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Ricalibrare le politiche UE per la sicurezza alimentare

E’ il monito lanciato dal mondo produttivo, politico e scientifico in occasione del convegno romano promosso dalla Fidaf e organizzato in collaborazione con Presidenza della Commissione Agricoltura della Camera, la Sgi e l’Unasa

Pur rimanendo nel solco della sostenibilità ambientale tracciata nelle strategie comunitarie del Green Deal e della Farm to Fork, come ricalibrare le misure affinché vengano assicurate le riserve strategiche di alimenti dell’Unione europea?

Se s’è discusso in occasione del convegno romano “Sicurezza alimentare e politiche agroalimentari”, promosso dalla Fidaf (Federazione italiana dei dottori in agraria e forestali) e organizzato in collaborazione con la Presidenza della Commissione Agricoltura della Camera, la Sgi (Società geografica italiana) e l’Unasa (Unione delle accademie per le scienze agrarie).

Nel corso dell’evento è stata messa in evidenza la necessità di rivedere, anche alla luce delle attuali difficoltà negli approvvigionamenti energetici e delle materie prime agricole, alcune misure relative alle politiche agroalimentari a livello comunitario, ad iniziare dalla prossima programmazione della Pac.

Crisi e politiche comunitarie deboli

In sintesi, gli interventi che si sono succeduti hanno messo in rilievo che la crisi alimentare in atto sta determinando sia un problema di disponibilità di derrate – soprattutto cereali e oli vegetali – che una crescita significativa dei prezzi delle materie prime per l’industria di settore e, come ovvia conseguenza, dei suoi prodotti al dettaglio. La crisi ha quindi portato a galla le debolezze delle attuali politiche agroalimentari comunitarie. Politiche adottate senza considerare che una riduzione della produttività agricola in Europa comporterebbe una maggiore dipendenza dalle importazioni dalle aree extra-comunitarie, esportando e non annullando l’impronta ambientale della produzione di alimenti ed esponendo l’approvvigionamento alimentare a una preoccupante fragilità.

«L’adozione di innovazione tecnologica permette di intensificare in modo sostenibile la produzione di alimenti: il nostro obiettivo deve essere quello di produrre di più con meno», ha affermato in apertura dei lavori il presidente della Fidaf Andrea Sonnino.

«Aumentare la resilienza e puntare sulle nuove tecnologie»

«Lo scenario globale ci pone davanti a nuove sfide ed è doveroso ragionare sulle scelte relative alla sicurezza alimentare. Sarà importante cogliere le opportunità messe a disposizione dal Pnrr per aumentare la resilienza energetica delle aziende agricole, mentre a livello unionale occorre promuovere un progetto di stoccaggio per garantire, in caso di crisi, la sicurezza alimentare per i cittadini europei», ha sottolineato Filippo Gallinella (M5S), presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

«Inoltre dobbiamo puntare sull’innovazione, sfruttando le tecnologie dell’agricoltura 4.0 e il miglioramento genetico, in modo da recuperare quella produttività che si è persa negli ultimi anni. Senza chimica mangeremmo una volta al giorno. E’ necessario informare in maniera scientificamente corretta il cittadino sul reale impatto ambientale dell’agricoltura, in modo da poter ottenere il sostegno dell’opinione pubblica all’adozione di politiche agroalimentari equilibrate, che garantiscano all’Europa la sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi accessibili per tutti gli strati della popolazione».

«Farm to Fork, poca scienza tanta ideologia»

«La Farm to Fork è poca scienza e tanta ideologia. La Pac è scollata dal presente. Dobbiamo domandarci se Pac e Farm to Fork siano unificanti o divisori nell’Ue. C’è un distacco in Europa tra la parte politica e quella burocratica. Quest’ultima sembra incapace di adeguarsi al cambiamento in atto. Rispetto all’attuale scenario drammatico, i capi di stato stanno rimettono al centro il concetto di sovranità alimentare. Alcuni hanno invocato livelli minimi di produzione europea. Va bene una strategia ambientale, ma è necessario stabilire livelli di produzione. Il nostro ministro ha chiesto di posticipare la Pac di un paio d’anni, per capirne l’attualità: aspettare e comprendere se sia ancora valida. Il Piano strategico nazionale è stato molto difficile, giusta la decisione di non dare più soldi a pioggia, ma oggi ci viene chiesto di modificarlo senza comprendere quello che sta succedendo. Per questo la politica si deve riappropriare della capacità di decidere». Così Luigi Scordamaglia, presidente di Filiera Italia.

«Sulla Farm to Fork – prosegue Scordamaglia – manca una valutazione di impatto seria, così da rendere consapevole il cittadino sulle conseguenze, come la delocalizzazione fuori Europa per alcune produzioni. Ovviamente non saremo mai autosufficienti, ma non si può prescindere dal concetto di reciprocità».

«La sostenibilità significa soddisfare le esigenze della generazione attuale senza compromettere quelle del futuro. Le nostre industrie stanno chiudendo per i costi energetici, serve sostenibilità economica, bisogna consolidare la supply chain altrimenti non si compete a livello internazionale. I contratti di filiera sono la risposta.

La sostenibilità ambientale deve essere competitiva: una delle chiavi sarà il precision farming, in forte crescita proprio alla luce dell’aumento dei costi di fertilizzante», conclude il presidente di Filiera Italia.

«Rivedere modello agricolo europeo»

«Il sistema agricolo viene da stagioni difficili a causa della globalizzazione e dei cambiamenti climatici e la politica agricola immaginata da Bruxelles ha puntato a destrutturare e produrre di meno, invece di aiutare le aziende ad andare sui mercati». Lo ha affermato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

«L’Europa ha una visione ottimistica del futuro, basata su modelli che mai si realizzeranno. Abbiamo un modello agricolo che non va nella direzione del mercato, che ci chiede di produrre di più a un costo sostenibile. I consumatori cercano quale catena di distribuzione offre prodotti a minor costo. La catena del valore va ripensata, facendo sì che gli agricoltori non vengano sussidiati ma accompagnati nel mercato.

Dobbiamo spingere sulla produzione e la competitività delle imprese, puntando su scienza, ricerca e nuove tecnologie.

Poi c’è l’ambito energetico. Fondamentale è rilanciare la produzione da biogas, biometano e favorire il fotovoltaico. L’agricoltura può diventare un grande attore nella produzione energetica. Sul Carbon farming bisogna poi riconoscere agli agricoltori lo sforzo per l’abbattimento di Co2 e dare loro un riconoscimento economico per garantire il giusto reddito».

«Gestione dati per accrescere consapevolezza scientifica»

«Dobbiamo utilizzare sempre di più i dati che abbiamo a disposizione, sarà determinante per avere consapevolezza scientifica su ciò che potremo e dovremo fare nella filiera agroalimentare. I dati non devono essere opinabili, ma certi. Alcune filiere, come la zootecnia, sono state demonizzate da multinazionali che cercano di modificare le percezioni dei consumatori. Se noi non demonizziamo la zootecnia la carne sintetica non entrerà in commercio. Con i dati dobbiamo mettere al centro i consumatori». Ha precisato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

«Dobbiamo far dialogare gli attori delle filiere, senza chiuderci nel mercato interno e posizionare i nostri prodotti sui mercati al giusto valore. Attenzione quindi alla reciprocità, servono le stesse condizioni, così da essere protagonisti nei liberi scambi. Dobbiamo pretendere che in Europa ci sia condivisione delle strategie. E’ inaccettabile – ha concluso – che oggi le sanzioni siano decise dai singoli paesi, questo si tradurrà tra chi sarà favorito e chi sarà penalizzato in un contesto comunitario».

«Tsunami prezzi, in crisi l’industria alimentare. Serve intervento coeso dell’Europa»

«Siamo in uno tsunami dei prezzi, soprattutto nei cereali, aumentati mediamente del 100%. Impatto devastante per consumatori e mondo agricolo. L’aumento del fatturato dei discount deve preoccupare tutta la filiera, perché lì non c’è redditività. Il minor potere d’acquisto è indicativo di un serio problema.

L’industria alimentare è in una situazione drammatica, per questo l’unico salvataggio è aggredire i mercati esteri, dove possiamo creare ricchezza. Sostengo che chi spera in un aumento dei consumi interni sbagli. Le materie prime potrebbero rientrare nei prezzi precedenti, ma i costi energetici sono insostenibili. Serve un intervento coeso dei 27 paesi e anche della banca centrale, siamo preoccupati». Ha incalzato il presidente Federalimentare Ivano Vacondio.

Patuanelli: «L’Europa degli egoismi non ha futuro e non risolverà la crisi»

Il ministro del Mipaaf Stefano Patuanelli ha indicato che «il problema della sicurezza alimentare può essere risolto solo a livello Europeo» e che «a tal fine dobbiamo creare una coesione tra gli stati membri dell’unione almeno pari a quella che ha permesso di affrontare l’emergenza sanitaria. Oggi non c’è lo stesso sentimento su come rispondere alla crisi della guerra e ai suoi effetti. L’Europa è nata sulla politica agricola e deve ritrovarsi in questo schema di comunità. Se tornano gli egoismi, l’Europa è finita.

La guerra non è una crisi simmetrica. Per noi la situazione della dipendenza energetica è drammatica. Diversificare i paesi da cui ci approvvigioniamo non ci rende indipendenti, questa è una situazione che deve essere temporanea. Sull’energia si stanno facendo e dicendo delle cose surreali. E’ assurdo dire dobbiamo estrarre più gas nostro, poiché dopo un anno e mezzo saremo di nuovo dipendenti.

Sui prezzi serve un ragionamento su come rendere indipendente l’intero continente europeo, non il singolo stato membro», ha concluso il ministro.

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