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Una PAC motrice dell’integrazione europea

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L’Unione Europea avrebbe bisogno di un nucleo di politiche comuni che dovrebbero essere fondate su una chiara delimitazione delle competenze e su pochi obiettivi ben individuati e verificabili. Tutto il resto andrebbe lasciato alle politiche nazionali, regionali e locali. È in tale prospettiva che la molteplicità delle nostre agricolture può tornare a svolgere il ruolo di laboratorio fondamentale del processo di costruzione delle istituzioni europee

La Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 potrebbe favorire il processo di integrazione europea, il cui percorso sembra finalmente avviarsi per impulso di Emmanuel Macron e Angela Merkel. Per farlo, però, dovrebbe essere pensata come strumento capace di svolgere tale ruolo. Un ruolo di laboratorio fondamentale del processo di costruzione europea, così come egregiamente lo svolse, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’obiettivo comune dei sei Paesi fondatori era l’autosufficienza alimentare. Ma, una volta conseguito il traguardo già alla fine degli anni Settanta, la PAC dismise quella funzione e incominciò a perseguire, in modo contraddittorio e confuso, interessi particolaristici, legati ad una molteplicità di modelli e sistemi agricoli. Una varietà difficilmente riconducibile ad una convivenza armonica mediante una politica comune, caratterizzata dal principio di unicità…

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