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Mezzogiorno: lo sviluppo non decolla

È opinione diffusa che COVID ha provocato gravi danni soprattutto al Mezzogiorno, rendendo più evidente il degrado economico e sociale di vaste aree; una realtà che costituisce oggetto di doverosa informazione della stampa, sia nazionale, sia locale. Una situazione sconfortante che determina anche crescente sfiducia, soprattutto dei giovani, verso le Istituzioni e i partiti.

Tale realtà – aggravata da fenomeni malavitosi – contribuisce a rafforzare la tesi di coloro che ritengono la criminalità una causa non secondaria del degrado e propongono, con sospetta insistenza, interessate terapie per combatterla : bloccare finanziamenti, commesse, contributi finalizzati a realizzare nuove opere e infrastrutture, fino a quando non sarà ristabilita una adeguata “normalizzazione”.

Si sostiene – con argomentazioni che fanno facilmente presa su troppi investitori del Nord del Paese e dell’Europa, nonché, in genere, sulle coscienze spaventate – che i finanziamenti pubblici e ogni sostegno al Sud si traducono in incentivi per le varie camorre.

Giova ricordare che tale semplicistica analisi di tanti “saggi” – spesso non disinteressati – riscuote, purtroppo, diffusi consensi; e dà per scontata la incapacità dello Stato e delle Pubbliche Istituzioni di recuperare ruoli adeguati, sia nei confronti della criminalità, sia per iniziative di sviluppo delle aree in ritardo, mediante finanziamenti mirati, finalizzati anche a stimolare investimenti indotti.

Non fa una grinza, apparentemente, la cinica, non disinteressata terapia auspicata, che condannerebbe soprattutto i giovani a una disoccupazione disperata, priva di prospettive; e condannerebbe intere popolazioni a condizioni di irrecuperabile arretratezza, rispetto al resto del Paese. Urge reagire, per non subire passivamente le conseguenze di tali proposte.

I passati “interventi speciali” per il Mezzogiorno hanno prodotto effetti inadeguati nel settore delle infrastrutture e hanno generato anche “cattedrali nel deserto”, rimaste tali perché non raccordate alla economia reale di vaste aree suscettibili di sviluppo.

Cosa sarebbero oggi tali aree se la Cassa per il Mezzogiorno avesse favorito la crescita delle industrie del settore agro-alimentare, offrendo sbocchi – in loco – per la lavorazione, la trasformazione, la commercializzazione dei cereali, delle uve, delle olive, degli ortaggi, dei pomodori e di tanti altri prodotti di quelle terre, che arricchiscono avveduti operatori di altre regioni ?

È indubbio che il Mezzogiorno viva sulla pelle delle sue popolazioni il problema – gravissimo – dell’ordine pubblico, ossia delle varie camorre e mafie. Opinionisti qualificati evidenziano i rischi e tutti gli effetti connessi e conseguenti del circolo vizioso, aggravato da errori di valutazione, che confondono gli effetti del fenomeno con le sue cause.

Vi è un modo concreto per ridurre gli spazi e togliere ossigeno alla criminalità : privarla della manovalanza e, soprattutto, del clima di omertà. E per fare ciò – giova ripeterlo – occorrono crescita culturale e lavoro, onde trarre soprattutto i giovani fuori dai ghetti nei quali vivono.

Ma non è sufficiente fare diagnosi e dichiararsi insoddisfatti.

È stato ricordato che il Mezzogiorno è un mosaico di situazioni differenti – connotate da specificità ambientali, sociali, imprenditoriali – che potrebbe vivere una stagione più propizia, se le iniziative del Governo fossero adeguate per favorire la accertata, diffusa capacità manageriale e assecondare gli stimoli di Organizzazioni ed Enti – Associazioni degli Industriali, Organizzazioni degli Agricoltori, Camere di Commercio, in particolare – che svolgono ruoli insostituibili.

In estrema sintesi, bisogna creare le condizioni per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno. Bisogna cogliere le opportunità e reagire. Non è sufficiente dichiararsi insoddisfatti : è necessario avere idee e coraggio per cambiare.

Il Mezzogiorno deve trovare la strada della crescita economico-sociale; ha saputo farlo nei periodi difficili del passato – talora tragici, quale quello successivo ai devastanti eventi bellici – chiamando a raccolta le energie sane, fattive, “pulite” costituite dalla stragrande maggioranza dei cittadini e degli operatori economici di tutti i settori.

Ma la rinascita non si realizza mediante elargizioni dal sapore elettorale, poiché richiede investimenti adeguati per il miglioramento delle infrastrutture esistenti – ferrovie e autostrade in particolare – e per l’auspicata “rivoluzione green” : irrigazione agricola, sostegno del turismo nelle aree più vocate – Gargano e Salento soprattutto – riorganizzazione e sviluppo delle strutture ospedaliere e scolastiche.

È ormai convincimento diffuso che il degrado del Mezzogiorno penalizza anche, non poco, la crescita economica e sociale del Paese. Occorrono iniziative adeguate per creare un futuro post-pandemico, connotato da rinnovamento.

                                                                                                          

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