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Il “land grabbing” colpisce anche l’Europa

Il “land grabbing” ha visto come primi attori cinesi e americani ed erano concentrati soprattutto in Africa, in misura minore in Asia e America Latina.

Si è sviluppato soprattutto agli inizi degli anni 2000 con utilizzo di terre potenzialmente fertili.
Nel 2012, dopo che la FAO dichiarò una moratoria contro il land grabbing nei Paesi poveri, si diffuse il timore che le “Linee guida per i regimi fondiari e l’accesso alle risorse ittiche e forestali” potessero diventare legge, anche rendendo carta straccia i contratti già in essere.  Ciò ha reso più prudenti gli investitori nell’assalto ai terreni africani. La fame di terra, però, non è venuta meno. Ha semplicemente cambiato obiettivo.
Alcuni dati disponibili sono davvero impressionati: Il 10% dei terreni agricoli in Romania farebbe capo a grandi gruppi economici stranieri; anche con un fondo d’investimento inglese. Vi è anche un fondo proprietario di 80.000 ettari in Polonia, Romania e Repubblica Ceca. Secondo Thierry Pouch, capo economista del Reseau delle Chambres d’agriculture francese, solo il 20% dei terreni è di proprietà di aziende agricole. L’assalto alle terre europee è più silenzioso, perchè i lotti di terreno acquisiti dai gruppi in rete multinazionale e dagli hegde funds sono più piccoli delle grandi acquisizioni (40 mila ettari o più) fatte in Africa. Ma si tratta, pur sempre, di affari considerevoli…
Murnau Garden - Wassily Kandinsky

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