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Le proposte della FIDAF: un approccio sistemico contro la Xylella

Colloquio con il presidente della FIDAF Andrea Sonnino

Dopo la metà di ottobre, la FIDAF, unitamente alla Associazione dei dottori agrari e forestali della Provincia di Lecce (ADAF), ha assunto un’iniziativa nei confronti del Governo italiano, sottoponendo al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai dicasteri direttamente coinvolti una proposta organica finalizzata a contrastare la diffusione della Xylella ed attenuare i danni economici, ambientali e sociali che questo batterio sta determinando in alcune importanti aree olivicole della Puglia. La posizione è stata formulata a seguito di ripetute e attente valutazioni portate avanti congiuntamente tra le sedi nazionali e territoriali della FIDAF. Il 19 novembre scorso il Ministero degli Esteri ha risposto alla sollecitazione, inviando una lettera alla FIDAF e all’ADAF, dimostrando così sensibilità ed attenzione nei confronti di un tema che diventa sempre più delicato. La proposta progettuale formulata ha degli elementi di originalità sui quali è opportuno interrogarsi ed è per questa ragione che è stato interpellato il presidente della FIDAF, Andrea Sonnino, al quale abbiamo chiesto innanzitutto come è nata l’iniziativa. “La nostra Federazione è sempre stata sensibile e attenta nonché preoccupata, rispetto alla situazione determinata dalla diffusione degli attacchi parassitari di Xylella fastidiosa. Avevamo preso una posizione come FIDAF, fin dai primi momenti in cui l’epidemia si è manifestata. Sono stati organizzati dei seminari ai quali hanno partecipato autorevoli scienziati che hanno consentito di acquisire elementi utili e conoscenze che adesso abbiamo messo a frutto. Siamo sempre stati attenti ed abbiamo cercato di dare il nostro contributo. Nei mesi scorsi abbiamo ricevuto sollecitazioni da diversi organismi presenti sul territorio salentino, dalle quali è sorta la decisione di assumere un’iniziativa, anche con precise e puntuali proposte da trasmettere alle istituzioni nazionali. È nata così una riflessione che ha coinvolto la Federazione nazionale e l’Associazione della Provincia di Lecce. Abbiamo valutato con attenzione alcuni elementi che caratterizzano l’epidemia in corso e siamo giunti a proporre una organica proposta. La principale conclusione che ne è scaturita è l’esigenza di agire immediatamente e di attivare da subito soluzioni nuove per contrastare e circoscrivere gli attacchi parassitari. Siamo consapevoli che non si parte da zero e che il Governo ha messo in campo diverse azioni, come il risarcimento dei danni economici subiti dai produttori, i contributi a fondo perduto per la realizzazione di nuovi impianti, la tutela degli ulivi monumentali, i programmi di ricerca. Nonostante ciò, siamo convinti della necessità di fare dell’altro ed è per questo che abbiamo messo a disposizione delle istituzioni le competenze e l’esperienza della FIDAF”.

D. Quali sono le misure alle quali avete pensato e che ritenete necessarie per dare una risposta più efficace rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi?

R. “Intanto bisogna partire dal presupposto che il problema della Xylella non è questione che interessa unicamente il Salento, ma riguarda l’intero bacino del Mediterraneo. I dati ci dicono che i focolai sono diffusi e riguardano diversi Paesi europei e non. Ecco allora il primo principio che è alla base della nostra posizione e cioè mettere in campo un’iniziativa unitaria che coinvolga più Paesi. La FAO lo sta già facendo ed ha attivato un progetto di monitoraggio e di prevenzione che coinvolge un’area geografica piuttosto estesa. Partendo da questo presupposto, la prima proposta che FIDAF ha avanzato alle istituzioni nazionali è che l’Italia assuma un ruolo da protagonista a livello internazionale per la lotta al batterio Xylella. In primo luogo è necessario accantonare i problemi di concorrenza commerciale che solitamente ci sono tra Paesi produttori del bacino del Mediterraneo e fare fronte comune per combattere insieme un nemico aggressivo che mette in difficoltà il nostro sistema agricolo. Abbiamo consigliato al Governo ed ai singoli Ministeri di tenere conto dell’attività di alcuni organismi internazionali che operano nel campo della ricerca, della sperimentazione, dell’innovazione e della divulgazione in agricoltura. Penso all’Unione per il Mediterraneo, con sede a Barcellona, alla Fondazione PRIMA, anch’essa con sede nella città catalana, alla già menzionata FAO ed alla rete degli istituti del CIHEAM. Siamo convinti che mettendo insieme tutte le organizzazioni si possa promuovere un ambizioso progetto di monitoraggio, di prevenzione e di ricerca. Solo in questo modo avremmo la possibilità di ridurre al minimo il rischio che l’epidemia possa diffondersi”.

D. Di sicuro è interessante e degna di essere considerata con attenzione e rispetto la proposta FIDAF, perché finora è prevalsa la tendenza di ogni Paese dove il batterio ha colpito, ad agire indipendentemente, evitando di mettere a fattor comune le esperienze e le soluzioni. Rimane il fatto che la situazione in Italia è particolarmente grave e non si riesce ancora a circoscrivere la diffusione della malattia. Cosa bisogna fare?

R. “Le valutazioni e il lavoro di studio che abbiamo condotto in ambito FIDAF ci hanno consentito di acquisire una fondamentale consapevolezza: è necessario ragionare e trovare delle soluzioni che mettano al centro del paesaggio agrario, considerato come sistema di agro-eco-sistemi. Detto in altri termini, riteniamo opportuno superare la logica settoriale e aziendale, per abbracciare un approccio di tipo territoriale. Pertanto riteniamo che non si debba agire unicamente sulla olivicoltura, ma lavorare in un’ottica sistemica sulle altre coltivazioni agrarie e in generale sulle aree verdi. Si deve tener conto infatti come, l’insetto vettore sia ubiquitario e che lo stesso batterio attacchi altre colture agrarie e non solo la pianta dell’olivo. Da qui nasce la nostra idea che si debba agire su diversi fronti. In primo luogo il reimpianto degli olivi, utilizzando varietà resistenti; ma non ci si deve fermare qui. Riteniamo utile rivitalizzare il territorio agricolo colpito anche ricorrendo ad altre tipologie di produzioni. Penso alla coltivazione del mandorlo e del melograno, le quali hanno uno spazio di mercato in crescita e nello stesso tempo sono colture agrarie tipiche del territorio e caratterizzate da elevata adattabilità. Di sicuro occorre ricorrere a varietà produttive ed a metodi di coltivazione moderni ed efficienti, tali da garantire un reddito alle imprese interessate e di costituire una solida alternativa alla olivicoltura. C’è un altro aspetto che la FIDAF ritiene di notevole importanza e alle quali le istituzioni responsabili dovrebbero prestare molta attenzione. Mi riferisco alla necessità di mettere in campo un approccio partecipativo, tale da coinvolgere le popolazioni locali, tenendo conto delle aspirazioni, delle percezioni e delle esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni attive sul territorio. È necessario evitare assolutamente l’imposizione di soluzioni dall’alto, concepite da amministrazioni o da organismi scientifici che tendono a trascurare l’importanza del dialogo e delle ricadute delle loro scelte a livello locale”. A questo proposito possono risultare utili i risultati scaturiti dall’esperienza dell’Osservatorio sul Dialogo nell’Agroalimentare, esperienza promossa dalla FIDAF, dalla Rete del Festival Cerealia e da altre organizzazioni.

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