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Quale agricoltura dopo il Coronavirus?

Il settore ha retto lo stress test. Gli imprenditori temono però regolamentazione, ideologie e interessi che frenano lo sviluppo del mercato

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L’industria agroalimentare italiana ha retto la prova della pandemia. Eppure il settore ha registrato trasformazioni profonde, per poter servire i consumatori finali mentre tutto il tessuto economico circostante era assente per decreto.

Quale agricoltura dopo il coronavirus?  è il titolo del webinar tenutosi il 21 maggio e organizzato da IBL e Società Agraria di Lombardia. Su tale domanda si sono confrontati alcuni imprenditori della filiera. Il seminario online è servito anche a considerare, dagli autorevoli osservatori situati in ambiti e aree geografiche differenti, le difficoltà imposte dal contesto economico e regolatorio.

Sugli operatori del settore gravano ideologie che non aiutano il mercato e i consumatori, a cui nell’emergenza sanitaria si è sommata un’ondata emotiva che ha definito il comparto agroalimentare ora come eroico, ora come parte di una congiura favorevole allo shock pandemico. Dario Casati, professore emerito di economia agraria dell’Università degli Studi di Milano, ha inquadrato così i tempi attuali nella sua relazione introduttiva. 

Su politiche pubbliche, cultura imprenditoriale e questioni irrisolte per l’economia essenziale in cui operano si sono confrontati – in un dibattito moderato da Flavio Barozzi – gli imprenditori Roberto Brazzale, Giordano Masini e Silvia Stringa. E’ stata così individuata un’agenda complessa e con un certo grado di urgenza, specie per le imprese che faticano a portare il cibo nelle tavole degli italiani come vorrebbero. A frenare la loro attività è spesso l’iper-regolamentazione, che soffoca l’innovazione perseguita dalle imprese e che non consente di soddisfare i sani interessi che i consumatori esprimono.

 

Il webinar è disponibile on-demand sul canale YouTube di Istituto Bruno Leoni.

SOCIETA-AGRARI-LOMBARDIA

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