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Venerdì Culturale dell’8.04.2022 “Allevamenti e cambiamenti climatici: stato dell’arte e obiettivi futuri” (In collaborazione con la Federazione Italiana Dottori in Scienze della Produzione Animale-FIDSPA) – Diapositive

Relatori: Sara Carè (Ricercatrice CREA- Centro di ricerca Zootecnia ed Acquacoltura), Stefano Pignani (Direttore ANABIC) e Angela Garofalo (Responsabile settore zootecnico, Cia Agricoltori Italiani)

Introducono Andrea Sonnino (Presidente FIDAF) e Gerardina Santese (ODAF Roma)

Modera Emiliano Lasagna (Presidente nazionale FIDSPA)

LOCANDINA

DIAPOSITIVE


Il progetto LIFE BEEF CARBON “Azioni dimostrative per la riduzione dell’impronta di carbonio degli allevamenti da carne in Francia, Italia, Irlanda E Spagna”, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life (2014-2020) – Programma per l’ambiente e l’azione per il clima, coordinato dall’Institut de l’Elevage e con la partnership italiana composta dal CREA – Centro di ricerca zootecnia e acquacoltura, Associazione Produttori Unicarve e Asprocarne Piemonte, due tra le principali Associazioni di allevatori di bovini da carne in Italia, si è concluso nel dicembre 2021 con importanti risultati. Il progetto aveva come obiettivo quello di ridurre l’impronta di carbonio della produzione di carne bovina del 15% in 10 anni promuovendo dei sistemi di allevamento innovativi e delle pratiche ad esso associate a bassa impronta di carbonio che possano favorire la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. I risultati del progetto hanno dimostrato che è possibile ridurre le emissioni di gas serra negli allevamenti di bovini da carne del 10% nelle aziende ad ingrasso specializzato e del 20% in quelle linea vacca-vitello in appena tre anni. L’importante risultato dimostra che il miglioramento delle prestazioni produttive è il fattore chiave per ridurre l’intensità di emissione. Le strategie oggetto di sperimentazione individuate come quelle che hanno maggiore effetto sulla riduzione delle emissioni di metano enterico consistono nel miglioramento della dieta dell’animale, nella cura del benessere animale, nel ricorso all’utilizzo delle deiezioni zootecniche per produrre energia rinnovabile, nell’utilizzo oculato dei reflui per la fertilizzazione di campi. Lo studio e la sperimentazione hanno messo in luce che la chiave per ridurre l’impronta di carbonio degli allevamenti da carne consiste nell’adottare più di una strategia di mitigazione.

Sara Carè

Laureata Magistrale in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso l’Università degli Studi di Perugia nel 2006 ed ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scuola di Dottorato Agrysistem presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza nel 2009. Oggi lavora come ricercatrice presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) presso il Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Lodi. Nell’ambito dell’attività di ricerca si è occupata di benessere animale e studio dei principali indicatori biochimico-fisiologici che identificano una condizione di benessere animale negli allevamenti di bovine da latte; dello studio e della messa a punto di modelli chemiometrici basati su tecniche di spettroscopia nel vicino infrarosso per la valutazione della resa casearia; della valutazione chimica di matrici composte costituite da reflui zootecnici in co-digestione con scarti organici agricoli, agroalimentari e agroindustriali. Negli ultimi anni, l’ambito di ricerca ha riguardato la sostenibilità ambientale con particolare riferimento allo studio dei fattori che influiscono sull’impatto ambientale dei principali sistemi zootecnici e alla valutazione dell’impatto ambientale nei sistemi zootecnici con metodologia LCA. Ha partecipato in diversi progetti di ricerca nazionali ed internazionali riguardanti la sostenibilità ambientale ed è autrice di articoli tecnici e scientifici ed è coautrice di un capitolo del libro “Allevamento animale e sostenibilità ambientale”.

Il Progetto I – BEEF (Italian Biodiversity Environment Efficiency Fitness) finanziato con il Programma di Sviluppo Nazionale 2014-2020 ha consentito di raccogliere nuove informazioni e dati sulla base della caratterizzazione genetica degli animali, anche per razze minacciate di estinzione o di erosione genetica, per l’elaborazione, tra l’altro, di indici genetici in tema di benessere animale e riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti. Il Progetto attuato da ANABIC, finalizzato ad introdurre caratteri e metodologie innovative nella selezione delle razze bovine da carne allevate in Italia, aveva come obiettivi la riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti, il benessere e la salute degli animali, senza dimenticare le esigenze legate al mantenimento della variabilità genetica. Il progetto I-BEEF ha utilizzato le più recenti tecnologie disponibili per il miglioramento genetico attraverso la genotipizzazione dei soggetti con marcatori molecolari SNP. Queste informazioni sono state utilizzate per l’implementazione delle valutazioni genomiche dei riproduttori, per le ricerca delle basi genetiche di alcuni caratteri, per una più precisa quantificazione delle parentele e per la gestione della variabilità genetica in particolare nei Tipi Genetici Autoctoni minacciati di abbandono. Accanto a queste sono stati attuati anche interventi finalizzati a favorire una mitigazione dei cambiamenti climatici indotti dalle attività antropiche. Tra i risultati prodotti vi è la stima di indici genetici e genomici, piani di accoppiamento e gestione riproduttiva in relazione alle nuove finalità (benessere animale, emissioni gas ad effetto serra nell’ambiente, miglioramento dell’efficienza riproduttiva e salvaguardia della biodiversità).

Stefano Pignani

Laureato in Scienze Agrarie all’Università degli Studi di Perugia è Direttore Generale della Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (ANABIC) Ente selezionatore riconosciuto dal MIPAAF e detentore del Libro Genealogico delle razze Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica. È stato per dodici anni direttore della Associazione Regionale Allevatori dell’Umbria dove ha seguito numerosi progetti e attività di assistenza agli allevamenti, in materia di benessere animale, innovazione in zootecnia, monitoraggio ambientale e sanitario degli allevamenti. È coordinatore del Progetto I-Beef (Italian Biodiversity Environment Efficiency Fitness) attraverso il quale viene intrapreso un percorso di miglioramento genetico delle razze bovine italiane da carne particolarmente attento ai temi della biodiversità, della sostenibilità ambientale, della efficienza produttiva e del benessere del bovino.

La Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza favorisce l’attuazione di interventi volti ad ottenere un’agricoltura sostenibile, e punta a conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la logistica e la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali anche attraverso il sostegno ad aumentare il ricorso ad energia prodotta da fonti rinnovabili. All’agricoltura sostenibile sono destinati 6,8 miliardi attraverso l’attuazione di tre tipologie di progetti: 1. Contratti di filiera; 2. parchi agrisolari con incentivi per l’ammodernamento dei tetti degli immobili ad uso produttivo nel settore agricolo, zootecnico e agroindustriale (installazione pannelli solari, isolamento termico, sostituzione coperture in eternit, ecc.) per incrementare la sostenibilità e l’efficienza energetica del comparto, realizzando inoltre sistemi decentrati di produzione di energia; 3. logistica, tramite incentivi agli investimenti per il miglioramento della capacità di stoccaggio delle materie prime agricole, il potenziamento delle infrastrutture dei mercati agricoli e per lo sviluppo di un sistema logistico integrato per le filiere dei comparti coinvolti. A questa misura se ne aggiungono altre che interessano l’agricoltura, e quindi anche la zootecnia, ovvero le misure volte ad adottare tecniche di innovazione e meccanizzazione, sviluppo del biogas e del biometano, resilienza dell’agrosistema irriguo. Di sicuro quelle che avrebbero un interessante impatto sul settore zootecnico sono i finanziamenti volti a realizzare impianti fotovoltaici sui tetti delle stalle, la produzione di biogas e i contratti di filiera in quanto consentirebbero di attuare sia misure di mitigazione all’impatto generato sull’ambiente ma contestualmente consentirebbero di mitigare il peso del costo delle materie prime, dei mangimi, dell’energia elettrica che aumenta sempre di più e che porterebbe ad un collasso del settore produttivo.

Angela Garofalo

Laureata in Scienze Zootecniche all’Università degli Studi di Perugia, iscritta all’albo dei Dottori Agronomi e Forestali di Cosenza. Cosentina trapiantata a Roma dove lavora per il settore zootecnico nella sede nazionale di CIA – Agricoltori Italiani, una delle maggiori organizzazioni di categoria d’Europa che lavora per il miglioramento e la valorizzazione del settore primario e per la tutela delle condizioni dei suoi addetti, contando su circa 900 mila iscritti in Italia. Un lavoro dinamico, che include: analisi economiche di settore, progetti di sviluppo, valutazione norme e proposte normative agricole, veterinarie, ambientali e sul benessere animale. È inoltre membro titolare di diversi gruppi di lavoro nel Copa-Cogeca, Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’Unione europea.

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