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Venerdì culturali 20° Ciclo

 

VENERDÌ CULTURALI
FIDAF – SIGEA – ARDAF – Ordine Dottori Agronomi e Forestali di Roma
PROGRAMMA, PRIMAVERA 2021, 20° CICLO
Con il Patrocinio di
 
 
 
Inizierà il prossimo 5 febbraio il ventesimo ciclo dei Venerdì Culturali, organizzati da FIDAF – Federazione Italiana Dottori in Scienze Agrarie e Forestali, SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale, ARDAF – Associazione Romana Dottori in Agraria e Forestali, Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Roma. Aderisce ai Venerdì Culturali: CONFPROFESSIONI.

 

Ai partecipanti iscritti agli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali verranno riconosciuti 0,25 CFP. Non è possibile ottenere il riconoscimento dei CFP se collegati mediante il numero telefonico ricevuto al momento dell’iscrizione. Per info scrivere a fidaf.livenza6@gmail.com o info@ardaf.it e/o visitare www.fidaf.it www.ardaf.itwww.agronomiroma.it

Data Argomento Relatore/relatori
05/02 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): considerazioni metodologiche e proposte concrete Fabio Pistella e Lucio Sepede
12/02 Rischio geo-idrologico in Italia: concetti, criticità e proposte per la sua mitigazione

 

(In collaborazione con l’Ordine dei Geologi del Lazio)

Luciano Masciocco e Carmelo Dazzi
19/02 Innovazione tecnologica e ruolo della ricerca pubblica nel settore sementiero italiano: il caso del frumento duro

 

(In collaborazione con l’ADAF di Foggia)

Eugenio Tassinari e Pasquale De Vita
26/02 Oltre il frutteto: le storie affascinanti delle piante da frutto raccontate dal MULSA (Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura)

 

(In collaborazione con l’AMSAF di Milano)

Osvaldo Failla
05/03 Le strategie di resilienza dell’agriturismo italiano nell’anno del Covid Carlo Hausmann
12/03 Microplastiche, minaccia per gli ecosistemi e l’uomo: contaminazione nell’ambiente e nella rete alimentare Valentina Iannilli e Fabiana Corami
19/03 Frutta e verdura: elementi essenziali della dieta (Anno Internazionale della Frutta e della Verdura) Marcela Villareal e Flavio Pezzoli
26/03 L’impatto sulle aree archeologiche del verde urbano Maria Luisa Mutschlechner e Andrea Buzi
09/04 Coltivazione e utilizzazione del luppolo Paolo Ghini e Mauro Uniformi
16/04 Il Caffè: una bella storia da raccontare Massimo Battaglia

 

5 febbraio 2021

Fabio Pistella

Socio onorario FIDAF, è attualmente Presidente del Comitato di Gestione dell’iniziativa EISAC condotta da ENEA e INGV per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, Membro del Consiglio di Amministrazione di ENR (Ente Nazionale per la Ricerca e la Promozione della Standardizzazione, del Comitato Scientifico e Tecnologico dell’APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) e del Comitato Direttivo della Fondazione Roma Europea. È stato Direttore Generale dell’ENEA, componente del Collegio dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, Presidente del CNR e Presidente del CNiPA (Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione).

Lucio Sepede

Ha operato prevalentemente nell’informatica, costituendo diverse aziende, qualcuna anche di grande successo a livello nazionale. È stato al vertice di società informatiche sia italiane che multinazionali. È stato presidente di Sviluppo Italia Molise (allora agenzia del ministero dell’Economia). Ha esperienze nel settore agroalimentare nel quale sta tuttora operando.

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): considerazioni metodologiche e proposte concrete 

L’Italia è il paese che complessivamente avrà la maggiore quota dei fondi della Next Generation UE (209 miliardi di euro?) e di conseguenza ci saremmo aspettati che fosse tra i primi paesi a presentare il PNRR alla Commissione Europea. Una decina di paesi, tra cui tutti quelli del sud Europa, lo hanno già fatto. L’Italia invece non è ancora pronta perché l’attuale versione del Piano, sicuramente molto migliore delle precedenti, presenta ancora diverse carenze, tutte importanti e alcune delle quali di portata strategica. Mancano per esempio: la visione di quella che dovrà essere l’Italia nei prossimi anni; le riforme per semplificare, velocizzare e rendere più efficiente la pubblica amministrazione, inclusa la giustizia; la governance basata su una struttura piccola e snella, presso la Presidenza del Consiglio, in grado di effettuare il monitoraggio e il coordinamento, e sulla presenza in ogni ministero ed ente pubblico coinvolto di un responsabile per l’esecuzione del Piano.

 Slides Prof. Fabio Pistella

Slides Dott. Lucio Sepede

12 febbraio 2021

Luciano Masciocco

Geologo, nato a Roma il 12/12/1957. Laureato con lode in Scienze Geologiche presso l’Università agli Studi di Torino. Abilitato all’esercizio della professione di geologo. Ricercatore confermato (SSD Geo/04) e Professore aggregato di Geologia Ambientale, Laboratorio di Geologia Ambientale e Rischio geologico ambientale presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino, ove sovrintende i Laboratori di Idrochimica. Svolge attività di ricerca sui seguenti argomenti: pericoli geologici, con particolare riferimento all’Italia nordoccidentale (sismicità, piogge intense, erosione, inondazioni, frane), e loro relazione con la pianificazione territoriale; studio del bilancio idrologico; valorizzazione, gestione e protezione delle risorse idriche; valutazione degli impatti ambientali dovuti ad attività antropiche; ricostruzione litostratigrafica delle aree di pianura e fondovalle; caratterizzazione delle matrici geologico-ambientali (suolo, sottosuolo, acque sotterranee) nei siti potenzialmente contaminati; valorizzazione dei geositi. È autore di 160 pubblicazioni scientifiche. Svolge attività di divulgazione scientifica tramite la SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) di cui è Consigliere Nazionale nonché responsabile per l’Area Tematica Rischio Geo-idrologico.

Rischio geo-idrologico in Italia: concetti, criticità e proposte per la sua mitigazione 

Col termine pericolosità geo-idrologica si intendono le condizioni favorevoli all’innesco di fenomeni calamitosi sulla superficie terrestre, quali frane e alluvioni. Mentre si può parlare di pericolosità (che implica la valutazione della probabilità) per le alluvioni, per la stabilità dei versanti è più corretto utilizzare il termine suscettibilità alle frane, in quanto è molto difficile riferirsi a un tempo di ritorno per tali eventi. Le cause di tali fenomeni sono da ricercarsi soprattutto nelle piogge intense: l’acqua che defluisce in superficie può dar luogo alle inondazioni, mentre l’acqua che si infiltra può provocare le frane. Se un bene (come un’abitazione) è esposto in una zona pericolosa, si dice che è a rischio. È intuitivo capire come sarebbe semplice annullare il rischio geomorfologico. Il rischio R infatti è definito come il prodotto della pericolosità H per i due parametri del bene esposto: la sua vulnerabilità V e il suo valore E. Basterebbe non costruire in zone suscettibili da frana né vicino ai corsi d’acqua, annullando così gli ultimi due fattori del prodotto. Attualmente molti edifici sorgono o in zone suscettibili alle frane o in zone pericolose dal punto di vista idrologico. In questi casi, lo Stato permette la permanenza degli edifici cercando di mitigare il rischio attraverso la realizzazione di difese e/o interventi che abbassano la vulnerabilità dei beni esposti, ma che quasi mai riducono la pericolosità della zona. Il problema è che una volta realizzate le difese, in tali zone si consente la realizzazione di nuove costruzioni. Poiché il normale cittadino non può avere le competenze per una valutazione personale della pericolosità geomorfologica, si propone l’inserimento della classe di pericolosità nell’atto di compravendita di un’abitazione. Nel caso in cui agli interventi segua un improvvido abbassamento della classe di pericolosità, si propone l’assicurazione obbligatoria per le abitazioni contro le catastrofi naturali.

Slides Prof. Luciano Masciocco 

Carmelo Dazzi

È professore ordinario di Pedologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali della Università di Palermo. La sua attività di ricerca scientifica considera i temi della Pedologia e della Land Evaluation a scopi agricoli e/o forestali. Oltre a studi di base su aspetti genetici e di valutazione di suoli in diversi ambienti, ha svolto ricerche su erosione e conservazione del suolo e, recentemente, su suoli antropogenici e technogenici e sulle relazioni fra queste tipologie di suolo, sicurezza alimentare e servizi ecosistemici. Sui temi su citati ha coordinato progetti di ricerca e realizzato diverse pubblicazioni (circa 300) su riviste ISI e non, e come capitoli di libri a rilevanza nazionale e internazionale. È Presidente della European Society for Soil Conservation (ESSC). 

Fermare l’erosione del suolo

Prendendo lo spunto dallo slogan della FAO per il 2020 (Stop Soil Erosion, Save Our Future) si condividono alcuni pensieri e riflessioni sulla erosione come minaccia alla qualità dei suoli in Europa, sulla sua influenza sui servizi ecosistemici del suolo e sulla considerazione del suolo fra i cittadini europei. Queste riflessioni spingono alla proposizione di una definizione di suolo che concentri direttamente l’attenzione del pubblico sul suo valore economico. Quest’ultimo, a nostro avviso, è l’unico aspetto che attira veramente l’attenzione di politici e amministratori.

Slides Prof. Carmelo Dazzi 

19/02/2021

Eugenio Tassinari

Nato a Pieve di Cento il 23 settembre 1951. Diploma di maturità tecnica conseguita presso l’Istituto Tecnico Agrario Serpieri di Bologna nell’anno 1970. Da 1970 a 1982. Attività svolta nel “Mondo Cooperativo”. Alle dipendenze di diverse Cooperative, con ruoli e compiti diversi, ha maturato esperienze, negli aspetti tecnici e anche nell’ambito amministrativo e commerciale. La ragione costitutiva e la natura associativa delle Cooperative, ha inciso fortemente nella formazione relativamente ai rapporti relazionali. Da 1982 a 1997. Dipendente di Società Sementiere del Gruppo Eridania/Ferruzzi (SES poi AGRA).  Da responsabile di Prodotto a Capo Area, sino alla Direzione commerciale nel 1987. Impegno concentrato nell’ambito tecnico – commerciale per le specie di interesse del Gruppo (barbabietola da zucchero; Soia; Girasole, Colza e Mais). Il ruolo occupato mi ha visto molto impegnato negli aspetti organizzativi e promozionali: sviluppo e promozione di nuove coltivazioni; organizzazione di rete commerciale. L’appartenenza alla Società Agra (dalla costituzione nel 1987) al Gruppo Ferruzzi, mi ha visto molto partecipe a studi e valutazioni di diversi progetti avviati dal Gruppo con la valutazione tecnica – commerciale per la diffusione in Italia di diverse nuove coltivazioni. Da 1997 a 2020. Da Direttore Generale della Società ad Amministratore Delegato di Agroservice spa. Sede in San Severino Marche. Di pari passo gli incarichi ricevuti in Agroservice si sono ripetuti per la Società Isea srl, controllata al 99% da Agroservice.  L’attività delle Società sementiera si è sviluppa dalla ricerca (Isea) alla produzione e commercializzazione (Agroservice). Specie di maggior interesse: cereali a paglia e leguminose. Particolarmente negli anni 1982-1997, partecipazione a corsi relativi a “gestione di impresa”: commerciale; finanziario; contabile; risorse personale; sicurezza; legale.

Innovazione tecnologica e ruolo dell’impresa privata nel settore sementiero italiano

Il “seme” quale strumento di sviluppo e progresso della attività agricola.  Le difficoltà e le ragioni che impediscono lo sviluppo di questa attività in Italia? Mancato aggiornamento della legge sementiera; complessità delle regole che condizionano l’attività; l’attività di “certificazione del seme” considerato un semplice aspetto burocratico al solo fine di rispettare la normativa; il “seme” deve essere considerato strumento e mezzo di innovazione; la frammentazione delle società sementiere in Italia; il mercato, relativamente piccolo, ha limitato lo sviluppo dell’attività di ricerca all’interno delle stesse. L’attività sementiera in Italia ha portato alla perdita di importanti posizioni.

Slides Dott. Eugenio Tassinari 

 

Pasquale De Vita

Primo Ricercatore e Responsabile della sede di Foggia del CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e colture Industriali (CREA-CI). L’attività scientifica del dott. De Vita riguarda principalmente gli aspetti della ricerca e della sperimentazione legati alla genetica, al miglioramento genetico ed alla gestione agronomica del frumento duro con particolare riferimento agli aspetti di resistenza agli stress biotici e abiotici, alla sostenibilità della coltivazione ed alla qualità delle produzioni anche dal punto di vista nutrizionale e salutistico. Da diversi anni cura il mantenimento di collezioni varietali di cereali adatti alla coltivazione in ambiente mediterraneo per la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità e lo sviluppo di nuovi “stock genetici” (F2, RIL, IL, NIL, NAM e MAGIC) per lo studio dei determinanti genetici di interesse agronomico utilizzando strategie di “linkage mapping” ed “association mapping”.

Dal 2005 ha intrapreso una serie di studi di genetica molecolare per la messa a punto di un programma di selezione assistita con marcatori molecolari (MAS) per lo sviluppo di nuovi materiali genetici in qualità di Responsabile del programma di miglioramento genetico del frumento del CREA-CI di Foggia. Ha avviato il primo programma di miglioramento genetico per l’agricoltura biologica a supporto delle aziende agricole che operano in questo settore. Dal 2014 ha allestito una piattaforma di fenotipizzazione high-throughput in pieno campo basato sull’impiego di droni equipaggiati con sensori di varie tipologie (camere RGB, termiche e multispettrali) per l’acquisizione di immagini da remoto e la selezione di materiali genetici.

Il Dott. De Vita è stato/è coordinatore e/o responsabile scientifico di 30 progetti di ricerca scientifica ed oltre 80 convenzioni per attività di servizio conto terzi. Ha stabilito una rete di collaborazioni in Italia ed all’estero sui principali temi di ricerca del frumento duro, con particolare riferimento alla dissezione dei caratteri di adattabilità e di resistenza alle principali malattie. È membro della rete internazionale “expert working group (EWG) on durum wheat genomics and breeding” realizzata nell’ambito della Wheat Initiative. E’ stato nominato Durum Wheat Specialist 2017-2022nell’ambito del progettoH2020 Solace “Solutions for improving Agroecosystem and Crop Efficiency for water and nutrient use”. È membro della Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA) e della European Association for Research on Plant Breeding (EUCARPIA). Dal 2012 al 2016 è stato membro del Comitato tecnico-scientifico del DARe (Distretto Agroalimentare Regionale della Puglia), mentre dal 2017 al 2019 ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione del DARe. Dal 2017 è membro del Comitato tecnico-scientifico del CERMIS (Centro Ricerche e Sperimentazione per il Miglioramento Vegetale “N. Strampelli). E’ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca dell’Università degli Studi di Foggia in “Gestione della Innovazione nei sistemi agro-alimentari della Regione mediterranea”. Dal 2017 svolge il ruolo di Presidente dell’Associazione Laureati in Scienze Agrarie e Forestali di Foggia (ADAF). Nel 2016 è stato eletto Accademico corrispondente dalla ACCADEMIA NAZIONALE DI AGRICOLTURA.

Ad oggi l’attività è documentata da una produzione scientifica di oltre 350 pubblicazioni di cui 86 di carattere scientifico ISI (SCOPUS ID Author: 15750136200, HI=27; Citazioni 2500), 6 capitoli di libro, 16 monografie ed oltre 260 pubblicazioni nazionali e/o internazionali di carattere tecnico-divulgativo. Il Dott. De Vita, inoltre è titolare di N. 2 Brevetti industriali (PCT/IT2012/000287 peptide protettivo per la malattia celiaca; RM0000281068 dispositivo di semina dei cereali per il contrasto delle erbe infestanti, selezionato come migliore innovazione nell’ambito della piattaforma tecnologica europea per l’innovazione in agricoltura biologica TP ORGANICS), N. 6 varietà frumento duro iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di frumento duro  (FARIDUR, GITAGO, P22D84, PR22D63, NATAL, NADIF), N. 3 in corso di iscrizione e N. 2 “Varietà da Conservazione” una di frumento duro “Saragolla Lucana” ed una di tenero “Risciola” recuperate in collaborazione con l’Associazione Cerealisti Lucani di Palazzo San Gervaso (PZ). Il Dott. De Vita, infine, ha svolto una serie di attività di public engagement senza scopo di lucro con valore educativo, culturale e di sviluppo della società.

Innovazione tecnologica e ruolo della ricerca pubblica nel settore sementiero italiano: il caso del frumento duro 

Negli ultimi anni le problematiche della filiera cerealicola sono diventate più numerose e complesse rispetto al passato e le priorità per chi opera nel settore sono aumentate e sono difficili da perseguire. Alcune delle possibili cause legate a questa complicazione sono legate all’evoluzione dei consumi alimentari ed alla presenza sul mercato di nuovi consumatori. In questo contesto, il recupero della competitività nei confronti della concorrenza agricola internazionale rappresenta la sfida più importante che l’intera filiera deve affrontare per mantenersi in equilibrio nell’ambito del sistema economico di integrazione dei mercati. Il costitutore, oggi, deve fare i conti con una forte richiesta di diversificazione dei prodotti da parte delle industrie di trasformazione (molini, panifici, pastifici) e dei consumatori, che si traducono in nuovi obiettivi per il miglioramento genetico. A tutto questo, oggi si aggiunge una sfida ancora più difficile e problematica, quella legata ai cambiamenti climatici ed agli effetti sulla produzione, sulla qualità e sulla diffusione di nuove malattie. In passato il sistema pubblico ha affrontato le principali problematiche di ricerca legate allo studio dei meccanismi di resistenza/tolleranza alla siccità, selezionando materiali genetici e varietà in grado di rispondere a questa condizione ambientale, prevalentemente con un approccio di tipo eco-fisiologico. Negli ultimi anni, invece, proprio per l’effetto dei cambiamenti climatici, i fenomeni siccitosi sono diventati ancor più imprevedibili e spesso accompagnati da fenomeni di allagamento dei suoli. Pertanto, diventa sempre più complicato identificare il modello di pianta adatto a superare queste condizioni ambientali così estreme, fermo restando la necessità di preservare l’aspetto igienico-sanitario della produzione e la resistenza alle malattie. Ciò richiede un approccio multidisciplinare ed una corretta integrazione tra le diverse discipline scientifiche (agronomia, genetica, fisiologia, biochimica e informatica) e le moderne tecnologie – omiche al fine di innalzare il livello tecnologico delle aziende impegnate nel settore sementiero, favorendone la diversificazione e il riposizionamento competitivo a livello internazionale.

Slides Dott. Pasquale De Vita 

26/02/2021

Osvaldo Failla (1960), laureato in Scienze Agrarie, è professore ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università degli Studi di Milano e Direttore del Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura. In quest’ultima veste si è dedicato alla produzione di brevi saggi, anche audiovisivi, per la divulgazione della storia delle piante coltivate.

Oltre il frutteto: le storie affascinanti delle piante da frutto raccontate dal MULSA (Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura)  

La ricostruzione della storia delle piante coltivate richiede la conoscenza di dati archeologici, storici, letterari, antropologici, etnografici, biologici e genetici, la cui sintesi non può prescindere da conoscenze agronomiche. Nel seminario, dopo una breve premessa metodologica, verranno presentati brevemente alcuni casi di studio come esempi della pluralità di storie, apparentemente ognuna diversa dall’altra, ma che hanno come comune matrice l’importanza delle fasi iniziali del processo di domesticazione e il contributo alla genesi della biodiversità delle singole specie agrarie (cultigen) dato da numerose civiltà agricole e urbane del passato e del presente, in più di un continente.

Slides Prof. Failla

05/03/2021

Carlo Hausmann

Dottore in Scienze Agrarie. Esperto di sviluppo rurale, produzioni alimentari tipiche ed agriturismo, è nato e vive a Roma. È il direttore generale di Agrocamera, azienda speciale della Camera di Commercio di Roma (precedentemente denominata Azienda Romana Mercati, di cui è stato direttore generale dal 2003 al 2015). Dal gennaio 2016 a marzo 2018 è stato Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio. La sua esperienza professionale è legata alla progettazione ed alla gestione come capoprogetto di programmi di sviluppo agricolo e rurale in diversi territori italiani. Ha sviluppato interventi di assistenza tecnica, qualità, ricerca e formazione per le produzioni agricole, l’impresa multifunzionale e per il settore agroalimentare. Dal 1992 al 2013 è stato segretario generale dell’ANAGRITUR, Consorzio tra le organizzazioni Nazionali dell’Agriturismo. È collaboratore della Rete Rurale Nazionale, dell’Osservatorio Nazionale dell’Agriturismo. Per la ONLUS volontari La Cometa di Roma ha progettato e coordina un Orto Solidale urbano, a cui partecipano 35 famiglie nel quartiere Appio-Latino. 

Le strategie di resilienza dell’agriturismo italiano nell’anno del Covid 

La crisi COVID 19 ha messo a dura prova tutta l’offerta turistica, con danni notevolissimi a tutto il comparto. Nello scenario della crisi l’agriturismo italiano ha dimostrato una grande capacità di risposta. È interessante vedere come tutti i percorsi di resilienza delle imprese hanno molto a che fare con la natura agricola “profonda” che è la vera impronta distintiva dell’agriturismo italiano.

Slides Dott. Carlo Hausmann

12/03/2021 

Valentina Iannilli (ENEA)

Laureata in Scienze Biologiche e Dottore di Ricerca in Biologia Animale, è dal 2010 ricercatrice presso ENEA, nel Laboratorio Biodiversità e Servizi Ecosistemici. È Professore a contratto nell’ambito della LM in “Monitoraggio e riqualificazione ambientale” presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza. Ha svolto attività di ricerca presso La Sapienza di Roma, il Museo Civico di Storia Naturale di Verona e ISPESL, ha lavorato come consulente presso Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca ed è autrice di pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali negli ultimi anni dedicate allo studio degli impatti delle microplastiche sugli ecosistemi costieri e di acqua dolce e al loro potenziale di trasferimento trofico attraverso i macroinvertebrati.

 Fabiana Corami (CNR)

Ricercatore presso l’Istituto di Scienze Polari, CNR-ISP, situato nel Campus Scientifico dell’Università Ca’ Foscari, Venezia-Mestre. Biologa con PhD in Scienze Ambientali si occupa di chimica ambientale e di altri temi ambientali da più di vent’anni. Attualmente si occupa di microplastiche, tema importante e multidisciplinare che coinvolge anche discipline sociali ed economiche, considerato l’impatto che la plastica ha sulle nostre vite. Autrice di pubblicazioni scientifiche,  ha partecipato a vari congressi internazionali e nazionali sull’ambiente. Nutre un profondo interesse per la divulgazione accademica e multidisciplinare, è nel Leonardos group di Science Gallery Venice e collabora con il DVRI, il Distretto Veneziano della Ricerca e dell’Innovazione.

Microplastiche, minaccia per gli ecosistemi e l’uomo: contaminazione nell’ambiente e nella rete alimentare

La contaminazione ambientale da parte di detriti di plastica è documentata in ambiente marino già dagli anni ’70 e ora la dispersione negli ambienti acquatici mostra una diffusione mondiale, interessando anche aree considerate incontaminate come il mare profondo, l’Artico e l’Antartide. Le proprietà della plastica (versatilità, durata, leggerezza) ne fanno un materiale chiave per diversi settori strategici; allo stesso tempo rappresenta un pericolo per l’ambiente quando viene smaltito e, se non adeguatamente riciclato, disperso. È uno dei principali problemi globali emergenti dell’ultimo decennio, a causa della persistenza, ubiquità, e rischio per il biota. La plastica dispersa nell’ambiente può essere degradata in frammenti progressivamente più piccoli, classificati come microplastiche (MPs), quando le loro dimensioni sono comprese tra 1 mm e 1 μm. Queste piccole particelle possono essere ingerite e accumulate all’interno degli organismi, causando effetti meccanici di ostruzione dell’apparato digerente ed effetti tossici dovuti ai costituenti stessi e ai composti adsorbiti, ancora scarsamente indagati. Saranno approfonditi i temi relativi allo studio dell’ingresso delle MPs nella rete trofica e l’identificazione di specie bioindicatrici che potrebbero meglio integrare la presenza spaziale e temporale dei rifiuti plastici nell’ambiente.

  

19/03/2021

Marcela Villarreal

Director, Partnerships and UN Collaboration Division Food and Agriculture Organization of the UN (FAO). Marcela Villarreal has a PhD in Rural Sociology from Cornell University and a BA/MA in Systems and Computing Engineering from the University of Los Andes in Bogotá. She is responsible for the implementation of FAO’s innovative strategies on partnerships with civil society, academia and research institutions, and collaboration with UN agencies. She coordinates the initiative on the Principles for Responsible Investment in Agriculture (CFS-RAI), FAO’s policy on Indigenous Peoples, the Milan Urban Food Policy Pact, the Parliamentarian Fronts against Hunger initiative, the Decade of Family Farming, the implementation of International Years, among others.

The International Year of Fruits and Vegetables (IYFV) 2021

The International Year of Fruits and Vegetables (IYFV) 2021 provides a unique opportunity to raise awareness of the important role fruit and vegetables play in human nutrition, food security and health as well as in achieving the UN Sustainable Development Goals. The fruit and vegetable sector contributes to increasing biodiversity, generating environmental sustainability, and improving the livelihoods of farmers and employees operating along the value chain. By looking at this sector holistically, the conversation can go beyond discussing the nutritional and health benefits of increased consumption, and take a closer look at the social, economic, and environmental benefits of increased and sustainable production of fruit and vegetables within food systems.

Flavio Pezzoli

Laureato in Scienze Agrarie presso l’università di Perugia, è membro del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Roma. Ha partecipato quale docente a diversi seminari presso l’Università Roma Tre facoltà di Economia Corso di Laurea in Scienze Enogastronomiche. È stato membro di Commissioni presso l’Università della Tuscia Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia per Esami di Stato per abilitazione Dottori Agronomi e Forestali. Ha partecipato quale docente ad un corso IFTS della Regione Lazio “Tecnico Superiore nella Gestione Integrata della Catena Logistica”. È stato membro del Comitato Nazionale per lo standard internazionale EAN/UCC barcode. Membro del Comitato Nazionale Informati per i prezzi dei prodotti Ortofrutticoli. Ha partecipato a diversi corsi professionali in materia di sicurezza, prevenzione ed igiene negli ambienti di lavoro, gestione della sicurezza antincendio e manutenzione in azienda (Università degli studi di Perugia ed altre società specializzate).

Frutta e verdura: elementi essenziali della dieta (Anno Internazionale della Frutta e della Verdura) 

Lo scorso anno l’Onu ha dichiarato il 2021 Anno internazionale della frutta e verdura e perciò ha incaricato FAO di promuovere e organizzare tutte le attività che rientreranno in questo anno speciale. FAO ha costituito un ristretto comitato organizzativo, con partecipanti di tutti i continenti ed alcune organizzazioni internazionali del settore per gettare le basi per l’iniziativa. La scelta di dedicare un intero anno alla frutta e alla verdura è, logicamente, improntata al valorizzare questi prodotti come cibo sano, fresco e sicuro, e anche a porre, a partire da questi, alcuni obiettivi: l’aumento dei consumi, favorire impieghi sostenibili, dare supporto all’agricoltura. Molti gli agronomi che hanno partecipato ai tavoli tecnici ed il loro contributo è stato importantissimo. Ora sta a tutti noi darci da fare per valorizzare un comparto importantissimo per la nostra economia, la nostra cultura ed indispensabile per la nostra dieta.

 

26/03/2021

Maria Luisa Mutschlechner

Architetto della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e paesaggio di Roma. Laureata nel 1985 in Architettura presso Sapienza di Roma, si specializza nel 1999 in restauro dei monumenti. Si è occupata di restauro dei giardini storici e di conservazione del paesaggio culturale, sia dal punto di vista teorico e metodologico, che nell’attività pratica, con la sistemazione di aree con valenze storico/archeologiche, anche legate all’archeologia industriale.  Vincitore nel 1999 di concorso MIBAC, opera dapprima in Emilia, poi dal 2009 a Roma. Ha curato procedimenti concernenti la tutela di giardini e del paesaggio e di pianificazione territoriale.

Le sistemazioni delle aree archeologiche: problemi e prospettive

Una considerazione ovvia: Le aree archeologiche a Roma costituiscono un patrimonio diffuso, che non si limita solo ai luoghi consolidati, come il Palatino la Passeggiata Archeologica, Ostia, Veio e l’Appia Antica- per citare i più noti – ma riguarda l’intera città con la sua periferia urbana, in cui l’antico si confronta spesso con una natura assai più selvatica, di selve, rupi, e acque, o con il paesaggio rurale. Una riflessione complessa deve essere compiuta non solo da chi gestisce, custodisce, tutela, ricerca e progetta il futuro di questi luoghi, ma anche da chi li visita. Da una parte, gli assetti della città storica, improntati dalla fine dell’Ottocento alla fine del secolo scorso ai criteri di ambientazione o quelli legati alla ricostruzione del paesaggio antico, applicati talvolta in modo acritico, necessitano un’urgente rivisitazione, per il decadimento progressivo di queste realtà. Dall’altra, il paesaggio archeologico diffuso si intreccia e si stratifica con la permanenza dei fenomeni geologici assai più antichi, con la natura “incontaminata”, con gli insediamenti agricoli tradizionali, con i resti della città industriale, ma anche con le recenti conurbazioni. Per garantire non solo la sopravvivenza di questi siti, ma la loro vitalità, è necessario ricostituire la rete di relazioni che i resti dell’antico hanno istituito nel tempo con il contesto, mettendo insieme memoria storica, recupero della dimensione territoriale di vasta scala, saperi multidisciplinari e attività permanente di ricerca.

Andrea Buzi

Dottore Agronomo iscritto all’Ordine di Roma dal 1997. Si è laureato in Scienze Agrarie ed ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Patologia Vegetale presso l’Università della Tuscia, dove ha svolto una collaborazione didattico-scientifica per ricerca e insegnamento come cultore della materia, con 30 pubblicazioni nazionali ed internazionali e con esperienze all’estero. L’attività professionale si è orientata alla fitopatologia, al verde urbano, alla valutazione degli alberi in contesti urbani. Dal 2003 lavora presso la Regione Lazio – Parco Regionale dell’Appia Antica, come responsabile del Servizio Agricolo, Naturalistico e Manutenzione del Territorio. Dal 2018 coordina i Servizi Tecnici dell’Ente Parco: Agro-Ambientale e Urbanistico-Pianificazione-Lavori Pubblici. La sua esperienza professionale si incentra, oltre che alle tematiche afferenti agli incarichi ricoperti, sulla gestione del verde e delle aree a fruizione pubblica e dei siti di valenza culturale e naturalistica, anche attraverso la collaborazione con altre amministrazioni. Si occupa dei lavori pubblici negli ambiti di competenza, tra cui: gestione e riqualificazione ambientale, paesaggistica e valorizzazione delle aree pubbliche, forestazione urbana, problematiche agronomiche e fitosanitarie, consulenza fitopatologica per i Parchi regionali. Svolge eventi formativi interni e per altre amministrazioni. Membro della Società Italiana di Patologia Vegetale e della Società Italiana di Arboricoltura. 

Gestione del verde pubblico nell’ambito di un’area naturale protetta urbana a valenza culturale

Il Parco Regionale dell’Appia Antica è un’area naturale protetta urbana-periurbana di quasi 5.000 ettari, sottoposta a vincolo ambientale, paesaggistico e archeologico. Al suo interno vi sono aree di grande pregio dove agricoltura, ambiente e paesaggio si confondono come la Valle della Caffarella, il parco degli Acquedotti, la tenuta di Tor Marancia, il parco di Tor Fiscale. Vi sono aree monumentali e archeologiche universalmente note, le catacombe, la Via Appia. Esso è anche un parco agricolo che rappresenta uno degli ultimi lembi di Agro Romano, con le tenute della Farnesiana, Fioranello, Torricola, Ardeatina, Divino Amore, Falcognana. Il recente ampliamento e l’approvazione del Piano del Parco hanno completato l’originario progetto e dato nuovo impulso. La complessità dei vincoli ed il forte intreccio di competenze, peculiari di un Parco così importante, conferiscono all’Ente di gestione un ruolo strategico ma complesso. L’originale gestione di aree pubbliche ad alta fruizione che costituiscono beni per la comunità si attua attraverso tutte le forme, anche innovative, che la legge consente: gestione diretta, affidamenti, amministrazione condivisa, concessioni di valorizzazione, multifunzionalità agricola, etc. nell’ottica di coinvolgere una cittadinanza sempre più sensibile, ma anche di favorire lo sviluppo di un territorio che ha conservato il suo carattere rurale.

 

09/04/2021

Mauro Uniformi

Dottore Agronomo. Dal 2010 è Direttore tecnico e commerciale AGRI. BIO.ECO. Laboratori Riuniti, laboratorio di analisi chimico agrarie, alimentari, ambientali, industriale e farmaceutiche. Dal 2013 al 2017 è Vice Presidente e dal 2017 al 2018 Presidente presso l’Ordine dei Dott. Agronomi e Forestali della Provincia di Roma e presso la Federazione dei Dott. Agronomi e Forestali del Lazio 2018. Ad oggi riveste le cariche di Componente CdA ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio), Componente CIG ACCREDIA, Consulente Parmalat SpA (Centrale del latte di Roma) e Consiglio direttivo SISS Comitato divisione IV. Dal 2018 è Consigliere Segretario e Tesoriere CONAF.

 

Paolo Ghini

Dottore Agronomo. Dal 2013 si occupa di assistenza tecnica, filiere agroalimentari e controlli in campo. Dal 2014 al 2015 è stato Consulente ISMEA in attività di supporto tecnico-agronomico al MIPAAF e alle Regioni nella individuazione e definizione di misure e impegni da inserire nel PSR favorevoli al carbon sink. Dal 2015 segue diverse aziende agricole nel controllo qualità, scelte varietali e gestione agronomica del luppoleto e del post raccolta. Dal 2018 al 2019 ha fatto parte del Gruppo di lavoro n. 2, Certificazione, qualità e aspetti fitosanitari del Tavolo tecnico del settore luppolo presso il Mipaaf. Dal 2017 è Segretario presso l’Ordine dei Dott. Agronomi e Forestali della Provincia di Roma.

 

Coltivazione e utilizzazione del luppolo

Oggi il luppolo coltivato in Italia corrisponde a circa 100 ettari, il successo delle birre artigianali negli ultimi anni e la maggiore attenzione da parte dei consumatori e dei produttori indica un interesse crescente. Tema importante per la crescita della coltivazione è conoscere la coltura, le sue peculiarità, il suo iter tecnico, la gestione del post raccolta, le certificazioni necessarie, le sue caratteristiche aromatiche e il suo utilizzo. Il luppolo è forse l’ingrediente che più caratterizza la birra artigianale, soprattutto per la sua parte aromatica e amaricante ma non solo viene utilizzato anche in altri settori come farmaceutica e cosmesi. L’Italia è uno dei Paesi con la maggior biodiversità al mondo, riuscire a sfruttare questa caratteristica anche nella coltivazione del luppolo è una sfida affascinante per i prossimi anni.

 

16/04/2021

Massimo Battaglia

Research leader Accademia del Caffè Espresso – La Marzocco Pian di San Bartolo – Fiesole – Firenze). Agronomo tropicalista, specializzato nella formazione e nel trasferimento di tecnologia, nella attività di ricerca in orticoltura e frutticoltura di clima temperato, subtropicale e tropicale, nella definizione delle buone pratiche e dei disciplinari di produzione di qualità, nella commercializzazione dei prodotti agricoli, negli studi di mercato, negli studi di filiera, nella valorizzazione produzioni territoriali e di eccellenza (caffè, cacao, dattero, spezie e frutta temperata e tropicale ecc.), filiera corta, package e packaging, nella lotta alla desertificazione e sostenibilità ambientale, in programmi di credito. Ha lavorato in Italia come consulente del Ministero degli Affari Esteri (Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze) e dell’Unione Europea in programmi in Cina Popolare, Capo Verde. Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto, Libia, Etiopia, Eritrea, Guatemala, Honduras, Costa Rica, Nicaragua, El Salvador, Cuba, Repubblica Dominicana, Argentina, Cile, Paraguay, Ecuador, Colombia, Vietnam.

 

Il Caffè: una bella storia da raccontare

La presentazione introdurrà l’Accademia del Caffè Espresso della Marzocco di Scarperia (Firenze), eccellenza italiana nel campo delle macchine espresso, centro di diffusione della cultura legata al mondo del caffè, della cultura di impresa e della innovazione, della artigianalità e del design. Seguirà la parte legata al caffè, dalla sua storia dall’Etiopia fino ai tempi nostri e l’influenza che questo prodotto ha avuto nella migrazione italiana negli ultimi due secoli (in Brasile, Costa Rica e Corno d’Africa). A seguire sarà analizzata la situazione del caffè al livello mondiale e di tutta la filiera produttiva dal vivaio fino alla tazzina: quanto questa coltivazione sia più sostenibile di quanto si creda e quanto possa aiutare tante aree del mondo ad affrontare le problematiche legate ai cambiamenti climatici. A conclusione verrà affrontata la parte legata alle trasformazioni che si propongono nelle aree di consumo (la tostatura e l’estrazione), con qualche indicazione anche sul design delle nuove cafeterie.

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