BANCA DATI

Prossimo ballo a Parigi

Un passo avanti ma le associazioni ambientaliste come il WWF si dichiarano deluse

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Si è conclusa con un accordo in extremis la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si è tenuta a Lima in Perù . Per la precisione, si tratta della 20^Conferenza della Parti (CoP 20), ossia della riunione periodica delle delegazioni governative dei paesi che hanno firmato e ratificato la UNFCCC – la Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico approvata nella famosa Conferenza di Rio, nota come il Summit della Terra, del 1992.
Data la difficoltà della terminologia e la necessità del suo corretto impiego– il tutto aggravato dallo stile inconfondibile della burocrazia onusiana -è opportuno chiarire alcune cose. La prima è che questa CoPè una riunione delle delegazioni rappresentanti degli aderenti alla UNFCCC, ovvero una sede politica, diplomatica e di impostazione della cooperazione dove la natura del problema viene discussa. Questo è l’evento principale che si è tenuto a Lima. Solo secondariamente, sempre a Lima, si è tenuta la CoP del Protocollo di Kyoto, cheè un preciso e dettagliato accordo internazionale – certamente legato alla Convenzione ma distinto dalla stessa – che impegna le parti in modo legalmente vincolante a operare al fine di ottenere riduzioni delle emissioni in atmosfera di gas clima-alterantispecifiche per ciascun paese.
A loro volta, sia la UNFCCC che il Protocollo di Kyoto sono entità diverse dall’International Panel on Climate Change (IPCC) che è l’organismo tecnico internazionale istituito da due organi permanenti delle Nazioni Unite, l’UNEP (Programma delle NazioniUnite per l’Ambiente) e il WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale)allo scopo di verificare, in termini scientifico-tecnici, l’esistenza, l’andamento ed i meccanismi del cambiamento climatico.
La distinzione tra questi diversi “fori” internazionali (così detti in quanto sedi di dibattito e eventualmente di decisione)non è facile per il profano. In termini semplici, la Convenzionecostituisce la sede dove si discute essenzialmente in ambito politico e diplomatico circa la rilevanza della questione climatica e si verificano le intenzioni e le disponibilità dei governi a tale proposito. Come nel casodi tutti gli strumenti internazionali, questa convenzione deve essere firmata, quindiratificata ed infine applicata da un paese per essere realmente accettata: com’è noto, gli Stati Uniti hanno solo firmato la UNFCCC, senza confermare la propria posizione in proposito in diverse legislature e presidenze. IlProtocollo è un trattato specifico, in questo caso deciso dalla convenzione, per definire in relazione ad alcune parti della stessa, impegni legalmente vincolanti per i paesi contraenti.Il panel, infine, è un organo tecnico, anche se di esclusiva nomina da parte dei governi e,inpratica,con nessuna obbligatorietà di livello di esperienza.
In genere, questi distinguo non vengono ricordati dai giornali e dagli altri mezzi di comunicazione. Si aggiunge così confusione ad un quadro già difficile, in special modo quando viene dipinto l’eventodi Lima, e quelloprecedente di Copenhagen (CoP 19), come confermadi un’interpretazione catastrofista e totalizzante dell’effetto serra.Così non é, se non altro perché non è questa la sede appropriata.Non lo è nemmeno la concomitante riunione del Protocollo di Kyoto in quanto l’effetto serra di origine antropica, che sia confermato o meno, è un problema che viene trattato altrove, e precisamente nell’IPCC.
Nel periodo precedente alla CoP 20, molti paesi – sono 196 quelli dell’ONU interessati alla questione – ed in particolare i membri dell’Unione Europea avevano cercato di mostrar ottimismo, anche se il fatto che gli esiti diLima fossero in alto mare era ben noto. Veniva sottolineato il clima politico positivo generato dall’accordo USA-Cina sulla riduzione delle emissioni, anche se gli impegni presi dalla Repubblica popolare sono limitati e accompagnati dal rifiuto di accettare ispezioni esterne sugli obiettivi raggiunti. Invece, l’accordo chiave sui finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo è difficile da raggiungere e Cina, India e Brasilesono particolarmente rigidi nel mantenere le proprie posizioni.
La CoP 20 ha comunque raggiunto un accordo minimale sul fatto che è previsto  un documento base da approvare il prossimo anno al vertice di Parigi (Cop21). L’accordo è stato raggiunto ore dopo che una precedente bozza era stata respinta dai Paesi in via di sviluppo che hanno accusato le nazioni industrializzate di sottrarsi alle proprie responsabilità nel finanziamento del fondo per l’ambiente.
Sulla base dell’accordo sottoscritto, i Paesi dovrebbero presentare all’ONU entro il 1° ottobre 2015 impegni «quantificabili» ed «equi» di riduzione delle emissioni, oltre a una dettagliata informazione sulle azioni da seguire. È poi previsto che l’IPCC verifichi che l’ effetto complessivo degli impegni proposti da ogni singolo paese siano sufficienti affinché la temperatura non salga oltre i 2 gradi in più rispetto a prima della rivoluzione industriale. L’obiettivo è l’adozione di un accordo universale e vincolante che raggiunga il risultato di non superare i 2 gradi di cui sopra.
Il compromesso non ha convinto associazioni ambientaliste come il WWF. La UE lo ha giudicato invece «un passo avanti». Anche il papa è stato arruolato per cercare di dare un tono di ottimismo agli esiti della riunione.
In realtà, quel che sembra è che la riunione si sia conclusa con un passo indietro: tutto torna in alto mare e, anche ammettendo che i paesi preparino davvero i loro compitini per l’autunno, è ben difficile che essi risultino compatibili fra di loro. Inoltre, il livello di definizione edi accettazione del compromesso si sta abbassando in molti paesi; specialmente nei nuovi “grandi” come Cina, India e Brasile, che subordinano ogni cosa ai loro obiettivi di potenza. Ci diceva un anziano esperto (non italiano) che partecipa a queste scadenze: “il vostro problema è: quante tonnellate di CO2 vale un fuciliere di marina?”.
Alcuni maligni dicono che, sulla via di Parigi, scoppierà la “bolla” del catastrofismo da CO2. Chissà? Certo è che hanno ripescato come “ambasciatore” della CoP di Parigi il premio Nobel e ex vice-presidente USA Al Gore…

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