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Xylella in Puglia   

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In un incontro organizzato dall’ Accademia dei Georgofili Sezione Sud-Est, è stato presentato il volume “XYLELLA IN PUGLIA” a cura del Dott. Agronomo Stefano Carbonara.  Il batterio Xylella fastidiosa sp pauca è divenuto nel giro di pochi anni un vero flagello per la olivicoltura del Salento. Ha già provocato il disseccamento precoce di oltre 2 milioni di piante di olivo, con gravi ripercussioni economiche sull’economia agricola del territorio.

Nel programma gli interventi di G. Martelli, M.G. Ferro, G. Nardone, M. La Cenere, G. Cantele, L. Capitaneo, S. Carbonara, l’autore del libro
Sull’argomento un’ampia relazione è stata tenuta dall’Accademico Prof. Giovanni Martelli, patologo, emerito della Facoltà di Agraria di Bari,
Il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) (Olive Quick Decline Sindrome, OQDS nella letteratura scientifica internazionale) è una fitopatologia che si manifesta dapprima con il disseccamento del lembo delle foglie, dapprima limitati a rami isolati, poi estesi ad intere branche della chioma fino a colpire l’intera pianta.
La malattia iniziando dalla parte più meridionale del Salento, nei comuni di Alezio, Gallipoli e dintorni si è diffusa rapidamente verso Nord nell’intera provincia di Lecce; successivamente è comparsa nella provincia di Brindisi, con focolai di Oria e più di recente di Ostuni, Ceglie Messapica e Cisternino.
L’infezione ha già interessato una superficie di migliaia di ettari, che insieme al notevole danno economico può stravolgere il tradizionale paesaggio agricolo della Puglia, caratterizzato dai maestosi e scultorei alberi di olivo.
Le prime segnalazioni sul disseccamento degli olivi risalgono al 2009, ma solo nel 2013 si è riuscito a identificare il batterio dai risultati delle ricerche condotte presso l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del CNR, sede di Bari, con il ritrovamento del batterio Xylella fastidiosa sp pauca in olivi, mandorli e oleandri di Gallipoli e dintorni, con saggi di laboratorio molecolari (metodo PCR) e sierologico (metodo ELISA).  I principali vettori del batterio sono le specie della famiglia Aphrophoridae il cui nome comune “sputacchine” è dovuta alla schiuma bianca, simile allo sputo, in cui vivono immersi nella fase giovanile, nel caso la specie Philaenus spumarius, molto diffusa nel leccese, dove è stata accertata l’efficienza come vettore del batterio…
Vergine e bambino col giovane san Giovanni - Jan Brueghel Il Giovane

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