Le conseguenze di analisi proposte e interventi di politica energetica e ambientale sbagliati possono essere anche molto gravi. Ma torniamo agli studi su analisi e previsioni.

Ho sottolineato più volte quanto l’argomento clima globale sia delicato e complesso sul piano scientifico: una grossolana rappresentazione di questa complessità è data dalla figura introduttiva (qui riportata in formato meglio leggibile) che è brevemente commentata in un mio post di quasi un anno fa.

Il testo completo dello studio di Possa si può ottenere inviando una mail alla Rivista Nuova Energia (RIVISTA_@ NUOVA-ENERGIA.COM). Trascrivo le conclusioni

“Conclusioni  

L’azione dell’IPCC, pur meritoria sotto molti aspetti, in particolare per l’ordinato  assessment delle osservazioni climatiche disponibili, per la mobilitazione di varie centinaia di scienziati della comunità climatologica e per l’impulso alle ricerche suscitato nel mondo, presenta non trascurabili carenze. In sintesi:

-       Molto probabile sottostima dell’azione del Sole nel riscaldamento in atto sul nostro pianeta a partire dall’inizio dell’era industriale.

-       Scelta della discutibile metrica dei Radiative Forcing (RF) per il confronto degli effetti climatici dei vari gas serra antropogenici. Non si vede perché, dato lo stato attuale di sviluppo dei GCM (General Circulation Model), non ci si sia affidati ad essi per il calcolo di tali effetti.

-       Utilizzo dell’additività dei RF dei gas serra antropogenici senza dimostrare la correttezza dell’operazione.

-       Molto probabile sovrastima dell’effetto riscaldante dei gas serra (verosimilmente da attribuire a sottostima del feedback negativo causato dall’aumento della copertura nuvolosa).

-       Non dimostrata assunzione che tutto l’aumento di concentrazione delle CO2 nell’atmosfera verificatosi a partire dal 1750 sia dovuto all’uomo. Non è affatto escluso che il riscaldamento del pianeta dovuto alla fuoriuscita dalla LIA abbia determinato anche immissioni nette di CO2 nell’atmosfera provenienti dalla terraferma e dagli oceani.

-       Carenza nella contestualizzazione dell’attuale fase di riscaldamento nella storia climatica della Terra. Si sono verificati anche in tempi non lontani periodi di riscaldamento non dissimili da quello in corso. E’ singolare che nel Summary for Policy Makers di AR5 non venga menzionata nemmeno una volta la LIA (Little Ice Age; Piccola Glaciazione anni 1450-1850 n.d.r.).

-       Carenza di attenzione nei rapporti periodici a riguardo dell’esigenza di una approfondita comprensione almeno qualitativa di fenomeni fondamentali come il ciclo del carbonio e come la perturbazione del flusso di radiazione infrarossa fuoriuscente dalla Terra dovuto all’immissione di gas serra nell’atmosfera.

-       Presentazione di previsioni climatiche relative ai prossimi decenni fino al 2100 affette da rilevanti incertezze, priva di adeguata sottolineatura della loro carenza di affidabilità.

Anche solo queste poche osservazioni evidenziano quanto lavoro di ricerca e sistemazione scientifica vi sia ancora da fare.

Un’ultima osservazione. L’estrema complessità del clima terrestre porta ad affidarsi ai modelli di calcolo del clima sia per la comprensione dei fenomeni climatici sia per la previsione dell’evoluzione del clima. Solo pochissimi scienziati e centri di ricerca in tutto il mondo conoscono a fondo questi complessi modelli  nelle loro varie assunzioni e “parametrizzazioni” e sanno gestire i relativi codici di calcolo: la situazione è evidentemente a forte rischio di “ipse dixit”, a cui non giova certo la condizione oggettivamente di “monopolio” dell’IPCC. Tale rischio potrà essere superato solo se la comunità scientifica climatologica saprà imporre prassi di elevata trasparenza e di chiaro confronto competitivo.”

Confermo che condivido integralmente queste conclusioni e spero ricevano la meritata attenzione non solo dai decisori, ma anche dagli opinion leaders, dai media e dalla pubblica opinione, anche se su questa da me auspicata attenzione non mi faccio illusioni.

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The Garden of Essai in Algiers - Auguste Renoir

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