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Gli uomini verdi

Si è concluso da pochi giorni il 13° Congresso Internazionale di Embriologia umana, avvenimento di risonanza scientifica mondiale, cui hanno partecipato centinaia di studiosi della materia, che si sono riuniti in Cina, a Beijing, nella seconda metà di Marzo.

Le pur molte novità, particolarmente sul determinismo genetico dello sviluppo embrionale negli umani e negli animali superiori, sono state in qualche modo messe in secondo piano da alcune indiscrezioni filtrate a fatica, ma che, se verificate, potrebbero portare a sviluppi finora impensabili e sconvolgenti, ma che certamente potrebbero interessare il futuro dell’intera umanità.

Sembrerebbe che l’equipe scientifica che fa capo al famoso Accademico delle Scienze Mediche e Biologiche Cinesi, il Prof. Fa Teng Kao, sia ormai arrivata alla fase finale di una rivoluzionaria ricerca, condotta per introdurre il cloroplasto vegetale nell’ovulo e quindi nell’embrione umano.

Questa linea di ricerca, perseguita in gran segreto da molto tempo, sembrerebbe essere seguita con estremo interesse dagli alti Organi Governativi locali, in quanto potrebbe portare ad una soluzione innovativa e definitiva, anche se per ora potenziale, agli enormi problemi di alimentazione di un Paese che conta ormai oltre un miliardo e quattrocento milioni di abitanti: lo sviluppo di “uomini verdi”, a cui la fotosintesi clorofilliana (come nelle piante) potrebbe fornire buona parte degli elementi energetici necessari alla vita (dai carboidrati alle proteine ed ai tessuti ossei).

La ricerca avrebbe superato le pur formidabili barriere rappresentate dal sistema anticorpale presente negli animali superiori, mediante raffinate tecnologie di ingegneria genetica che, inoltre, avrebbero limitato l’espressione dei cloroplasti alle cellule epiteliali (particolarmente della cute), evidentemente quelle più esposte alle radiazioni solari e luminose in genere.

Secondo tali voci, tra alcuni mesi, all’alba del terzo millennio, potrebbero essere concepiti e venire alla luce in Cina i primi “uomini verdi”.

Inutile sottolineare la portata di questa ricerca, che, se confermata, potrebbe avere una importanza fondamentale per il futuro sviluppo dell’uomo, della ormai famosa “scimmia nuda”, che potrebbe, una volta saturate le risorse terrestri, aspirare addirittura alla colonizzazione del cosmo, dove le radiazioni luminose potrebbero fornire l’energia necessaria per sopravvivere anche ai lunghissimi viaggi interstellari.

La maggior parte delle altre caratteristiche umane resterebbero invariate, a parte alcune modifiche del sistema digerente, poiché l’alimentazione potrebbe essere basata prevalentemente sull’assunzione di acque minerali, fornitrici, in modo equilibrato, di tutti i sali minerali necessari alle biosintesi, a maggior ragione se addizionate di anidride carbonica, elemento fondamentale per incrementare la disponibilità di tale molecola, del resto facilmente disponibile ai cloroplasti, in quanto anche prodotto normale della respirazione cellulare. Infatti sarebbe stato introdotto il sistema C4 (quello del mais) che, come è noto, ha la più elevata efficienza fotosintetica.

Le conseguenze immediate di una tale realizzazione sono certamente inimmaginabili, coinvolgendo innumerevoli livelli: biologico, alimentare, sociale, economico, lavorativo, politico, di costumi ecc.

Tuttavia, questo sviluppo sembra non sia visto di buon grado da molti scienziati conservatori presenti al congresso, specialmente se di origine africana, anche per le attese discriminazioni che verrebbero a manifestarsi ancor più tra popolazioni di colorazioni epidermiche così diverse e quindi, ancora una volta, con un possibile accesso discriminato alla nutrizione .

Tuttavia occorre anche considerare come miliardi di persone, oggi coinvolte nel lavoro dei campi, potrebbero dedicarsi ad altre attività produttive e comunque avere molto più tempo libero per la ricreazione ed il tempo libero, in quanto non più soggetti alla fame.

Anche la moda, ad esempio, dovrebbe adeguarsi, con la necessaria adozione di tessuti trasparenti, così da permettere un più facile e continuo assorbimento dei raggi luminosi per via cutanea, tenendo comunque sempre presente come alcune parti del corpo non dovrebbero contribuire alla fotosintesi.

Possiamo immaginare come anche le abitudini ed i cicli giornalieri potrebbero essere rivoluzionati: ad esempio non più pranzi o pause per il caffé (coffee breaks), ma pause solari (“sun breaks”); non più ristoranti o trattorie, bensì ritrovi con impianti solari e comunque fortemente illuminati durante i convivi, anche notturni, dove “nutrirsi”, trascorrendo il tempo da soli od in buona compagnia.

Anche le località marine e montane, specialmente nei tropici, potranno avere un ulteriore richiamo da parte di larghi settori dell’umanità che, invece, dovranno abbandonare le aree circum-polari in quanto non soleggiate per molti mesi all’anno.

Certo ogni giorno la ricerca biologica ci sta riservando scoperte e ritrovati sempre più sorprendenti, addirittura rivoluzionari e quasi fantascientifici, in grado di rivoluzionare l’esistenza dell’umanità del futuro in modo, fino a poco tempo fa, semplicemente inimmaginabile! (Dalla nostra inviata speciale Dr.ssa Vera Balla, a Beijing, 31 Marzo, 2014).

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Luigi Rossi
6 anni fa

Favoloso!!!
Stupenda questa inviata speciale Dr.ssa Vera Balla di Beijing. I “Sun breaks”! con le nuove creme solari ad alta protezione e ad alta efficienza fotosintetica… specifiche per il sistema C4…