BANCA DATI

Ricordando l’amicizia con Michele

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Il chiostro dell’ex  convento che ospitava l’Istituto Tecnico Agrario Statale  di Alanno, in provincia di Pescara, era umido e freddo  una sera di novembre del 1968. Appena laureato, ero ritornato nella scuola nella quale ero stato studente orgoglioso di dover insegnare agronomia. Mi  sentivo un po’ padrone di casa.  Michele entrò nel chiostro un po’ curvo nel suo elegante cappotto di lana scura , gli andai incontro e ci presentammo, veniva da Lecce, mi disse, avrebbe insegnato chimica. Diventammo amici, un’amicizia che si è interrotta bruscamente pochi giorni fa.

Michele ha passato la vita a studiare l’orzo,  cominciando proprio ad Alanno. Quell’anno la Birreria Moretti aprì un birrificio a Popoli, poco distante da Alanno, e i dirigenti del birrificio chiesero alla scuola di verificare se in Abruzzo  fosse possibile produrre orzo da birra. Il Preside chiese a me e a Michele,  nuovi insegnanti di Agronomia e di Chimica, se eravamo disposti a provvedere. Accettammo.  E con una  attività che si aggiungeva alla didattica, che a ripensarci ha dell’incredibile, con la partecipazione appassionata degli studenti, scrivemmo il nostro primo lavoro da ricercatori: “L’orzo da birra in Abruzzo” di A. Michele Stanca e Antonio Brunetti , 1970. Per l’Istituto e per la Birreria Moretti fu un successo, il lavoro ci fu anche ben pagato, e per Michele fu  anche altro. Quando dopo poco vinse il concorso del Ministero dell’Agricoltura per un posto nell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, ebbe l’incarico  di gestire la sezione di Fiorenzuola D’Arda destinata allo studio, appunto, dell’orzo.

Quante esperienze insieme! Una fra tutte: un giorno ho corso il pericolo di ucciderlo. Eravamo andati a caccia di colombacci. Michele  era cacciatore, aveva due fucili e mi chiese molto imprudentemente di portarne uno. Si fidava di me. Lo seguivo attraverso campi divisi da fossi e siepi. Il fucile era carico. Lo portavo bilanciandolo in mano come nei film di guerra.  Saltando un fosso mi è partito un colpo. Ho visto con terrore che a due-tre metri da Michele la rosa dei pallini ha aperto nella siepe  un grosso buco rotondo all’altezza del torace. Quel giorno anche i colombacci si sono salvati e io da allora non ho più toccato un fucile.

Michele ere molto abile a raccontare e descrivere fatti e storie. Capacità di affabulazione che gli è stata utile per arricchire la parte divulgativa della sua prestigiosa attività professionale. A me piacevano i racconti che riguardavano Soleto e i personaggi che animavano il paese. Si esaltava raccontando dei suoi amici del Cupone (il giardino-piazza di fronte alla casa che lo aveva visto bambino) con  le panchine, “il Senato”,  teatro di discussioni infinite.  Raccontava del mondo agricolo del Salento in modo quasi poetico. Che mondo quello di Michele! La prima volta che ho dormito a casa sua fui svegliato presto al mattino, era ancora buio,  da uno strano battere di zoccoli sul pavimento. Non ti preoccupare, mi disse,  è la mula. Chiama mio padre per andare in campagna. Si esaltava parlando della caccia. Si aiutava con le mani simulando il volo della beccaccia. Mi mancheranno i suoi racconti.

Michele aveva viaggiato in tutto il mondo e in ogni luogo dove si era fermato,  anche per poco tempo,  aveva stretto amicizie fortissime.  In tanti lo piangeremo.

Aveva un amore sconfinato per la sua famiglia. A me ha fatto dono della sua amicizia.

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