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Visione culturale del verde e dell’ambiente

L’ecologia non può e non deve essere soltanto una riserva di soddisfazioni per gli ecologisti. Sono molti, troppi ormai, coloro che pretendono di tutelare e difendere la natura, impedendo – sempre più spesso – di realizzare iniziative concrete finalizzate a una gestione razionale delle risorse naturali.

La tutela dell’ambiente non può costituire una “professione” lontana dalla specificità dei problemi che la connotano, che attengono anche a valori culturali ed economici. Il recupero delle attività connesse ne ha rilanciato l’immagine e la funzione di tessuto connettivo, che lega l’uomo al suo habitat, con tutte le implicazioni di questo rapporto : e quindi anche in quella particolare situazione nella quale si vuole ricostruire una “prospettiva di natura”, per ricordare all’uomo la sua fondamentale “naturalità”, sempre più mascherata, quando non oppressa, dalla civiltà del cemento e della macchina.

Il discorso del “verde” in genere ha, dunque, bisogno di una nuova lettura : ma non basta la chiave “tecnica”, per sapere come e dove farlo; non basta la chiave sociologica, per dare una corretta interpretazione alle esigenze delle collettività urbane; non basta quella “pragmatica” – spesso impropriamente utilizzata – nella miriade di enti locali, che producono giardini e giardinetti che dimostrano più la buona volontà di politici e amministratori che la loro capacità di gestire un problema apparentemente semplice, ma in realtà alquanto complicato, se si vogliono centrare degnamente i veri obiettivi degli interventi.

Una lettura aggiornata – onnicomprensiva – va fatta anzitutto in chiave “culturale”, la sola che consente di comprendere le trasformazioni di forma e di contenuto dell’ambiente in genere e del verde in particolare, alla luce dei radicali cambiamenti provocati dall’uomo e dalla società. Una trasformazione, in sostanza, di funzione.

Greta Thunberg può contribuire a ricordare i rischi del troppo cemento, ma compete ai portatori di responsabilità politica o amministrativa favorire iniziative atte a dare un aggiornato futuro al “verde”; tenendo presente, ad esempio, che laddove il viale alberato era luogo di passeggio, di una fase ristoratrice e consolatrice della vita familiare, obiettivo atteso e gratificante dopo il lavoro, oggi – è stato già ricordato – ha perduto questo ruolo, per divenire essenzialmente scenografia di accesso a un centro abitato affollato di macchine multicolori, spesso arrampicate sui marciapiedi, sulle aiuole, contro la corteccia degli alberi.

Ecco perché i dibattiti dedicati all’ambiente e al verde pubblico non possono costituire soltanto contributi per la soluzione tecnica dei problemi, in termini architettonici e paesaggistici. La “premessa culturale” è indispensabile, insomma, per favorire le scelte, le decisioni, gli interventi.

È questo che sicuramente bisogna fare per aiutare a “capire”, se è vero che il capire è la forma più completa e responsabile della conoscenza; e questa parte, utile a coloro che sono impegnati su questi temi, diviene fattore essenziale per quanti hanno responsabilità decisionali, che devono scegliere gli obiettivi di sicuro interesse sociale e che devono saper valutare e controllare che le iniziative e i progetti siano coerenti con gli obiettivi scelti. È per questa ragione che bisogna offrire agli amministratori locali e ai responsabili tutti della tutela del “verde” una guida per gli orizzonti culturali dell’ambiente, affinché le loro scelte “di interesse pubblico”, possano essere suffragate da una puntuale, approfondita e aggiornata conoscenza della realtà.

Se l’assetto culturale dell’ambiente e del verde pubblico appare, così, fondamentale, non meno rilevanti sono gli aspetti tecnici e quelli professionali che li sottendono.

Le competenze e le esperienze dei professionisti portatori di conoscenze riferite al verde e alla tutela dell’ambiente sono tutte da utilizzare, evitando contese professionali, poiché tutte le competenze sono necessarie.

L’ambiente e il verde cittadino sono divenuti lo specchio e il riflesso della complessità sociale e professionale della nostra epoca e quindi un campo per la interdisciplinarità. Non debbono creare punti o linee di demarcazione tra le professionalità : non è utile a nessuno evidenziare confini rigidi se vogliamo rendere più vivibili le città e l’ambiente.

                                              

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