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Oltre l’agnello pasquale

Nella settimana che ha preceduto la Pasqua le prime pagine dei giornali e le televisioni si sono a lungo ed ampiamente interessate degli agnelli. Grandi personaggi con un sicuro fiuto per la comunicazione sono stati effigiati con agnellini e pecore di forte effetto emotivo. È stata affrontata una grande varietà di temi confondendo fede e gastronomia, civiltà e tradizioni, ma anche l’iniziativa concreta di Coldiretti “SalvaUnPastore” con quella legislativa che vuole impedire la macellazione di numerose specie, fra cui, appunto, gli ovini.

Indietro nel tempo, dopo il cane, i primi animali addomesticati furono circa 8500 anni fa pecore e capre nell’area della mezza luna fertile. Nasce così l’antica consuetudine di queste specie con l’uomo che le ha impiegate nello sviluppo dell’agricoltura e per il contributo dato all’alimentazione. A quel tempo risale la loro rilevanza nelle religioni nate in quell’area come quella ebraica e poi quella cristiana, in cui scompaiono i sacrifici di animali e si forma l’evidenza simbolica. Le nascite primaverili sono collegate al rito celebrativo della Resurrezione. Si rafforza il simbolo dell’Agnus Dei, l’agnello innocente.
Oggi la battaglia contro il consumo di carni ha scelto la sua fine brutale come indice di grande efficacia. Personalmente non accettiamo la morte dell’abbacchio, inutilmente cruenta, ma allo stesso tempo siamo convinti sostenitori della necessità per l’organismo umano di completare la sua nutrizione con gli alimenti di origine animale. La loro pericolosità viene associata dalla scienza all’eccesso quantitativo ed alle modalità di preparazione delle carni, non al consumo in sé…
Pathway in Monet's Garden at Giverny - Claude Monet - 1902

Pathway in Monet’s Garden at Giverny – Claude Monet – 1902

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