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Progresso ed ecologia: l’eterno ieri o un migliore domani?

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Una diatriba sempre più accesa caratterizza ogni confronto; quelli culturali o scientifici quasi non esistono più, sostituiti da contrasti fondamentalmente alimentati da ideologie diverse.

La cultura moderna non accetta, spesso, un dialogo che abbia come scopo la ricerca di verità anche tra posizioni diverse, ma pretende di affermare la propria verità, senza rendersi conto che si tratta, comunque, di una verità presunta, spesso indimostrabile.

In questo quadro si pone, purtroppo, anche il confronto tra Progresso ed Ecologia. Le iniziali maiuscole sono d’obbligo; chi è a favore del progresso è inevitabilmente contrario alla ecologia e viceversa. Non v’è disponibilità per concessioni o riconoscimenti alla visione o alla teoria avversa, che non è accettata per incompatibilità di principio.

Il confronto ideologico sfugge sempre più alla ragione. Perché questo succede? Forse la trasformazione della società, dominata da tanti fattori (dallo sviluppo delle tecnologie alla irresistibile crescita e trasformazione demografica, dallo sviluppo di una ricchezza sempre più differenziata alla competizione motivata da un dilagante egoismo) non può che contribuire ad una visione generale sempre più personale.

Il progresso può considerarsi l’effetto dello sviluppo tecnologico e di quello economico. L’aspetto tecnologico ha riguardato, soprattutto nel secolo scorso, lo sviluppo della tecnologia industriale, cioè del miglioramento progressivo degli strumenti “fisici” della produzione, insieme agli aspetti organizzativi di ogni attività, dal settore primario a quello secondario e a quello dei servizi. E ciò ha consentito uno sviluppo economico crescente, del quale hanno ovviamente beneficiato i paesi più aperti a queste innovazioni, con aumenti notevoli delle ricchezze individuali, ma anche della società, mediante investimenti in processi di sviluppo della organizzazione sociale, dalla formazione culturale ai trasporti, per citare solo alcuni esempi.

Negli ultimi decenni, lo sviluppo delle tecnologie ha fatto nascere una realtà virtuale, che ha profondamente trasformato le basi e le prospettive di ogni ulteriore crescita, offrendo alla globalizzazione un acceleratore impensabile. Il mondo si è trasformato in modo radicale con uno slancio verso un futuro non confrontabile con il passato. Anche lo sviluppo economico se ne è avvantaggiato, con dominanza assoluta del settore finanziario, ma con effetti certamente utili in una visione mondiale.

Senza questi processi determinanti, la situazione mondiale e locale non avrebbe conosciuto i livelli di benessere – inteso in ogni senso  – di cui godiamo. Ma sarebbe certamente una folle illusione pensare che il processo possa continuare con le sue positività senza tener conto che questi meccanismi non sono ripetibili all’infinito e che il futuro richiede un aggiornamento delle visioni, delle procedure, delle soluzioni dei problemi, secondo le esigenze e le necessità delle situazioni future.

Il progresso spesso incide sull’ecologia; ma l’ambiente dovrebbe essere rispettato sempre e non per motivazioni di carattere astratto o ideologico, ma perché esso è la casa in cui abitiamo e in cui vivranno i nostri discendenti. Ma anche questa è una medaglia a due facce. Gli aspetti positivi sono noti e incontestabili. Le esigenze della società si devono certamente controllare, ma non si possono eliminare nel nome di un rispetto assoluto e non ragionevole di una pretesa di sacralità intoccabile. Anche qui la ragionevolezza è fondamentale, per le scelte e le decisioni. Se si accettassero incondizionatamente le pretese ambientaliste di intoccabilità, si bloccherebbero troppe volte le possibilità di adeguamento dei processi di sviluppo o delle esigenze sociali di un mondo sempre più dinamico nella sua evoluzione.

Se si tiene conto, con ragionevolezza e consapevolezza, di queste obiettive considerazioni, si rimane sconcertati e turbati, per esempio, di fronte allo scontro che ha caratterizzato, spesso in modo drammatico, il caso della Valle di Susa. Le soluzioni vanno trovate con una concertazione, che deve a sua volta avere la massima disponibilità possibile. Nei limiti, tuttavia, di una ragionevolezza che non sia dominata dalle ideologie. Non sono giustificabili reazioni violente, smisurate, contro persone e imprese che, in fondo, hanno anche l’obiettivo di offrire occasioni di lavoro e di rendita a lavoratori e aziende, in un periodo di grave crisi, come quello attuale.

Già qualche secolo fa le risorse naturali non bastavano ad alimentare una popolazione che era la metà, forse anche meno, di quella attuale. Se aumentassero solo gli individui e le risorse rimanessero invariate cosa avverrebbe ?

Il pregevole 29° Rapporto EURISPES ci ha ricordato l’insegnamento di Ozbekhan : “Programmare non è iniettare il presente nel futuro, ma l’inverso : avere una idea del futuro possibile da innestare nella situazione presente”.

Non si può rimanere incollati a una visione del passato, superata e assolutamente inattuale. Cosa sarebbero l’Italia e tanti altri Stati se non ci fossero le autostrade, gli aeroporti, le ferrovie, le attività industriali che hanno prodotto ricchezza e benessere ?

Bisogna essere consapevoli che dove regna “l’eterno ieri” non v’è certezza di un domani migliore. ( www.fidaf.it)

Giuditta decapita Oloferne - Artemisia Gentileschi

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