BANCA DATI

Uno Spelacchio a Roma

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Nei giorni che hanno preceduto le Feste ha tenuto banco nei giornali e sulle televisioni l’immagine di un grande albero di Natale, un abete rosso per la precisione, che l’arguzia dei romani ha prontamente ribattezzato Spelacchio. Per intenderci, e per comodità, lo chiameremo anche noi con questo soprannome di nuova coniazione e indubbia efficacia. La vicenda è nota: un albero di Natale acquistato dal Comune di Roma in una delle più belle e boscose vallate alpine dopo pochi giorni dal trasporto e dall’installazione in piazza Venezia ha iniziato a mostrare vistosi segni di deperimento ed ha assunto un aspetto triste e, appunto, spelacchiato. La caduta della sua chioma ha messo in evidenza i rami su cui spiccavano, un po’ spaesati, i tradizionali addobbi, accentuandone l’immagine fatiscente e di abbandono.

Il fatto è nell’ordine delle cose e può capitare, anche se non dovrebbe per ovvie ragioni, ma ha colpito la grande informazione e smosso il solito circo dei commenti degli esperti, in genere sconosciuti che non “bucano” lo schermo, e dei non esperti, che non sanno letteralmente di che  cosa parlino, ma sono noti per tutt’altre qualità.
È inutile ritornare sul costo dell’operazione, sulle fantasiose ipotesi relative alle presunte cause del collasso di Spelacchio, sulle interpretazioni politiche, sui significati che si sono voluti ricavare dalla caduta del simbolo del Natale: non ne vale la pena. È innegabile l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti della natura, delle piante e degli animali che la compongono. Ma lo è ancor di più la strana modalità con cui ciò avviene. Alberi e bestie vengono visti non come esseri viventi, con i pregi e gli ovvi limiti della loro condizione, ma come oggetti di uno strano mondo che scimmiotta quello naturale divenendo, per ciò stesso, il massimo della non naturalità…
Caduta degli angeli ribelli - Pieter Brueghel Il Vecchio

Caduta degli angeli ribelli – Pieter Brueghel Il Vecchio

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