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Improvvisazioni, falsità e clamori giornalistici sugli allevamenti e sui prodotti di origine animale. La necessità di un dialogo su vere basi scientifiche.

Il parere del Comitato Consultivo “Allevamenti e prodotti animali” dell'Accademia dei Georgofili

Gli allevamenti e i prodotti di origine animale salgono periodicamente all’onore delle cronache, non tanto per sottolineare il loro significato socio-economico in ogni parte del mondo, ma perché su di essi vengono riversate opinioni allarmistiche, riguardanti presunti catastrofici impatti sull’ambiente e sulla salute umana.
Il Comitato Consultivo dell’Accademia dei Georgofili per gli “allevamenti e i prodotti animali”, in rappresentanza di una comunità scientifica molto ampia, che conta in Italia centinaia di ricercatori operanti nei settori del miglioramento genetico, della nutrizione e alimentazione animale, della qualità dei prodotti e delle tecniche di allevamento, esprime una forte preoccupazione per la diffusione di informazioni che non poggiano su rigorose basi scientifiche e che diffondono dati molto lontani dal vero.
Gli effetti di tali iniziative giornalistiche e propagandistiche, non disgiunte talvolta da dichiarazioni di esponenti politici, possono provocare un clima di smarrimento e di preoccupazione sul mondo dei consumatori, senza che tutto ciò abbia un reale fondamento.
Ancora più preoccupante è il possibile effetto delle campagne denigratorie nei confronti dell’intero sistema delle produzioni animali che caratterizza il nostro paese e dell’industria alimentare ad esso collegata che, come è noto, rappresenta un valore straordinario del “made in Italy” e contribuisce in maniera determinante a definire larga parte del paesaggio italiano, un patrimonio nazionale riconosciuto anche dalla costituzione. Tale preoccupazione si estende anche alle centinaia di migliaia di lavoratori che sono all’interno del sistema delle produzioni animali e vedono minacciato il futuro del loro lavoro da campagne denigratorie dettate da logiche per loro incomprensibili perché lontane dalla realtà dei fatti.
Uno dei più comuni elementi di quella che potremmo definire “non corretta informazione” è rappresentato dal contributo alla produzione di gas serra degli allevamenti e al loro conseguente impatto ambientale. Quando viene riportato che la produzione della carne pesa per il 20% delle emissioni totali di CO2, si diffonde una informazione totalmente sbagliata, poiché questo dato non è riscontrabile né all’interno delle statistiche della FAO (http://www.fao.org/faostat/en), né in quelle dell’Unione Europea (https://www.eea.europa.eu//publications/european-union-greenhouse-gas-inventory-2020), né in quelle dell’ISPRA  (https://www.isprambiente.gov.it/it).  Secondo la FAO, infatti, l’intero comparto agricolo a livello mondiale pesa per il 20% del totale delle emissioni di CO2 equivalenti e il comparto zootecnico (di cui gli allevamenti intensivi sono una frazione, ma comprende anche il grande patrimonio bovino dell’India a bassissima produttività) pesa per circa il 14%. A livello europeo i dati sono ancora inferiori, in quanto è noto che nei paesi ad economia avanzata l’incidenza del comparto agricolo sul totale delle emissioni si colloca intorno al 10% e il comparto zootecnico incide per circa il 70% del totale delle emissioni agricole. Ancora inferiori sono i dati dell’Italia che, secondo l’ISPRA, ente di ricerca vigilato dal ministero dell’ambiente, vede l’intero comparto agricolo emettere circa il 7.5% del totale delle emissioni di CO2 prodotte dal nostro paese e il comparto zootecnico il 5.2% (di cui meno del 4% imputabile alle filiere delle carni). Infine, un aspetto non secondario riguarda l’origine del carbonio del metano emesso dalle fermentazioni ruminali (che costituisce il 50% delle emissioni della zootecnia), che è biogena cioè derivante da quello fissato dalle piante con la fotosintesi e ingerito dagli animali con foraggi e concentrati e risiede in atmosfera con una emivita di circa 11,5 anni, per essere poi riassorbito dalle piante in un ciclo biologico, rispetto all’origine fossile del carbonio emesso dai combustibili, che si accumula nell’atmosfera per centinaia di anni provocandone il riscaldamento. Può essere utile ricordare, infine, che il biogas di origine zootecnica da un contributo non trascurabile all’approvvigionamento nazionale di energia elettrica.
E’ auspicabile che nell’affrontare questioni estremamente complesse e di grande ricaduta sulla società, come quelle relative all’impatto dei sistemi produttivi sull’ambiente, si possa aprire un confronto serio basato su solide basi scientifiche, collegate a ricerche validate a livello internazionale, e non su superficiali punti di vista o su ricerche commissionate ad hoc che non sono sottoposte ala rigorosa verifica della comunità scientifica attraverso il meccanismo della revisione tra pari, l’unico sistema per definire il reale valore scientifico di un prodotto della ricerca. Ciò al fine di indirizzare al meglio le decisioni che dovranno guidare la transizione verso un futuro sempre più sostenibile.

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