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Rafforzare il ruolo nella società dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali

Come abbiamo già avuto modo di scrivere in un precedente editoriale (vedi qui), una funzione della FIDAF è quella di rafforzare il ruolo nella società dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali. Per perseguire questo obiettivo, la FIDAF svolge la funzione di patrocinio e rappresentanza della categoria verso i decisori politici ed economici. Quanto questa funzione sia strategicamente importante in questo momento politico è probabilmente inutile dire: i Dottori in Agraria e Forestali sono poco numerosi, soprattutto in rapporto ad altre categorie professionali, e, forse a causa di questa scarsa consistenza numerica, non godono di grande considerazione nel mondo politico. E ciò a prescindere dal fatto che i Dottori in Agraria e Forestali interpretino un ruolo essenziale nelle problematiche di più profondo impatto che il nostro Paese sta affrontando in questo momento storico: continuità degli approvvigionamenti alimentari nonostante la crisi energetica e geopolitica, mitigazione della crisi climatica, prevenzione delle zoonosi, lotta al dissesto idrogeologico, prevenzione degli incendi boschivi e del degrado dei paesaggi rurali e del verde urbano, per citare solo le più pressanti.

Cominciamo col considerare il ruolo dei Dottori in Agraria e Forestali nell’Amministrazione Pubblica. Non credo sia qui necessario ribadire l’importanza che le Amministrazioni pubbliche di tutti i livelli possano disporre di adeguate competenze tecniche per svolgere le loro funzioni. La riduzione degli organici che ha interessato molte amministrazioni le ha spesso indebolite non solo numericamente, ma anche qualitativamente, riducendo la presenza di nostri colleghi. Ora che molte amministrazioni locali stanno riprendendo a bandire concorsi, è necessario che le competenze dei Dottori in Agraria e Forestali siano adeguatamente considerate. La FIDAF è intervenuta ogni qual volta le sono giunte segnalazioni da parte delle Associazioni territoriali. In particolare, l’Assessore Gabusi della Regione Piemonte (vedi qui) e l’Assessore Morroni della Regione Umbria (vedi qui), contattati dalla FIDAF, hanno assicurato che i relativi assessorati terranno nel dovuto conto la professionalità dei Dottori in Agraria e Forestali per i bandi programmati per il prossimo futuro. Vedremo ora se alle promesse faranno seguito fatti concreti. Un precedente intervento presso il Comune di Matera aveva ottenuto l’assunzione di un collega per il Servizio Verde pubblico della città lucana (vedi qui).

Le lacune di risorse interne delle amministrazioni pubbliche non possono però essere sempre colmate con assunzioni. È necessario quindi definire una normativa che regolamenti l’utilizzo di figure libero professionali a supporto di funzioni precedentemente affidate a personale dipendente. A questo proposito potrebbe essere utile un coordinamento con le altre professioni tecniche in ambito ConfProfessioni.

E passiamo adesso alla libera professione. È fondamentale che i liberi professionisti abbiano la certezza sia del riconoscimento della prestazione, che del relativo compenso, che deve essere proporzionato alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto. Il fatto che i compensi non abbiano un riferimento di legge, se non per quelli connessi alle operazioni peritali in ambito giurisdizionale, rende il mercato particolarmente anarchico con una tendenza (non condivisibile ma concretamente riscontrabile) verso il peggioramento della qualità della prestazione. L’assenza di un riferimento in termini di tariffe ha peraltro una notevole incidenza negativa non tanto sui professionisti consolidati ed esperti, quanto proprio sui giovani che vengono fagocitati da un mercato che non sono ancora in grado di navigare. Il DDL 2419 “Equo compenso delle prestazioni professionali”, che avrebbe dovuto disciplinare la materia, ma non ha concluso l’iter parlamentare prima dello scioglimento delle camere, se sarà ripresentato nella prossima legislatura, dovrà essere migliorato soprattutto per quanto riguarda il previsto procedimento disciplinare nei confronti dei professionisti che ribalta la responsabilità delle violazioni e impedisce azioni legali in sede civile. La FIDAF sta affrontando la questione dell’equo compenso nell’ambito di ConfProfessioni, di concerto con le altre associazioni di professionisti.

Sia la carriera professionale presso la PA che la libera professione si basano su di una adeguata formazione universitaria. Serve un sistema che qualifichi adeguatamente i neolaureati e che garantisca loro il livello necessario per entrare con successo nel mondo delle professioni. Molti corsi di laurea sembrano anacronistici o eccessivamente specialistici, senza legami con il territorio e non offrono un concreto e realistico sbocco lavorativo. È necessario quindi avviare una discussione ragionata tra Associazioni dei Professionisti, Ordini, mondo produttivo (industria, agricoltura, artigianato, servizi, ecc.), Ministero dell’Università e della Ricerca, Università, allo scopo di rivisitare e reindirizzare l’offerta formativa universitaria nazionale, assicurando le conoscenze e le capacità necessarie all’esercizio della professione. 

Queste indicazioni – e altre che non sono qui considerate – possono essere perseguite costruendo un forte sistema di alleanze, a cominciare dal Consiglio dell’Ordine Nazionale, per proseguire con ConfProfessioni e quanti altri siano interessati a rafforzare il ruolo dei Dottori in Agrarie e Forestali, non per una difesa corporativa degli interessi della categoria, ma per accentuarne il contributo alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari.

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