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Siccità e serbatoi artificiali, che fare?

Il 6 marzo 2018 si è svolta all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua.

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In sintesi è stato evidenziato che gli scenari climatici per il futuro confermano l’accentuarsi dei cambiamenti della variabilità delle precipitazioni con l’alternarsi di stagioni piovose e stagioni secche. Inoltre, aumenta ancora l’aggressività delle piogge che tendono ad intensificarsi e a distribuirsi in un numero minore di giorni, le cosiddette bombe d’acqua.
L’impatto delle forti precipitazioni sui terreni lavorati provoca l’immediata rottura degli aggregati superficiali le cui particelle disperse formano una superficie sigillante per cui l’acqua si perde pressoché totalmente per scorrimento superficiale; nei terreni inerbiti e forestali la capacità di infiltrazione consente di immagazzinare una parte delle precipitazioni, ma anche in questo caso la gran parte dell’acqua si perde per scorrimento superficiale. Da un punto di vista agronomico questo vuol dire che la pioggia è meno efficace per le colture. L’efficacia della pioggia si misura in termini di acqua immagazzinata nel profilo del suolo. L’acqua di pioggia che non si infiltra nel suolo, come detto, si perde in massima parte per ruscellamento superficiale ma anche quella che si infiltra non viene trattenuta a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Oltre alla intensità di pioggia e alle caratteristiche del terreno, le pratiche agronomiche modulano il bilancio idrico e quindi la partizione dell’acqua di drenaggio e ruscellamento…

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