BANCA DATI

Valorizzazione integrale delle risorse per una produzione alimentare sostenibile

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La valorizzazione dei sottoprodotti può essere una strategia che contribuisce alla sostenibilità della produzione alimentare. La nuova direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) va in questa direzione, attribuendo un riconoscimento giuridico ai sottoprodotti distinti dai rifiuti. In base a questi presupposti l’industria di conservazione e trasformazione degli alimenti può essere collocata in un circolo virtuoso in cui accanto ai prodotti fornisce anche sottoprodotti che acquistano un nuovo valore per la loro qualità agronomica (fertilizzanti), energetica (biomasse/biogas), nutrizionale (mangimistica, alimentare), chimica (cosmetica/farmaceutica). Gli esempi sono numerosi e riguardano entrambe le filiere dei prodotti vegetali ed animali.

Prendiamo la pula scartata durante la lavorazione del riso. Ha qualche difficoltà nell’essere impiegata come tale nell’alimentazione umana perchè è molto suscettibile all’irrancidimento ed il sapore non è sempre gradito ai consumatori, anche se contiene numerose molecole bioattive. Tra queste meritano di essere ricordati i polifenoli ed in particolare l’acido ferulico, un «secondary chemical building block» utilizzabile in numerose sintesi di composti ad elevato valore aggiunto (aromi ed antiinfiammatori).
Anche alla frazione proteica della pula è attribuita un’elevata qualità, migliore di quella di altri cereali, perché ipoallergenica e adatta ai celiaci. Da essa si possono ottenere idrolizzati impiegati come emulsionanti e preparazioni alimentari anche per la prima infanzia. Ma per fare tutto questo è necessario evitare trattamenti di estrazione drastici che potrebbero denaturare la proteina e farle perdere le sue proprietà funzionali. Ecco perché appare una scelta strategica l’utilizzo di tecnologie estrattive a basso impatto, più sostenibili, come quelle enzimatiche…
Susanna e i vecchioni - Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni – Artemisia Gentileschi

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