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Serre: settore dinamico e moderno

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Le serre rappresentano da tempo una realtà produttiva di rilievo, destinata a svilupparsi ulteriormente, sia in senso territoriale, sia con riferimento alle colture protette : l’agricoltura, ormai è risaputo, è un’attività con sempre meno terra e maggiori investimenti; e richiede, pertanto, anche una costante protezione attiva contro le calamità.

Ciò determina, per i serricoltori, nuove esigenze e nuovi problemi, con riferimento sia alle costose strutture, sia alle delicate coltivazioni praticate; e postula l’impegno di professionisti portatori di conoscenze connotate da specificità riferite al settore : dottori agronomi in particolare.

La Compagnia di Assicurazione – presso la quale lavoravo – effettuò, negli anni ’90, un approfondito studio relativo ai problemi connessi alla serricoltura, partendo da lontano ed evidenziando che già nell’antica Grecia e nelle aree gestite da Roma vi erano “colture protette”; e sostenendo che è stata la scoperta del vetro a dare l’avvio alla serricoltura propriamente intesa.

Lo studio evidenziò, altresì, che nei secoli XV e XVI la nascita e l’intensificarsi dei rapporti con i Paesi d’oltre oceano comportò l’esigenza di creare le condizioni per la messa a dimora di piante tropicali e favorì la nascita degli orti botanici e lo sviluppo soprattutto delle serre inglesi, fornite di armature metalliche e superfici vetrate.

È nel secondo dopoguerra, comunque, che ha preso l’avvio la moderna serricoltura, sviluppatasi in presenza di taluni fattori essenziali : vicinanza a centri urbani e disponibilità di calore naturale, quale  quello del sole dei Paesi mediterranei.

Un’idea chiara della evoluzione del settore è data da pochi numeri : negli anni ’70 l’83% circa delle strutture era realizzata in legno; sempre in tale periodo la maggiore diffusione di serre si ebbe in Sicilia – per la ricchezza di sole e di luce – con oltre 3000  ettari, quasi tutti nel ragusano; seguivano la Liguria (regione a clima temperato), con 1200 ettari, di cui l’80% in provincia di Imperia, il Lazio con oltre 1.000 ettari (il 90% a Latina), Toscana e Campania con minori estensioni.

In totale, poco più di 6.300 ettari di terra coperti da serre grezze, che erano, però, il portato di uno sviluppo eccezionale, in quanto nel 1960 la superficie interessata era di soli 600 ettari. Stime attendibili portano a ritenere che le aziende attualmente interessate sono oltre 50mila, per una superficie di circa 43.000 ettari; ma la serricoltura merita di essere meglio conosciuta, anche mediante un razionale censimento.

Un’attenzione particolare va riservata anche alle assicurazioni collegate al settore, ricordando quelle più praticate, riepilogabili in due pacchetti : a) vento, grandine, neve, trombe d’aria;  b) danni da variazioni di temperature, dovute anche a guasti tecnici.

Giova ricordare, inoltre, il cosiddetto “pacchetto atmosferico”, comprendente uragani, trombe d’aria, bufere, tempeste sempre più frequenti e devastanti, con possibilità di estenderlo ad altre avversità.

Conviene tenere conto di tali possibilità assicurative, superando il diffuso “ottimismo” di molti serricoltori e la “prudenza” delle Compagnie di assicurazione; evidenziando, però, che molte di esse, in verità, hanno recepito la importanza del settore e offrono buone polizze, comprendenti pressoché tutti i danni innanzi elencati.

E’ possibile, ormai, assicurarsi anche contro i danni prodotti da fenomeni socio-economici : atti vandalici, scioperi, sommosse, terrorismo, sabotaggio; nonché da quelli conseguenti a eventi poco frequenti, ma catastrofici.

Molte altre le garanzie “opzionali”: fenomeni elettrici, fermo di attività a seguito di sinistro indennizzabile, ricorso di terzi danneggiati.

L’interessante studio citato all’inizio dell’articolo – frutto, evidentemente, anche della sensibilità degli estensori – sostenne che quello delle serre è un universo ricco di prospettive : previsione sicuramente attuale,  anche perché è un’attività ancora poco conosciuta in vaste aree di molte regioni.

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