• Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
  • Immagini dal mondo delle scienze agrarie
Increase Font Size Option 9 Increase Font Size Option 9 Increase Font Size Option 9
Home Tutti i temi Internazionalizzazione della ricerca agro-alimentare De Castro interviene sugli OGM presso la Comm. per l'Agricoltura e lo Sviluppo del Parlamento EU
Vuoi ricevere la newsletter FIDAF? Iscriviti qui!
Termini e Condizioni
logo FIDAF_piccolo

Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali
  • Via Livenza, 6
  • 00198 ROMA
  • Tel: 06 - 8416036
  • Fax: 06 - 8845960
  • Mail: info@fidaf.it
Focus
De Castro interviene sugli OGM presso la Comm. per l'Agricoltura e lo Sviluppo del Parlamento EU PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Luglio 2010

 

Commissione per l'Agricoltura e lo Sviluppo del Parlamento Europeo, intervento del 21/05/2010 di Paolo De Castro:

Cari amici,

raccolgo volentieri il vostro invito a pronunciarmi sulla questione degli organismi geneticamente modificati.

Mi preme, in tal senso, innanzitutto ricordare come nel 1999, da Ministro dell'Agricoltura mi sia speso con  energia per contribuire alla moratoria europea sugli OGM, al fine di poter garantire che ogni decisione  futura potesse essere presa all'interno di un quadro normativo più stringente e garantista e non vi  nascondo che, probabilmente, se avessi ricevuto analogo invito all'epoca avrei risposto con un convinto "no no" al vostro appello. Ma oggi, a distanza di oltre 10 anni, lo scenario é profondamente cambiato. Il progresso scientifico e l'impianto normativo europeo in materia, si sono da allora notevolmente evoluti. Il principio di precauzione, di cui l'UE é portatrice in tutto il mondo, ha consentito di ammettere alla coltivazione solo quegli OGM considerati sicuri a seguito di un iter di valutazione minuzioso e basato su rigide valutazioni  scientifiche, che vede garante l'EFSA, organismo dell'UE che opera avvalendosi di esperti indipendenti.  Allo stesso tempo i progressi della ricerca e le risultanze dei piani di monitoraggio hanno permesso di  acquisire certezze importanti rispetto al tema della sicurezza alimentare. I controlli e le verifiche a cui  sono sottoposti gli Ogm consentono di essere assolutamente sicuri; paradossalmente più di quanto lo si  possa essere per i prodotti cosiddetti naturali (basti pensare ai severi controlli sulla presenza di allergeni cui sono sottoposti gli Ogm e a cui, ovviamente, non è sottoposto il resto della produzione agricola). Questo non significa che necessariamente ogni Ogm in quanto tale sia“buono”, semplicemente che

sono fermamente convinto che la legislazione europea garantisca a pieno i nostri consumatori. Sono inoltre convinto che l’unico Ogm a fini alimentari oggi ammesso alla coltivazione in Europa (il mais BT) sia assolutamente sicuro e che se l’Europa dovesse decidere di ammetterne altri, questi lo sarebbero altrettanto.
Continuerò in tal senso ad impegnarmi affinché l’UE continui a muoversi con gradualità e cautela,  attenendosi rigorosamente al principio di precauzione. Sul terreno della sicurezza alimentare, va sottolineato come in questi anni il dibattito si sia spesso sviluppato a partire da mistificazioni che hanno cavalcato una sorta di sindrome dello sconosciuto. Una moltitudine di casi di cattiva informazione hanno fatto crescere le preoccupazioni dell’opinione pubblica, tanto che un importante osservatorio nazionale sull’informazione è  arrivato a parafrasare l’acronimo Ogm, traducendolo in “organismi giornalisticamente modificati”.Si è perfino parlato degli effetti generati da prodotti mai esistiti in commercio (celebri i casi della fragola pesce e del pomodoro antigelo), con tanto di dati e statistiche prese chissà dove. Leggende metropolitane  (come quella dei suicidi dei contadini indiani causati da inesistenti semi sterili Ogm), che hanno trovato purtroppo terreno fertile e non hanno giovato al confronto delle opinioni, che potrà essere realmente  costruttivo solo se basato su dati certi, risultanze scientifiche e prove empiriche. L'evoluzione della ricerca ha portato a fare modificazioni genetiche senza spostare geni da varietà animali a varietà vegetali  ma solo all'interno della stessa specie, sgombrando così il campo dal rischio del cosiddetto "Frankestein food" ovvero OGM derivati da un incrocio tra geni appartenenti a specie animali e quelli di specie vegetali.
Se il tema della sicurezza alimentare è quello che più di tutti ha condizionato e condiziona il dibattito sugli Ogm, anche altri aspetti, non marginali, sono oggetto di attenzione e discussione. In particolare gli aspetti ambientali ed economici legati all’adozione di colture Ogm.  Per quanto riguarda il primo aspetto ed in particolare il tema della biodiversità, occorre dire che molte  delle varietà vegetali che oggi compongono la nostra dieta sono il frutto di selezioni mirate, assistite da

tecniche biotecnologiche. La storia dell’agricoltura è fatta di tecniche di selezione e miglioramento che oggi sono solo assistite da maggiori conoscenze e migliori strumenti, che riproducono e indirizzano in

 laboratorio lo scambio di materiale genetico. Solo negli ultimi sessant’anni sono state create oltre 2000 varietà cosiddette mutanti e ne è testimonianza il fatto che solo in rarissimi casi le specie agricole che contribuiscono alla nostra dieta quotidiana esistono allo stato selvatico. Anche i MAS (Marcatori molecolari assistiti) su cui si è espressa favorevolmente una parte delle realtà contrarie agli OGM, non sono altro che uno strumento in più per capire come funzionano i geni e quali sono quelli interessanti nell’espressione dei caratteri che riteniamo utili.  Anche rispetto al tema della coesistenza, diverse e significative evidenze, comprese le risultanze dei piani di monitoraggio europei, dimostrano come la stessa sia possibile. Le distanze da tenere tra le coltivazioni possono variare a seconda delle varietà ma anche qui in molti casi disponiamo di dati certi. Inoltre va considerato come la maggiore produttività degli Ogm può consentire di coinvolgere superfici minori, risparmiandole in molti casi alla deforestazione. Ancora, va ricordato come in alcuni casi gli Ogm possano addirittura contribuire alla biodiversità, assicurando la continuità di specie vegetali a rischio, e possano soprattutto condurre ad un decremento nell’uso di pesticidi o di una risorsa preziosa come l’acqua.
Va sottolineato, comunque, che su questi aspetti, per casi specifici, il dibattito scientifico risulta molto animato e questo rafforza il mio convincimento che le situazioni vadano valutate caso per caso e il problema non si possa ridurre allo scontro tra pro e contro Ogm. Infine, le motivazioni economiche che attengono l’aspetto dei brevetti e quello dell’opportunità economica di coltivare Ogm nel nostro paese. Da questo punto di vista è importante chiarire che gli Ogm attualmente in circolazione riguardano soprattutto commodity, come il mais Bt, che non figurano tra i principali elementi caratterizzanti la nostra straordinaria e ricca offerta agroalimentare. Tanto che, per citare un esempio, già oggi il 90% della soia importata ed utilizzata in Europa è Ogm e da essa dipende gran parte della produzione europea ed italiana di latte e di carne, comprese molte tra le più importanti produzioni tipiche nazionali.
Per quanto concerne poi il ristretto oligopolio che detiene i brevetti, va, invece, sottolineato in primo luogo che la maggior parte degli agricoltori(convenzionali o biologici) acquista i semi che pianta. In particolare per il mais, il 99% dei semi acquistati sono degli ibridi (quindi non utili da ripiantare) ed il 95% del totale sono prodotti da tre multinazionali: Pioneer , Monsanto e Syngenta. L’idea romantica (ma evidentemente poco performante) che gli agricoltori conservino i propri semi per

l’anno successivo non trova riscontro in una realtà in cui si acquistano quasi esclusivamente sementi certificate, perché garanti di qualità e produttività. In secondo luogo l’unico modo per socializzare i vantaggi dello sviluppo degli Ogm è la ricerca pubblica, strumento che può realmente contribuire a rompere gli eventuali oligopoli della conoscenza al servizio delle grandi multinazionali e del solo profitto economico e facilitare lo sviluppo di soluzioni ai problemi agronomici, soprattutto in ampie aree del mondo meno sviluppato.
Tanto più che le biotecnologie costituiscono un campo di ricerca che non richiede grandi capitali e anche piccoli laboratori delle nostre università possono raggiungere livelli di eccellenza nel settore.
La ricerca sugli Ogm in agricoltura è praticamente azzerata da dieci anni nel nostro paese, tra i pochi, nel mondo sviluppato, a non consentire la ricerca in campo aperto, nonostante le garanzie sulla coesistenza siano condivise dalla parte più numerosa e autorevole della comunità scientifica.
La mia storia di ricercatore e le mie radici di agricoltore mi fanno propendere, al di là di ogni posizione, per il protagonismo della ricerca pubblica, che ritengo fondamentale per aiutare agricoltori, consumatori e decisore pubblico nel compiere le scelte migliori. Un approccio che rivendico con orgoglio e che mi fa essere convinto sostenitore della necessità di un dibattito scevro da posizioni pregiudiziali, in cui sia dato più spazio alla scienza e meno all’emotività. Come si fa d'altronde a non essere colpiti ed influenzati dal giudizio convinto e argomentato a favore

degli OGM di premi nobel come Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia o Renato Dulbecco o come si fa a non tener conto del parere positivo di personalitá come il prof Umberto Veronesi o Silvio Garattini che hanno dato tutta la loro vita per salvare vite umane! Si potrebbero loro e tanti altri medici e scienziati di fama internazionale come Margherita Hack o il premio Einstein Tullio Regge assumere la responsabilità di dare un'indicazione pro-OGM cosí chiara se ci fossero rischi reali per la salute umana? O dobbiamo pensare che le "multinazionali" del seme sono riuscite a comprarsi il giudizio di tutti? Dunque, se volevate un “si si, no no” resterete delusi. La mia visione laica non mi consente una risposta  netta su un tema su cui credo sia fuorviante essere pro o contro per partito preso. Certamente ogni valutazione ed ogni considerazione deve mettere al primo posto i temi della saluta umana e della tutela ambientale, ma dobbiamo prendere atto che molte delle argomentazioni storiche contrarie agli ogm in via di principio, si sono rivelate sbagliate. La realtá potrebbe un giorno farci giungere a conclusioni assai diverse dal pensiero comune. La ricerca deve aiutarci a sciogliere ogni dubbio, anche se solo volessimo

dimostrare che tutto il mondo sta sbagliando e noi siamo nel giusto
Paolo De Castro

Allegati:
Scarica questo file (decastro.pdf)De Castro31 Kb
 
XHTML e CSS validi