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L’ACQUA NON VIENE SOLTANTO DALLE NUVOLE. Responsabilità e carenza di iniziative.

Recentemente è stata celebrata la giornata mondiale dell’acqua che ha contribuito a ulteriormente evidenziare il sempre più diffuso convincimento che la crisi idrica costituisce un problema che non assume rilievo soltanto d’estate; e ciò è la riprova della imprevidenza di coloro che, in passato, hanno gestito il problema come se esso rappresentasse pura emergenza e non una questione che ha radici profonde, non contingenti.

L’emergenza, infatti, è quell’evento di cui non si potevano prevedere le cause, mentre il problema dell’acqua, della sua utilizzazione a scopi civili e agricoli, della sua crescente inadeguatezza quantitativa, è purtroppo tutt’altro che un fatto imprevedibile. Si parla sempre più frequentemente di crisi idrica, ma bisogna riconoscere che siamo ben lontani dall’avere raggiunto una piena consapevolezza collettiva della reale dimensione e vastità del problema, ossia di una questione estremamente complessa, che ha come scenari non soltanto le situazioni locali maggiormente esposte, ma pressoché tutti i Paesi e il loro futuro.

Vale forse la pena di richiamare alla nostra coscienza qualche considerazione che aiuta a capire l’essenza della grave realtà.

Qual è oggi e quali saranno domani la natura e l’effetto della crisi idrica? Leggiamo e ascoltiamo spesso scienziati, i quali annunciano che la temperatura del pianeta continuerà a salire a un ritmo più veloce di quello che si prevedeva fino a qualche decennio fa e che potrebbe aumentare vertiginosamente; assistiamo a un sempre più diffuso ed esteso processo di desertificazione. Si prevede che la inevitabile riduzione dei ghiacciai comporterà una crescita del livello del mare che sommergerebbe Venezia, Londra, New York e tante altre città.

Esagerazioni? Catastrofismi? In parte potrebbe anche essere così, ma è innegabile che le cause climatiche e antropologiche lavorano con accertata continuità in quella direzione. Ma non basta: le preoccupazioni per il futuro devono tener conto anche di altre circostanze. L’inevitabile processo di industrializzazione di aree sempre più estese (si pensi alla Cina, ad esempio) comporterà un aggravamento dell’inquinamento e delle conseguenze climatiche. La crescita demografica comporta un fabbisogno crescente della risorsa idrica, che diventerà sempre più contesa, tanto che si è cominciato a prevedere future “guerre dell’oro blu” – cioè l’acqua – al posto delle note “guerre dell’oro nero” – cioè il petrolio – che ben conosciamo.

Una situazione e una prospettiva che richiedono un impegno politico e organizzativo a livello mondiale, che non si riesce ad avviare.

Conviene considerare anche un altro rilevante aspetto della crisi idrica, con riferimento all’utilizzo agricolo dell’acqua.

L’agricoltura di vasti territori in tutti i Continenti ha avuto un notevole impulso dalla utilizzazione della risorsa idrica. L’irrigazione ha consentito di ampliare e ridisegnare i piani produttivi delle aziende, aprendo la strada a una agricoltura più produttiva, più competitiva, di migliore qualità. Ma le ricorrenti siccità che aggravano l’insufficienza delle risorse idriche, hanno effetti ormai ben noti, con gravi ripercussioni sulle produzioni e quindi sui risultati economici delle imprese, tanto da fare invocare spesso lo stato di calamità naturale.

Se il clima ha fatto la sua parte nel determinare queste difficoltà all’agricoltura, bisogna riconoscere che anche l’uomo non è stato da meno, poiché la disponibilità idrica per l’irrigazione deve essere il frutto di un processo organizzativo e strutturale efficiente e tempestivo. Ma questa consapevolezza non è stata ancora raggiunta. Cosa impedisce all’agricoltura di avere a disposizione un “sistema idrico per l’irrigazione” che sappia gestire la naturale carenza della risorsa e la sua inevitabile discontinuità?

Le difficoltà che devono essere affrontate e superate si possono così elencare: carenze locali delle risorse idriche, insufficienti infrastrutture, carenza di investimenti, lentezza e inefficienza burocratica.

Se mancano le fonti idriche in un’area, bisogna che si raggiungano e si realizzino le intese necessarie ad assicurare la disponibilità e la continuità della risorsa, mediante iniziative politiche promosse e sostenute dai governi nazionali e da quelli locali.

Per la nostra agricoltura, se partiamo dalla convinzione che – soprattutto quella di vaste aree del Mezzogiorno – ha nella risorsa idrica uno strumento di valorizzazione, ma spesso di sopravvivenza, non si possono attendere i periodi critici che mettono in ginocchio gli agricoltori, per consolarli poi con interventi di risarcimento, tardivi e insufficienti. Ma che alleviano – non sempre, peraltro – gli effetti e le conseguenze del fenomeno senza riuscire a incidere sulle cause.

Se le problematiche “universali” dell’acqua sono di complessa e difficile soluzione, le possibilità di intervento per risolvere i problemi, soprattutto a livello locale, dipendono in particolare da progetti e programmi concreti ed efficaci, tenendo presente che il tema dell’acqua come risorsa civile e agricola non ha stagioni.

    

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