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Salviamo il lago di Bracciano con l’acqua del depuratore Cobis

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  1. Introduzione

Senza voler fare terrorismo ambientale è piuttosto probabile che il lago di Bracciano si vada rapidamente ritirando se sussistono le attuali condizioni idrogeologiche e di variazioni climatiche. Pensate a cosa potrebbe succedere al paesaggio e all’economia locale se il lago si andasse gradualmente prosciugando?

E’ necessario prevenire per tempo questa sciagurata eventualità, ed è proprio questo lo scopo dello studio-progetto eseguito da ricercatori che da sempre si occupano della gestione idrica e della progettazione e costruzioni di impianti di trattamento delle acque, in particolare di osmosi inversa.

L’acqua è una sostanza preziosa per la vita e per il Pianeta. La sua disponibilità, soprattutto quella dolce, quella dei fiumi, dei laghi e delle falde è a rischio anche a causa di comportamenti di Paesi come il nostro. E’ necessario quindi adottare tutte le misure possibili per non disperdere questo patrimonio per altro già a rischio a causa dei cambiamenti climatici. Il nostro pianeta possiede sufficiente acqua potabile per far si che sia accessibile e pulita per tutti. Ma a causa di infrastrutture scadenti o cattiva gestione economica, ogni anno milioni di persone, di cui la gran parte bambini, muoiono per malattie dovute ad approvvigionamento d’acqua, servizi sanitari e livelli d’igiene inadeguati.

I mari contengono il 97,5% dell’acqua del pianeta ma si tratta di acqua salata, solo il 2,5% è acqua dolce, di cui il 70% è congelato nelle calotte polari. Solo lo 0,007% dello stock d’acqua mondiale è disponibile in fiumi, laghi e giacimenti sotterranei, comunque un valore piuttosto piccolo.

In questo articolo si riporta un esempio concreto di riutilizzo dell’acqua proveniente da un depuratore biologico (Cobis) per depurarla ulteriormente con tecniche di osmosi inversa, che genera un’acqua praticamente distillata, e reimmetterla nel lago di Bracciano. Il Cobis  restituisce un’acqua depurata piuttosto purificata, con un COD compreso fra 20 e 50ppm di ossigeno, un BOD di circa 10-20ppm di ossigeno, quindi ben al di sotto della soglia dei 100ppm per il COD e di 50ppm per il BOD. Il volume di quest’acqua è di circa 24.600m3 nelle 24 ore e deriva da un bacino di servizi di oltre 90.000 persone che comprende oltre ai tre Comuni del lago anche quelli di Manziana, Oriolo, Caprarola, il quartiere di Cesano ecc.

Attualmente l’acqua depurata del COBIS, dopo clorazione, viene riversata nel fiume Arrone che scarica a mare nei pressi di Maccarese. Basterebbe semplicemente eseguire una seconda fase di depurazione, come l’osmosi inversa, per immette quest’acqua chimicamente potabile nel lago di Bracciano e prevenirne il rischio di un progressivo prosciugamento. Basterebbe trattare soltanto 6.000m3/giorno per restituirle a quelle del Lago, lasciando il resto delle acque del Cobis circa 19.000m3/ giorno sempre nel fiume Arrone che non si può prosciugare.

Lo studio tiene conto dell’assetto idrogeologico del territorio per evitare di non ridurre troppo i volumi di sversamento nel fiume Arrone liberando il lago di Bracciano dalla scomoda funzione di bacino di riserva idrica potabile per la città di Roma, cosa che ha portato all’attuale impoverimento delle acque del lago. La proposta tecnica è centrata sulla progettazione dell’impianto di osmosi inversa (6.000 m3/giorno) che quindi andrebbero riversate nel Lago di Bracciano sul versante di Anguillara Sabazia. L’impianto di Osmosi progettato può essere allestito all’interno del Cobis perché è compatto e completamente automatizzato, quindi richiede pochissima manodopera, perchè è gestito da remoto. Il consumo energetico dell’impianto di osmosi sarà di 3.600kWh/giorno, equivalente ad un costo di circa 622 €/giorno, il costo dell’impianto è di circa 760.000 €.

E’ ormai certo che l’ACEA si appresta ad inviare le acque depurate del Cobis direttamente ai giardini del Vaticano, dopo avere costruito un acquedotto ad hoc costato 40 milioni di €. Le acque del depuratore sono patrimonio della comunità locale quindi devono essere impiegate localmente prima di tutto per l’agricoltura.

  1. Recupero- rigenerazione- riutilizzo dell’acqua

Quantità enormi d’acqua vengono utilizzate dall’uomo nei settori civile, industriale ed agricolo e poi riversate direttamente, dopo processi di depurazione nei fiumi, nel mare o nel suolo, senza badare alle opportunità di rigenerazione al fine di riutilizzarla nelle attività utili all’uomo, spesso nello stesso comparto produttivo o nella stessa azienda che ha generato gli effluenti. Il riutilizzo dell’acqua da parte delle stesse aziende produttive è anche incentivato con contributi che riguardano, ad esempio, il costo agevolato dell’energia elettrica ed è tra l’altro presente in uno dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) inglobati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Si riportano di seguito alcuni punti importanti.

6.3 Migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale

6.4 Aumentare considerevolmente entro il 2030 l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore e garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze

6.a Espandere entro il 2030 la cooperazione internazionale e il supporto per creare attività e programmi legati all’acqua e agli impianti igienici nei paesi in via di sviluppo, compresa la raccolta d’acqua, la desalinizzazione, l’efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue e le tecnologie di riciclaggio e reimpiego

Le raccomandazioni dell’Agenda 2030 devono promuovere e sostenere la cultura e la pratica del riciclo-riutilizzo che è ancora poco applicata nel nostro Paese. Uno dei problemi che ostacolano la pratica del riciclo e riutilizzo dell’acqua dipende dal fatto che le industrie praticamente non la pagano o lo fanno in maniera simbolica. Di solito le industrie stipulano una convenzione con le amministrazioni locali con le quali concordano una tariffa forfettaria ben diversa da quella che pagano i singoli cittadini per le loro abitazioni.

Dal punto di vista tecnico anche le acque nere possono essere trasformate in acqua potabile, come avviene ad esempio per gli astronauti nello spazio. Per motivi di sicurezza tuttavia è proibito, giustamente, fare un uso potabile di un’acqua reflua da rete fognaria.

Oggi per fortuna i depuratori a fanghi attivi e quelli chimico-fisici civili, operanti sia su scarichi civili sia su quelli industriali, funzionano egregiamente e sono in grado di rispettare le specifiche di uno scarico nei corpi idrici recettori. In termini molto indicativi le acque depurate dagli impianti consortili o industriali devono avere per legge (D.L.152 del.2006) un carico inquinante inferiore ad un valore di COD (Chemical Oxygen Demand) di 100ppm di Ossigeno, e un BOD (Biological Oxygen Demand) inferiore a 50ppm di Ossigeno, il che significa un’acqua piuttosto pulita. Perché allora non utilizzare questa risorsa, eventualmente depurata ulteriormente, per applicazioni industriali, ad esempio impiegandola come liquido di raffreddamento delle torri industriali o semplicemente per l’irrigazione dei campi o dei giardini pubblici e privati? Forse manca una sensibilità per questo tipo di riutilizzo che ricade soprattutto sulle aziende che gestiscono gli acquedotti. Per rendere più esplicita questa possibilità di riutilizzo facciamo un esempio pratico vicino a Roma.

Il famoso lago di Bracciano è purtroppo a rischio di prosciugamento, negli ultimi 5 anni il suo livello idrico si è abbassato di circa 2-3 metri, come si vede dalla figura 1. D’altro canto in tutto il perimetro del lago c’è una rete fognaria, detta anche anello, che raccoglie le acque di alcuni comuni come Bracciano, Trevignano, Anguillara, Manziana, Oriolo, Cesano ecc. e che conferisce queste acque al grande depuratore dell’Acea denominato COBIS (Collettore Biologico Sabatino) sito nel comune di Anguillara…

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Bracciano

 

 

 

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