considerazione non solo le fogge europee, ma anche quelle di altri Paesi, considerando tradizioni, culture, credenze e rituali che hanno influenzato abiti e ornamenti spesso rimasti invariati nei secoli. Arricchiscono il testo frequenti riferimenti a leggi suntuarie, alla letteratura, ad opere pittoriche e scultorie, a movimenti artistici e culturali, che ampliano ed approfondiscono i singoli argomenti trattati. Alcune voci specifiche illustrano l’importante e spesso disconosciuto parallelismo esistente tra alcune forme d’arte (l’architettura ad esempio) e la linea degli abiti, altre guidano il lettore attraverso i vari movimenti artistici che, in alcuni periodi, furono fonte di ispirazione per gli stilisti, i quali “trasferirono” sui tessuti le opere di pittori astrattisti, della Pop-art o della Op-art, per ottenere l’illusione del movimento o raggiungere effetti tridimensionali. Sono illustrati in modo esauriente anche gli stili e i movimenti, la loro origine e diffusione nonché il ruolo determinante della musica, del teatro e del cinema sull’evolversi dell’abbigliamento e lo stretto collegamento esistente tra il modo di vestirsi ed i cambiamenti politici, economici, tecnologici e culturali. Numerose voci trattano i materiali fondamentali per la realizzazione di abiti e ornamenti come, ad esempio, le pellicce, i cuoi e gli animali che li forniscono; le fibre tessili e i tessuti, la loro provenienza, le caratteristiche, le varietà, i metodi di lavorazione industriale (oppure artigianale) e la tintura. Ampio il discorso sulle più importanti piante tintorie, i loro nomi e i vari procedimenti per ottenere i colori con i quali imprimere o tingere le fibre naturali e quello sulle principali attrezzature, macchine e macchinari, utilizzati dagli artigiani o nelle fabbriche. Doviziose anche le note riguardanti i monili e le pietre preziose, con riferimento alla loro importanza presso gli antichi, i convincimenti e gli usi tradizionali, le loro principali caratteristiche, l’ubicazione delle miniere da cui si estraggono, la lavorazione, il taglio e perfino i momenti di maggiore notorietà. Completano il volume oltre duecento figure, realizzate dall’autrice allo scopo di porre in evidenza alcuni lemmi particolarmente significativi, e un indice analitico atto a rendere più agile la ricerca per coloro che lavorano nel mondo della moda o che vi si vogliono avvicinare manifestando curiosità in questo campo. In appendice un’esauriente scheda riguardante l’abbigliamento nelle varie epoche e dei diversi popoli.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

02/12/2016
Flavio Di Giacomo

Da oltre nove anni Responsabile della Comunicazione e portavoce dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Gestisce i contatti con le più importanti testate giornalistiche italiane e internazionali e segue da vicino il tema dell’immigrazione sia per quello che riguarda gli arrivi via mare (anche con frequenti missioni a Lampedusa e in Sicilia) sia per quanto riguarda l’integrazione. Nel 2009 ha lanciato per l’OIM una campagna di sensibilizzazione sull’immigrazione in Italia che ha ricevuto il premio “Immagini Amiche” (testimonial era Cécile Kyenge). In passato ha lavorato per ONG del settore, tra cui il Consiglio Italiano per i Rifugiati, per il quale ha pubblicato “Uno sguardo verso il Futuro -Studio di Fattibilità per un programma di reinsediamento in Italia”, nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno e dalla Commissione europea. Prima di iniziare la carriera nel settore no-profit, ha lavorato per anni nel settore privato, in Gran Bretagna e in Francia. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

Comprendere il fenomeno migrazioni: per migrazioni ordinate e nel rispetto della dignità umana
Gestire il fenomeno della migrazione è una delle più grandi sfide dei nostri tempi. In Italia negli ultimi dieci anni il tema della migrazione è diventato uno dei maggiori temi dibattuti e discussi a livello italiano ed europeo. Si tratta di un tema che riguarda la storia di questo Paese, che nel passato ha visto emigrare la propria gente ma che ora guarda ai migranti come a degli ospiti diversi e portatori di problematiche piuttosto che di opportunità di crescita. In realtà gli oltre 5 milioni di migranti regolarmente residenti in Italia contribuiscono a circa l’11 per cento del PIL italiano. Costituiscono il 6,5% della popolazione e il 9% degli occupati. Negli ultimi anni gli introiti dello Stato riconducibili agli immigrati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro, mentre le uscite sostenute per loro sono state di 11,9 miliardi, con una differenza in positivo per il sistema paese di 1,4 miliardi.
Non bisogna inoltre identificare e confondere il tema dell’immigrazione in Italia esclusivamente con il fenomeno degli arrivi via mare. I migranti che attraversano il mar Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti sono molto spesso in fuga da situazioni di estremo pericolo, sia nei paesi di origine sia in quelli di transito (in particolare in Libia). Spesso il viaggio verso l’Europa non è una scelta, ma una necessità, e per farlo sono costretti a mettersi nelle mani di criminali senza scrupoli, diventando vittime di gravi violazioni dei diritti umani.
Gli arrivi via mare rappresentano sicuramente un’enorme sfida operativa e umanitaria per il governo italiano, ma allo stato attuale non si può certo parlare di “invasione”: 170.00 arrivi all’anno rappresentano un numero importante, ma non eccezionale per un paese di 60 milioni di abitanti e per un’area geografica – quella dell’Unione Europea – che conta circa 500 milioni di persone.
I numeri degli arrivi in Europa diventano poi quasi residuali se paragonati a quanto accade in paesi extra UE (ad esempio il Libano, paese di 4 milioni di abitanti, ospita oltre 1 milione di rifugiati siriani, mentre la Turchia ha sul suo territorio più di 3 milioni di rifugiati).
Ci troviamo di fronte quindi non a un’emergenza in termini numerici, ma a una vera e propria emergenza umanitaria: sono stati infatti oltre 4.700 i migranti morti in mare nel 2016. Oggi più che mai, appare necessario operare un cambio di prospettiva al fine di avviare politiche a lungo termine che possano portare beneficio sia ai migranti sia ai paesi di origine e di destinazione.

Torna su

16/12/2016
Alessandro Caramis

Sociologo del territorio, lavora attualmente presso l’ISTAT. Precedentemente ha collaborato presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (Coris) dell’Università Sapienza di Roma ed ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università degli Studi di Teramo specializzandosi sul tema dei conflitti ambientali. Ha scritto alcuni saggi sull’argomento nei quali ha illustrato le sua analisi nate da esperienze di ricerca e sul “campo”.

Conflitti insostenibili. Le scienze sociali sulle controversie ambientali oltre il racconto del Nimby
Il seminario discuterà la fine della logica della sindrome Nimby nel leggere e rappresentare mediaticamente e socialmente i conflitti ambientali. Da studi, ricerche e analisi sociali condotte negli ultimi trent’anni emerge come questa "lettura" ha ostacolato non solo la comprensione dei conflitti ambientali sorti attorno alla localizzazione di opere, tecnologie, impianti ma anche la loro prevenzione ed in certi casi la gestione dei conflitti stessi. Dietro l’etichetta o cornice di conflitti ambientali si manifestano spesso conflitti sociali, conflitti politici, conflitti sull’uso del territorio, sul modello di sviluppo auspicato e non, per la salute, ecc. Diventa quindi interessante vedere come dietro molti dibattiti ambientali che si manifestano oggi attorno a opere pubbliche o impianti energetici anche con una finalità ambientale possano sorgere contenziosi e controversie di natura conflittuale.

PRESENTAZIONI

 

Torna su

PROGRAMMI DEI PRECEDENTI CICLI

clicca qui per consultarli