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Innovazione per la sostenibilità e la sicurezza alimentare

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) ha adottato una prima correzione delle Politiche Comunitarie dando il via all’utilizzo per il pascolo, la fienagione o la coltivazione di oltre 200.000 ettari lasciati a riposo ai fini della diversificazione colturale. Ci piace credere che il recente convegno “Sicurezza alimentare e politiche comunitarie agroalimentari”, promosso dalla FIDAF e tenutosi il 27 aprile a Roma con la partecipazione del Ministro Sen. Patuanelli, abbia contribuito – pur se in misura minima – a questa decisione politica. Il confronto tra mondo produttivo, scientifico e politico ha infatti fornito le basi conoscitive delle revisioni delle politiche agroalimentari necessarie per la sicurezza alimentare. Un piccolo contributo, ma, come scriveva Julia Carney, il potente oceano è fatto di piccole gocce d’acqua e la piacevole terra di piccoli granelli di sabbia.

Per affrontare l’incombente crisi alimentare le politiche comunitarie devono adesso rivedere le altre misure di estensivizzazione della produzione agricola ed incentivare l’adozione di innovazione tecnologica che permetta di intensificare in modo sostenibile la produzione di alimenti. Produrre di più con meno, in altre parole: più produzione da meno superficie coltivata, con minor consumo di risorse naturali (acqua, suolo, biodiversità) e minor apporto di mezzi tecnici (carburanti, fertilizzanti, fitofarmaci).

Meno input richiedono più conoscenza. La ricerca scientifica e tecnologica offre opportunità di una portata senza precedenti: l’agricoltura di conservazione, con l’uso razionale delle lavorazioni del terreno e delle rotazioni, permette di produrre conservando la sostanza organica del terreno e di migliorarne la fertilità; l’agricoltura 4.0 permette di usare fertilizzanti, acqua e presidi fitosanitari solo dove, quanto e quando sono necessari. Il PNRR e il PSR prevedono specifici investimenti per l’adozione di questi pacchetti tecnologici, per trasformare le acquisizioni scientifiche in valore economico, sociale ed ambientale.

L’innovazione che più potrebbe contribuire all’intensificazione sostenibile dei sistemi agricoli e zootecnici è il rinnovamento varietale, che permette di adattare le piante coltivate all’ambiente, invece di modificare l’ambiente per renderlo più favorevole per le piante coltivate. Adattamento ad un ambiente in rapida evoluzione, considerato il cambiamento climatico in corso. Le recenti acquisizioni scientifiche e tecnologiche consentono di ottimizzare e rendere più rapidi i metodi classici di incrocio e selezione mediante l’assistenza di marcatori molecolari e la caratterizzazione fenotipica automatizzata delle popolazioni segreganti. Inoltre l’uso dell’editing genomico permette di ottenere rapidamente modificazioni di singoli geni, con interventi di grande precisione.

Ma, contrariamente a quanto vorrebbe la logica, l’innovazione genetica è quella che incontra maggiori ostacoli politici, che ne rallentano o ne impediscono il pieno sfruttamento. Ne è esempio la resistenza opposta da più parti all’introduzione dei vitigni ibridi, che pure consentirebbero la eliminazione o, quantomeno, la drastica riduzione dei trattamenti fitosanitari nelle vigne. Oppure, in sede comunitaria, l’equiparazione agli OGM delle varietà migliorate con tecniche di editing genomico, che ne impedisce di fatto lo sviluppo e la diffusione. Norme confuse e contradditorie, che rispecchiano gli eterni bisticci tra Paesi membri e le posizioni antiscientifiche di alcune agguerrite – ma minoritarie – associazioni, ostacolano o ostruiscono la rapida adozione del rinnovamento varietale necessario a perseguire la sostenibilità delle nostre produzioni alimentari, senza interferire sulla sicurezza alimentare.

La politica agricola comunitaria deve adesso abbandonare le presenti velleità di ridurre l’impatto ambientale della produzione di alimenti estensivizzando agricoltura e zootecnia, e percorrere invece con convinzione e coraggio la strada dell’innovazione per intensivizzare in modo sostenibile il sistema agroalimentare, assicurando al contempo gli approvvigionamenti strategici di cui abbisogna.

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