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L’inerbimento in olivicoltura

L’olivicoltura italiana si estende su una superficie di circa 1,2 milioni di ettari che corrisponde a circa il 13% della superficie olivicola mondiale. Alla luce di questi dati appare evidente come la gestione del suolo in olivicoltura abbia ripercussioni, di breve e di lungo periodo, su vaste aree agricole in tutto il modo. Nonostante negli ultimi tempi sia andata crescendo l’esigenza di adottare tecniche di gestione del suolo con bassi effetti sull’ambiente, ancora oggi la tecnica più comunemente adottata in olivicoltura si basa su ripetute lavorazioni meccaniche effettuate con lo scopo di aumentare la ritenzione idrica, eliminare le infestanti e interrare i fertilizzanti.
La lavorazione convenzionale causa perdita di suolo, ruscellamento superficiale, erosione, destrutturazione degli aggregati, decremento della sostanza organica a causa di un aumento del tasso di mineralizzazione, riduzione della porosità e formazione di strati compatti. Un ulteriore aspetto negativo delle lavorazioni ripetute è rappresentato dalla riduzione della portanza del terreno. Questo, soprattutto nei terreni argillosi, determina problemi di transitabilità delle macchine con conseguenti ritardi su alcune operazioni colturali, – per esempio la raccolta e i trattamenti fitosanitari – dove la tempestività di intervento è strettamente legata all’efficacia dello stesso.
Al contrario, la presenza di un prato stabile determina il mantenimento della sostanza organica, che si mineralizza più lentamente che in un suolo lavorato, e contribuisce al miglioramento delle proprietà fisiche nonché della fertilità chimica. La presenza di un cotico erboso facilita anche le operazioni colturali aumentando la portanza del terreno e migliorando la transitabilità nell’oliveto durante i periodi umidi. Tuttavia, la gestione del suolo tramite inerbimento può comportare alcuni fenomeni negativi in relazione alla crescita dell’albero quali, per esempio, l’instaurazione di una competizione idrica e nutrizionale tra il prato e l’olivo. Inoltre, il lungo periodo di siccità estiva della maggior parte delle zone olivicole meridionali e insulari dell’Italia, pone limiti alla diffusione dell’inerbimento in oliveti in asciutto. Pertanto, la scelta del tipo di inerbimento da utilizzare deve essere effettuata ponendo particolare attenzione alle condizioni pedoclimatiche della zona in cui si opera…

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