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Aspetti critici delle misure agricole del PNRR

Dopo la fase dedicata all’analisi dei contenuti del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) e di più o meno accurati conteggi sulle risorse destinate al settore agricolo, con la relativa descrizione, anche se per sommi capi, delle linee singole progettuali, iniziano ad emergere alcune valutazioni più meditate ed anche qualche considerazione critica sui contenuti del corposo intervento concepito a livello di Unione europea ed attuato da ogni singolo stato membro, rispettando però rigorose condizionalità sancite dalla normativa comunitaria.

Alla presentazione ufficiale del programma da parte del Governo italiano, all’inizio del mese di aprile, sono seguite altre importanti operazioni, come la pubblicazione del decreto legge contenente le disposizioni sulla governance del PNRR e sulle prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure.

Si tratta del cosiddetto “Decreto Semplificazioni” con il quale è stato definito il quadro normativo nazionale finalizzato ad agevolare la realizzazione dei traguardi e degli obiettivi formulati nell’ambizioso piano. Il corposo provvedimento istituisce la cabina di regia, il tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale, la segreteria tecnica presso la presidenza del Consiglio dei ministri, una unità per la razionalizzazione ed il miglioramento della regolazione, i servizi per il monitoraggio, la rendicontazione e il controllo. Inoltre, interviene sulle procedure amministrative e sulle regole relative agli appalti pubblici.

La volontà politica è quella di creare una corsia preferenziale che consenta l’agevole attuazione delle diverse linee progettuali contenute nel PNRR, in particolare per gli interventi di natura infrastrutturale e per le operazioni che richiedono le procedure di autorizzazione, le quali, di solito, costituiscono un collo di bottiglia che rallenta l’esecuzione delle attività.

Intanto si comincia a parlare anche delle riforme strutturali orientate a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività. Tra queste spiccano gli interventi sulla giustizia, sulla pubblica amministrazione e sulla concorrenza.

L’impressione è che ci sia stato un forte impulso negli ultimi mesi ed una chiara volontà politica a creare le condizioni propizie per sfruttare le diverse opportunità che si prospettano.

Quello che però si vorrebbe evidenziare in questo articolo sono alcuni aspetti critici, sui quali in queste ultime settimane è iniziata a svilupparsi una certa discussione. Il primo elemento da puntualizzare attiene agli obiettivi collegati alla cosiddetta transizione ecologica. Su tale argomento è stato di recente pubblicato dalla Fidaf un articolo del Prof. Silviero Sansavini.

L’impressione è che ci sia una sopravvalutazione del ruolo dell’agricoltura nella produzione di energie rinnovabili e, di contro, una sottovalutazione della funzione alimentare associata al settore primario.

Lo stanziamento di 1,1 miliardi di euro allocato a favore del progetto denominato “sviluppo agro-voltaico” potrebbe sacrificare una parte consistente del suolo agricolo, accentuando così una tendenza che di recente sta destando qualche allarme non solo all’interno del settore primario, per le numerose richieste di autorizzazioni di nuovi impianti.

Oltre alla riduzione della capacità produttiva agricola, ci sono timori anche per l’impatto sul paesaggio che enormi distese di pannelli fotovoltaici potrebbero determinare.

Del resto, bisogna tenere conto dei vincolanti impegni a livello nazionale per il raggiungimento di soglie minime di produzione energetica da fonti rinnovabili che inducono a sfruttare le diverse soluzioni disponibili.

L’equazione tra efficienza energetica, transizione verde, salvaguardia del potenziale produttivo e tutela della natura e del paesaggio è difficile da risolvere e sicuramente costituirà un argomento di vivace dibattito in futuro, anche all’interno delle professionalità impegnate in campo agricolo.

Un secondo intervento che ha destato dubbi e perplessità è la linea progettuale dedicata all’innovazione e alla meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare, che va di sicuro nella giusta direzione di avere un sistema produttivo sano e moderno. Peccato che la dotazione finanziaria per questo intervento ammonti ad appena 500 milioni di euro, da utilizzare non solo per il settore primario, ma anche per l’industria alimentare.

Sarebbe opportuno precisare in modo più puntuale la natura di questa operazione ed individuare obiettivi mirati e selettivi, oltre a incrementare le risorse disponibili.

Ci sarebbe inoltre da riflettere sui 1.203,3 milioni di euro stanziati per gli anni dal 2022 al 2026, a favore del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per l’attuazione dei contratti di filiera e di distretto nei settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo.

Tale intervento non rientra nell’ambito del PNRR, ma è programmato come una delle misure urgenti relative al fondo complementare, con l’utilizzo soltanto di risorse nazionali e quindi con una maggiore flessibilità ed elasticità nella gestione dei fondi.

Lo strumento dei contratti di filiera e di distretto è ormai abbastanza conosciuto in Italia, perché attuato da diversi anni. Tuttavia desta qualche perplessità il fatto che una così imponente allocazione finanziaria sia stata genericamente indirizzata verso un particolare strumento di sostegno, senza però stabilire a priori quali sono le finalità che si vogliono raggiungere e in che modo coordinare un così importante intervento con le altre misure della politica agricola, con particolare riferimento alla PAC post 2022.

In conclusione, si avverte la necessità di moltiplicare le occasioni di confronto sui contenuti del PNRR, svolgendo valutazioni critiche ed analisi di impatto che possano restituire utili indicazioni per correggere il tiro, ove ciò dovesse risultare necessario e per migliorare la funzionalità degli interventi e l’efficacia della governance.

Oltre al lavoro di analisi critica, sarebbe anche opportuno mettere in campo un’attività di monitoraggio e di comunicazione capillare dei contenuti delle diverse linee progettuali inerenti al settore primario, in maniera da favorire le conoscenze dei professionisti agricoli, degli imprenditori e dei vari portatori di interesse e beneficiari.

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