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Sviluppo agricolo in Africa: una lettera per riflettere

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Un ritorno al passato sarebbe oggi più che mai disastroso per l’agricoltura mondiale sia in termini ecologici sia in termini di sicurezza alimentare. Pertanto l’agricoltura è oggi chiamata ad una massiccia innovazione, specie nelle aree ancora afflitte da diffusa arretratezza e scarsissima produttività. Il Parlamento Europeo non la pensa così e ce lo ha dimostrato l’8 giugno scorso votando a larghissima maggioranza (577 favorevoli, 24 contrari e 69 astenuti) una mozione del capogruppo verde Maria Heubuch che blocca i fondi per la New Alliance for Food Security and Nutrition, creata in ambito G8 per stimolare l’innovazione tecnologica dell’agricoltura africana, e limita i finanziamenti futuri alle agricolture di sussistenza, con l’obiettivo di “evitare alle agricolture africane i disagi connessi all’innovazione tecnologica”. 

Si tratta di una decisione gretta e che dimostra quanto il Parlamento Europeo sia lontano dalle reali esigenze del continente africano, che oggi è in grado di soddisfare solo il 50% del proprio fabbisogno alimentare. Mi pare pertanto utile porre a conoscenza dei lettori la lettera aperta che un agricoltore del Kenya, il dottor Gilbert Arap Bor, ha inviato al Parlamento Europeo cercando invano di evitare che una tale decisione venisse assunta.
Segnalo anche che la lettera in questione è mirata soprattutto al tema degli organismi geneticamente modificati (OGM) in quanto questa costituisce la punta di diamante del movimento antitecnologico, oscurantista e luddista che ha nell’ambientalismo più retrivo e in tradizionalisti di varia matrice (da noi personaggi come Ermanno Olmi e Carlo Petrini) i propri protagonisti ma al quale per svariate ragioni (spesso di mera ricerca del consenso) strizzano l’occhio personaggi come il presidente degli Stati Uniti Obama
Murnau Garden - Wassily Kandinsky

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