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Transizione ecologica nell’agroalimentare: il ruolo dei Laureati in Agraria e Forestali

L’attuale contingenza sanitaria ha drammaticamente portato in primo piano il grave rischio posto dalle zoonosi: la pandemia di Covid-19 non sarà certamente l’ultima malattia infettiva trasmessa da animali che ci minaccerà. Come molti infettivologi affermano, non si tratta di capire se una nuova epidemia affliggerà il genere umano, ma quando accadrà. La necessità di prevenire e gestire adeguatamente le zoonosi non è però l’unica sfida che dobbiamo affrontare, ma altre minacce incombono sull’uomo e debbono essere convenientemente affrontate: dobbiamo mitigare il cambiamento climatico ed adattare i sistemi produttivi alle nuove condizioni, gestire lo smaltimento dei rifiuti, trasformandoli ogni qualvolta possibile in materie seconde o terze, utilizzare in modo sostenibile le risorse naturali rinnovabili (acqua, aria, suolo, biodiversità, ecc.) e limitare l’uso di quelle non rinnovabili, ridurre le disuguaglianze economiche e sociali all’interno dei Paesi e tra Paesi, per citare solo quelle più pressanti. Ed è evidente la misura in cui queste sfide siano tra loro interconnesse ed interdipendenti. Ma la sfida più grande di tutte è quella di soddisfare la domanda di alimenti sani e nutrienti della crescente popolazione mondiale, senza erodere ulteriormente la base delle risorse naturali su cui poggia la produzione agricola e in un contesto di cambiamento climatico. In altre parole, l’esigenza di garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale per tutti senza che le basi economiche, sociali ed ambientali della sicurezza  alimentare e nutrizionale per le generazioni future siano compromesse.

Se lasciamo le cose come sono oggi, se proseguiamo cioè ad applicare gli attuali modelli di produzione e di consumo, non saremo di certo in grado di affrontare la sfida della  sicurezza alimentare. La risposta si basa quindi sull’innovazione del modo di produrre, trasformare, immagazzinare, distribuire e consumare cibo. Non solo innovazione tecnologica, ma anche innovazione organizzativa e innovazione sociale. E l’innovazione sottintende ricerca che crei nuova conoscenza, comporta integrazione di acquisizioni scientifiche con saperi esperienziali e conoscenze tradizionali, significa trasformazione di vecchia e nuova conoscenza in valore economico, sociale ed ambientale ed implica infine il coinvolgimento di tutti gli attori e di tutti i portatori di interesse.

Questa transizione ecologica del sistema agroalimentare richiede che tutti i professionisti che operano nel settore svolgano attivamente un ruolo funzionale di grande importanza. La prima funzione è legata alla assegnazione di priorità alle tematiche della sostenibilità in tutte le strategie e le politiche agroalimentari e nei programmi di investimento sia pubblici che privati (mainstreaming). Questo processo è già largamente in atto in molte aziende private e nell’amministrazione pubblica, ma necessita di essere ulteriormente rafforzato.  La transizione ecologica del sistema agroalimentare è però un problema complesso, che richiede l’adozione di un approccio sistemico e transdisciplinare per l’identificazione e l’attuazione di soluzioni complesse. I Dottori in Scienze Agrarie e Forestali, per l’intima essenza della loro formazione, sono più attrezzati di altri professionisti ad affrontare la complessità e ad operare come organizzatori sistemici di conoscenze. Qualsiasi progetto trova però applicazione pratica e ottiene gli impatti aspettati solo quando è condiviso da tutti gli attori e le parti interessate. È quindi necessario creare empatia mediante modelli partecipativi che coinvolgano  i portatori di interesse nei processi decisionali fin dalle loro prime fasi. La nuova progettualità richiede inoltre di valutare ex ante ed ex post gli interventi progettati, come abbiamo sottolineato nell’editoriale di gennaio. Accogliamo quindi con grande favore l’introduzione nella nuova bozza del PNRR della riforma degli OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione) e della misurazione della outcome-based performance per le amministrazioni pubbliche (PNRR, pagina 56).

Queste funzioni richiedono l’utilizzazione di approcci tradizionali integrati da approcci innovativi, quali l’istituzione di reti professionali che promuovano la trasversalità degli interventi, la progettualità basata sui risultati (results-based management), le metodologie partecipative quali il multi-stakholder approach. Emergono quindi nuove esigenze formative, che consolidino le competenze già in possesso dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali e li dotino di capacità addizionali. Pensiamo per esempio all’uso di indicatori di sostenibilità, ai soft skills (comunicazione, facilitazione, attitudine al lavoro d’équipe, design thinking), alla progettualità con l’approccio di quadro logico, alle metodologie di monitoraggio e valutazione di impatto. La FIDAF, da sempre impegnata nell’aggiornamento professionale dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali, è impegnata per fornire ai nostri colleghi opportunità formative adeguate alla portata delle sfide che abbiamo di fronte.

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16 giorni fa

                  Assemblea Nazionale FIDAF, giugno 2004      
L’agricoltura è un sistema complesso multifunzionale che produce alimenti, ambiente, cultura, salute e servizi per il cittadino. La centralità non è più nel settore della produzione agricola ma nell’agricoltura intesa come sistema: produzione, trasformazione, logistica, distribuzione, interconnessione con l’ambiente. Il ruolo del Laureato della Facoltà di Scienze Agrarie, cruciale nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, si estende nella multifunzionalità dell’agricoltura e rimane centrale sui grandi temi della competitività e della sostenibilità. Se oggi è improponibile la figura dell’agronomo generalista, si pone tuttavia l’esigenza di coglierne la specificità dell’approccio sistemico e integrato sui temi della qualità/tracciabilità, della gestione della risorsa acqua, suolo e biodiversità e nel supporto tecnico scientifico alle politiche e ai grandi progetti di sviluppo rurale.