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Comunicato della Società Italiana di Genetica Agraria. Una nuova strategia contro la scienza: la lista di proscrizione degli scienziati

La Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA) condanna con decisione i contenuti del rapporto intitolato “Behind the smokescreen: Vested interests of EU scientists lobbying for GMO deregulation” (https://www.greensefa.eu/en/article/study/behind-the-smokescreen), commissionato dal gruppo dei Greens/EFA del Parlamento dell’Unione Europea e reso noto il 29 settembre 2022, anche attraverso la rivista online Agrifood Today nell’articolo dal titolo “Così i big dei nuovi OGM influenzano la ricerca scientifica”, che ne riassume in parte le conclusioni (https://amp.agrifoodtoday.it/innovazione/big-nuovi-ogminfluenzano-ricerca-scientifica.html). Il rapporto è stato commissionato dal gruppo
parlamentare a GMWatch, un’organizzazione che monitora l’industria degli OGM e dei suoi sostenitori con lo scopo dichiarato di contrastare “the enormous corporate political power and propaganda of the GMO industry and its supporters”.
Nel rapporto sono presentati presunti interessi economici che “intrecciano istituti scientifici, gruppi di pressione, esperti universitari e giganti dell’agri-business, riunitisi in un esercito piccolo ma compatto. L’obiettivo è ottenere da Bruxelles un quadro normativo meno restrittivo rispetto a quello attualmente esistente in materia di OGM”, per dare il via all’utilizzo applicativo di nuove cultivar ottenute utilizzando New Breeding Techniques (definite anche Tecniche di evoluzione assistita – TEA), attualmente senza accesso alla sperimentazione in campo ed alla
coltivazione in Italia e altri Paesi EU in quanto considerate OGM.
Il rapporto rivelerebbe relazioni tra ”ricercatori, lobbisti di Euroseeds (che
rappresenta le industrie sementiere), consulenti e vertici delle grandi aziende che producono pesticidi e prodotti chimici”, ed assume il tono di una vera e propria lista di proscrizione. Per quanto riguarda l’Italia, compaiono nel documento l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto di Genomica Applicata, istituto di ricerca senza fini di lucro fondato dall’Università degli Studi di Udine. Vengono anche nominati due soci SIGA, appartenenti a questi due enti, Roberto Defez e Michele Morgante. Il loro peccato sembra quello di aver depositato alcuni brevetti su biotecnologie vegetali o microbiche, di avere avuto collaborazioni con industrie, di essere scienziati che lavorano nel campo delle biotecnologie genetiche e di sostenere pubblicamente iniziative tese a favorire l’applicazione delle TEA. Tali iniziative sono quasi sempre effettuate, anche da numerosi altri soci della SIGA, non a titolo personale ma come rappresentanti della Società che conta più di 400 ricercatori.
Viene condannata perfino la pubblicazione di articoli scientifici che vedono
coinvolti ricercatori di enti pubblici assieme a colleghi di aziende private, una pratica tutt’altro che rara in tutto il mondo scientifico e considerata positivamente.
Poiché il rapporto presenta in modo negativo, e di fatto offensivo per i sospetti che genera, ogni relazione fra mondo accademico, proprietà intellettuale e imprese, desideriamo sottolineare alcuni punti fondamentali.
Come indicato nel suo Statuto, il CNR “ha il compito di svolgere, promuovere, e valorizzare ricerche nei principali settori della conoscenza, perseguendo l’integrazione di discipline e tecnologie; di trasferirne e di applicarne i risultati per lo sviluppo scientifico, culturale, tecnologico, economico e sociale del Paese e di fornire supporto tecnico-scientifico agli organi costituzionali e alle amministrazioni pubbliche” e i suoi Dipartimenti “promuovono la valorizzazione dei risultati della ricerca e la tutela delle attività brevettuali”. La stessa posizione è espressa dagli statuti della stragrande maggioranza delle Università pubbliche Italiane. Più in generale leggi italiane sostengono la Terza Missione delle Università
e degli Enti pubblici di ricerca, definita come “valorizzazione della proprietà intellettuale o industriale, imprenditorialità accademica, strutture di intermediazione e trasferimento tecnologico, beni artistici e culturali, tutela della salute, formazione permanente, public engagement, beni pubblici e politiche per l’inclusione, open science e attività collegate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG)”. E’ bene ricordare che fra i 14 Indicatori e parametri per la Valutazione Periodica della ricerca e delle attività di Terza Missione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, due riguardano il numero medio di brevetti per docente negli ultimi 10 anni e il numero di spin off degli ultimi 10 anni.
Deprecando l’esistenza di collaborazioni pubblico-privato di ricercatori ed
istituzioni, gli estensori del rapporto sembrano dimenticare che l’ormai
trentennale sistema di finanziamento alla ricerca a livello Europeo (l’attuale Horizon Europe) ha come condizione necessaria per l’accesso ai fondi la presenza nei progetti di partnership pubblico-private.
Il rapporto allude fin dal titolo (“Behind the smokescreen…”) alla poca trasparenza dei rapporti scienziati-aziende, tuttavia gli stessi estensori riconoscono che tutte le informazioni aggregate nel rapporto sono pubblicamente disponibili ed in molti casi sono state recuperate dai curriculum vitae degli scienziati stessi, il che la dice lunga sulla natura di tali rapporti. Al riguardo ricordiamo anche che le riviste scientifiche chiedono giustamente che gli eventuali conflitti di interessi siano resi
noti in ogni pubblicazione.
Siamo dunque al paradosso che brevetti, collaborazioni con imprese, progetti di oggettiva eccellenza Europea e partecipazione ad audizioni parlamentari o commissioni su problemi scientifici, tutti di dominio pubblico, sono stimolati e considerati un vanto dallo Stato italiano ed una prerogativa positiva a livello Europeo, ma additati come vergogna dagli estensori di questo rapporto. Dovrebbe d’altronde essere chiaro a tutti che le motivazioni che spingono gli scienziati di tutto il mondo sono il desiderio di operare nelle frontiere della conoscenza e la speranza che quanto da loro scoperto possa essere applicato dal sistema produttivo per migliorare la vita dei cittadini.
In direzione completamente opposta agli obiettivi del rapporto, la SIGA continua a rivendicare il suo impegno per ottenere una nuova disciplina delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), o Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), premiate con il Nobel, per il miglioramento genetico delle piante coltivate. I ricercatori europei e italiani chiedono di poter utilizzare gli stessi strumenti che vengono ormai impiegati correntemente in molti Paesi del mondo, tanto più necessari quanto più rapidi sono i cambiamenti ambientali registrati nei nostri campi coltivati, per adattare le piante a produrre nelle mutate condizioni. In Italia, d’altra parte, tutte le organizzazioni professionali degli agricoltori sono ormai su queste stesse
posizioni.
In conclusione, osserviamo che “l’esercito” favorevole alle TEA, se ne esiste uno è, sì, compatto ma non piccolo. Fra le organizzazioni da stigmatizzare, gli estensori citano l’Organizzazione europea delle scienze delle piante (European Plant Science Organisation –EPSO, che sembra avere la colpa di rappresentare migliaia di esperti di biologia delle piante), la Federazione europea delle accademie delle scienze e delle discipline umanistiche (ALLEA, che comprende, tra le altre, l’Accademia dei

Lincei) e EU-SAGE, una rete che promuove l’agricoltura sostenibile europea
attraverso l’editing del genoma (a cui la SIGA aderisce), enti che raccolgono
migliaia di scienziati e accademici. Si dovrebbero aggiungere numerose altre organizzazioni Italiane ed Europee, che raggruppano in pratica la stragrande maggioranza degli scienziati che si occupano di scienze della vita applicata alle piante. Ma questo è sfuggito agli estensori del rapporto.

Portici, 3 ottobre 2022

Il Presidente
Prof. Edgardo Filippone

Comunicato della Società Italiana di Genetica Agraria

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