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Acquacoltura e Maricoltura nell’alimentazione umana futura

Le acque coprono i tre quarti della superficie terrestre, ma finora lo sviluppo dell’umanità si è basato prevalentemente sulla utilizzazione delle terre emerse, cioè sull’agricoltura e sulla copertura vegetale erbacea ed arborea, finora fonti quasi esclusive di cibo per l’uomo e per gli animali domestici.

 Fino a circa 10.000 anni fa, gli uomini sono stati prevalentemente raccoglitori dei frutti della terra e cacciatori degli animali che, direttamente od indirettamente, si nutrono della vegetazione terrestre.

L’attuale civiltà umana è legata prevalentemente alla domesticazione delle piante mediante l’agricoltura e degli animali, prevalentemente erbivori, tramite la pastorizia. Particolarmente l’agricoltura è stata l’attività che ha permesso la sedentarizzazione delle comunità umane e l’inizio dello sviluppo della attuale fase della civiltà tecnologica. La maggiore e continuativa disponibilità di cibo, ottenuta tramite l’agricoltura, ha inoltre permesso l’esplosione demografica dell’uomo, oggi presente nel pianeta, con oltre  7 miliardi di persone.

Per quanto riguarda il futuro, le stime più accreditate parlano di un incremento di circa altri 2  miliardi entro 2 – 3 decenni. Secondo Cavalli Sforza, 10-12 mila anni fa, alla fine della glaciazione, si stima che l’uomo moderno fosse presente nei territori terrestri con non più di 8-10 milioni di individui: un incremento  di mille volte!

Due sono i problemi fondamentali che l’uomo dovrà affrontare nel prossimo futuro: la disponibilità di una ragionevole quantità di cibo e la disponibilità di una sufficiente quantità di energia, per poter mantenere un tenore di vita soddisfacente, senza compromettere gli equilibri naturali in modo irreversibile. E’ il concetto di “sostenibilità dello sviluppo“.

Certamente la scienza e la ricerca nei prossimi decenni potranno fornire nuove soluzioni ai nostri problemi attuali e futuri, ma senza dubbio dovremo cercare di utilizzare anche le risorse e le potenzialità, finora usate solo molto marginalmente, rappresentate dalla valorizzazione della superficie del pianeta ricoperta dalle acque. Finora le acque ci hanno fornito solo i frutti della pesca (per la quale l’uomo è ancora prevalentemente nella fase di cacciatore-raccoglitore!) e la possibilità di attuare trasporti a costi inferiori a quelli terrestri.

Le enormi potenzialità offerte dagli innumerevoli esseri viventi che prosperano nelle acque marine e nelle acque dolci sono state finora praticamente ignorate o sotto- utilizzate dalla scienza e dalla tecnica moderne, particolarmente in Italia. A partire da microrganismi: batteri ed alghe azzurre, per arrivare alle alghe brune, rosse e verdi (tutte caratterizzate dalla presenza della fotosintesi clorofilliana), per arrivare ai coralli, ai gasteropodi, ai lamellibranchi, ai cefalopodi, ai crostacei micro e macro, agli echinodermi, agli anfibi, a tutti i tipi di pesci, ai mammiferi acquatici! Un enorme patrimonio da non razziare, ma da utilizzare nel futuro più razionalmente. E sistematicamente.

A livello tecnico istituzionale, sta di fatto che oggi esistono in Italia ben 23 facoltà di Agri-coltura e nessuna di Acqua-coltura! Sarebbe ora di considerare gli aspetti applicativi di una utilizzazione razionale e finalizzata della miriade di organismi acquatici, finora semplicemente (e spesso selvaggiamente) depredati dall’uomo e non domesticati, migliorati ed allevati, come già attuato in passato dai nostri antenati per molte piante ed animali terrestri.

I risultati della ricerca ottenuti in Nord Europa col salmone dovrebbero far pensare! E’ stato già dimostrato che vari tipi di alghe accumulano grandi quantità di biomassa, con carboidrati, protidi, lipidi ecc. che potrebbero essere usati per formulare alimenti umani e mangimi per i nostri allevamenti e per produrre biomasse e bioenergie (ad es. biodiesel), con una efficienza molto elevata, a parità di esposizione solare e superficie utilizzata.

Certo la ricerca dovrà uscire da un approccio di tipo meramente naturalistico e descrittivo per entrare in una fase di adeguata finalizzazione, per poter favorire una utilizzazione economica degli organismi acquatici, potenzialmente utili all’uomo, per complementare le risorse biologiche terrestri. L’acquacoltura in Italia è ancora fondata in buona parte su criteri empirici, attuati da imprenditori di buona volontà ed impegno, ma con assolutamente insufficiente supporto scientifico e tecnico, da parte di ricercatori specialisti ed economico da parte dei politici.  Basti dire che ancor oggi, nel nostro Paese, sono molto scarsi i programmi di miglioramento genetico, di patologia e fisiologia applicate almeno alle più importanti entità biologiche acquatiche attualmente o potenzialmente utili, sia in campo vegetale che animale.

Solo presso l’Università di Firenze esiste una lunga (50 anni!) tradizione di ricerca sulle microalghe e solo pochi Istituti del CNR hanno attività in tale settore e poche Università (Bari, Bologna, Camerino, Padova, Udine) hanno corsi di Laurea in idrobiologia applicata. Anche altre Istituzioni, quali l’ENEA, hanno addirittura cessato le attività in tale settore!

Oggi la coscienza della preziosità dell’acqua si sta facendo strada, specialmente per le crescenti utilizzazioni urbane, industriali ed agricole. Ma una utilizzazione razionale dei nostri mari e delle nostre acque interne dovrebbe essere maggiormente presa in considerazione a livello politico, sociale ed economico, tenendo presente, tra l’altro, che l’Italia è immersa nel Mar Mediterraneo, con oltre 8.000 km di coste! Si ritiene perciò che sia giunto il tempo per sviluppare e finanziare sostanzialmente e specificatamente questo settore da parte del MIPAAF e del MIUR, in particolare!

Al MIPAAF occorrerebbe aggiungere un’altra “A”, per Acquacoltura!

La coltivazione delle nostre (scarse) terre non basta più: oggi ogni abitante in Italia dispone di solo 2.000 metri quadri di terreno agrario (un appezzamento di 40 x 50 metri!): occorre “coltivare” anche i mari e le acque interne per soddisfare le nostre necessità alimentari ed energetiche. Infatti, con la crisi energetica prossima futura (carenza di petrolio e dei gas fossili, con l’incremento ineluttabile dei prezzi ormai all’orizzonte (alcuni decenni passano in fretta!), la possibilità di utilizzare le acque per produrre biomassa, biocarburanti e vari tipi di energia alternativa dovrebbe suscitare molto più interesse nelle nostre comunità e quindi incremento delle attività di ricerca e potenziamento del settore.

Senza cibo ed energia, per l’uomo non vi è pace e sviluppo, ma conflitti e decadenza!

Canale della Maremma, Vincenzo Cabianca

Canale della Maremma, Vincenzo Cabianca

 

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