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L’acqua va raccolta e conservata come un tempo

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La letteratura agronomica anglosassone ci offre una espressione molto utile in questi giorni di aridità: water harvesting (raccolta dell’acqua). Si tratta di quei processi messi a punto localmente per alleviare la siccità. Le strategie sono diverse, si va dalle reti installate verticalmente sulle Ande per intrappolare l’umidità che sale dal Pacifico, ai muretti in pietra costruiti intorno ad un singolo albero a Pantelleria (giardini panteschi), alla preparazione dei terreni in piano in Andalusia per ricevere e immagazzinare l’acqua che scende dalle ramblas (torrenti improvvisi della durata di qualche ora).

L’agricoltura italiana ha fornito validissimi esempi di water harvesting. L’acqua di pioggia si raccoglieva in serbatoi temporanei, come i laghetti collinari nel Centro Italia o le cisterne interrate nelle zone carsiche del sud. Oggi questi serbatoi sono praticamente abbandonati. Senza la manutenzione degli agricoltori, i laghetti si sono riempiti di sedimenti e le cisterne perdono acqua da lesioni mai più riparate. La buona abitudine di raccogliere l’acqua per i periodi di penuria, o per regolare, anzi regimare, le acque nei terreni in pendenza, si è perduta. Questo compito che era delle aziende agrarie, ora è demandato ai consorzi che provvedono alla bonifica del territorio (compresa la sistemazione idraulica) e alla fornitura di acqua per l’irrigazione.
Tutto bene se funzionasse regolarmente … e se piovesse!
Ma non piove, anzi piove male. Il clima sta cambiando e gli scettici che dubitano degli scenari futuri non possono confutare le osservazioni meteorologiche degli ultimi decenni. L’evapotraspirazione potenziale aumenta e le piogge annuali tendono a diminuire. Quello che preoccupa di più è il regime delle piogge. Il numero di eventi piovosi nell’anno tende a diminuire e aumenta l’intensità di pioggia (tropicalizzazione delle piogge). Inoltre le anomalie stanno diventando la regola: annate piovose si alternano ad annate siccitose secondo un disegno casuale (fino ad un certo punto)…
Paesaggio con la parabola del seminatore - Pieter Brueghel Il Vecchio

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2 Responses to L’acqua va raccolta e conservata come un tempo

  1. Pingback: Novembre 2017, LETTER UNDICI - FIDAF WEBZINE

  2. Emanuele Davia Rispondi

    novembre 20, 2017 a 6:19 pm

    Lo water harvesting e’ una preziosa pratica largamente conosciuta e praticata in passato nel nostro Paese, ora andata un po’ in disuso da quando con il progresso della tecnologia e una maggior disponibilita’ di risorse economiche, la canalizzazione ed il trasporto dell’acqua con le condutture ne ha portato l’abbondanza ed anche lo sperpero un po¡ dovunque, Oltre alle pratiche citate per la conservazione della poca acqua piovana in zone siccitose a salvaguardia delle piante e delle culture, vi era anche la necessita’ di conservare l’acqua piovana dove il terreno non poteva costituire invasi come serbatoi naturali. Mi riferisco a insediamenti su isole (Venezia, Chioggia, Comacchio ecc). In quei casi la pioggia caduta sui tetti, convenientemente disposti, veniva raccolta, filtrata e conservata in cisterne private, per usi potabli e civili.
    Ora le mutate condizioni climatiche hanno indotto nuove situazioni di siccita’e e di insufficienza e riproposto la necessitando di evitare sperperi e di una saggia gestione dell’acqua. A tale riguardo e’ utile ricordare che in Italia solo l’11% della acqua piovana viene raccolto e che la perdite per guasti alle conduttore e’ dell’ordine del 30/40 %., Per terreni aridi o sem iaridi ovunque nel mondo, dispoiamo anche di attrezzature e sistemi meccanici per la valorizzazazione della scarse pioggie ( sistema Vallerani ). Nel nostro Paes vi e’ inoltre una estesa possibilita’ di realizzare ed estendere la pratica dei laghetti collinari. Le sopravvenute condizioni di carenza idrica imporranno sempre più′ l’adozione di di queste tecniche di conservazione e valorizzazione dell’acqua che ora sono largamente neglette.

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