Recensioni del saggio di Andrea Sonnino “Versus – Diecimila anni di diatribe su geni e colture”
Abbiamo ricevuto – e pubblichiamo con piacere – due note di recensione del saggio di Andrea Sonnino “Versus – Diecimila anni di diatribe su geni e colture”, pubblicato nel 2025 per TAB edizioni, con prefazione di Enrico Porceddu. Su questa opera è recentemente stata pubblicata una recensione a firma di Alfonso Pascale su olioofficina (https://www.olioofficina.it/culture/saperi/diecimila-anni-di-diatribe-su-geni-e-colture-12399.htm).
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Osvaldo Failla, Università degli Studi di Milano
“Versus” è una raccolta di sedici brevi saggi di storia e antropologia dell’agricoltura nata da un’idea decisamente originale e felice. Andrea Sonnino racconta infatti l’origine e lo sviluppo dell’agricoltura attraverso una duplice prospettiva: da un lato, quella dei processi di genetica vegetale alla base della domesticazione, della formazione della biodiversità delle piante coltivate e dei conseguenti incrementi di produttività e miglioramenti delle caratteristiche utili all’umanità; dall’altro, quella dell’impatto che le innovazioni genetiche hanno avuto sulle società umane, mettendone in luce il profondo e spesso drammatico effetto di divisione culturale. Un effetto sintetizzato con efficacia già nel titolo del volume: versus.
Sonnino avvia la narrazione dalle origini dell’agricoltura, per poi analizzare i meccanismi genetici della domesticazione delle piante secondo una lucida visione neodarwiniana, ponendo provocatoriamente il quesito: «Chi ha domesticato chi?». Una domanda destinata a rimanere senza risposta, poiché la domesticazione è il risultato di un processo coevolutivo senza veri protagonisti, ma con co-protagonisti: le popolazioni umane, quelle vegetali e, soprattutto, la loro interazione reciproca e progressiva. Un’interazione che, nel tempo e nello spazio, ha trasformato ecosistemi naturali fondati su rapporti di predazione e difesa dalla predazione in sistemi di simbiosi mutualistica.
Seguono numerosi capitoli dedicati ai principali meccanismi genetici alla base del miglioramento delle piante coltivate e all’uso delle risorse genetiche non solo per potenziare l’agricoltura, ma anche per affrontarne le avversità, talvolta drammatiche. In particolare, tre capitoli sono dedicati al ruolo della poliploidia, della mutagenesi e dell’eterosi nella storia colturale e culturale delle piante agrarie. In questi capitoli si intrecciano in modo organico la spiegazione dei meccanismi genetici, il loro contributo ai processi di domesticazione ed evoluzione, la loro scoperta e comprensione scientifica, il successivo sfruttamento nel miglioramento genetico, nonché le figure chiave della ricerca scientifica internazionale e nazionale e le accese controversie legate all’innovazione genetica.
La ricchezza dei riferimenti scientifici e storici, se da un lato costituisce uno dei principali punti di forza del volume, dall’altro può rendere alcuni capitoli impegnativi per un pubblico non specialistico.
Un altro capitolo è dedicato al ruolo fondamentale della circolazione delle piante, dalle origini dell’agricoltura fino al cosiddetto scambio colombiano, e alle profonde conseguenze che essa ha avuto sui sistemi agrari e sulle economie locali e globali. Questo tema introduce naturalmente i capitoli successivi, incentrati sulle politiche di conservazione e di utilizzo delle risorse genetiche, trattate con l’autorevolezza derivante dalla lunga e intensa esperienza professionale di Sonnino presso l’ENEA e la FAO.
Tra gli argomenti affrontati non potevano mancare le tormentate vicende della viticoltura europea innescate, nella seconda metà dell’Ottocento, dall’arrivo della fillossera, né soprattutto le drammatiche conseguenze dell’affermazione del lysenkoismo nell’Unione Sovietica staliniana. Sonnino ricostruisce con rigore non solo l’impatto devastante di questa deriva ideologica sulle vite di Nikolaj Vavilov e di molti altri scienziati sovietici, ma anche le gravi ripercussioni sull’economia e sulla cultura scientifica dell’URSS, con strascichi antiscientifici che hanno raggiunto anche l’Occidente e che riaffiorano ancora oggi, come lucidamente e puntualmente evidenziato nel capitolo 12 (L’ombra di Lysenko: popolazioni locali vs. varietà moderne).
I capitoli conclusivi affrontano temi di stringente attualità, quali il miglioramento genetico mediante trasformazione genica e genome editing. Su questi argomenti, le contrapposizioni hanno ormai superato i confini degli addetti ai lavori, coinvolgendo l’intera società. In Europa, in particolare, un neo-oscurantismo, alimentato da mezzi di comunicazione spesso superficiali e poco rigorosi, ha influenzato negativamente scelte politiche e giudiziarie, come anche il disastroso “affaire Xylella” ha drammaticamente dimostrato.
Nonostante ciò, il volume si chiude con una nota di fiducia: la storia dell’agricoltura insegna che il progresso genetico, pur tra conflitti e resistenze, è stato e continuerà a essere un alleato prezioso dell’umanità.
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Franco Paolinelli – Dottore Forestale
Entrando nel merito dell’ottimo e necessario volumedi Andrea Sonnino “Versus – Diecimila anni di diatribe su geni e colture”, la valutazione la dà l’autore stesso, nelle frasi finali della conclusione: “La realtà muta a ritmo impressionante e sempre nuove sfide…”.
Il problema, infatti, è lì, la velocità del cambiamento, in ogni campo. Se partiamo dall’idea che il “bene” sia la sopravvivenza ed il contenimento dello stress per la specie Uomo, dobbiamo tenere conto del rapporto tra velocità della produzione di innovazioni, in ogni campo, e velocità dell’adattamento umano.
L’innovazione, infatti, si associa, quasi sempre, all’incremento di complessità, cioè di organizzazione sociale e di dimensione dei sistemi socio-eco-politici… Ne è, in ogni campo, il necessario supporto, come l’autore giustamente dice, dalla produzione alimentare a tutto il resto.
L’incremento di dimensione e di complessità, prendendo la storia umana dall’inizio, ha avuto andamento esponenziale.
Ma, la capacità adattativa dell’animale uomo è cresciuta in proporzione?
Senza entrare nel merito della qualità della vita, cioè se sia migliore quella del contadino di pochi decenni fa, quasi autosufficiente, con cibo “biologico”, o quella dei cittadini attuali di un Paese sviluppato, sempre più vincolati e dipendenti da reti, quindi, sempre più distante dal rapporto diretto con l’ambiente fisico, la domanda è: siamo adatti ?
La pressione per l’adattamento ai sistemi complessi si va manifestando in tutti i campi, dall’alimentazione, alla residenza, alla riproduzione umana, all’assetto politico globale…
Ma, questa stessa pressione genera reazioni. L’autore ne ha elencato varie forme, più o meno “poetiche”, presenti anche nel nostro mondo agro-forestale… Create dalla paura del cambiamento stesso.
La realtà è, quindi, il frutto, dell’equilibrio, dinamico, tra le varie pulsioni. Ad esempio, nel nostro settore, coesistono l’agricoltura “spinta” in ogni modo possibile, per produrre gli alimenti necessari ai miliardi di umani e tutte le altre, in bilico, come dico da decenni, tra coltura e cultura.
Penso, comunque, che, la crescita equilibrata possibile implichi l’esistenza di ambedue.
D’altronde, è, a mio avviso, possibile, diversamente da quanto spesso leggo, vedere una teleologia del processo d’insieme, una sua logica.
La risposta al quesito di fondo del libro è, quindi, qui. Nel cercare, produrre, difendere, il ritmo di sviluppo che non compromette il suo divenire.

