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Più verde per la salute dei bambini

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Un’indagine condotta su bambini di età scolare che vivono a Palermo ha sviluppato, per la prima volta in Italia, un approccio che combina urbanizzazione e salute dei residenti, attraverso specifici indicatori. Lo studio è stato condotto da un team multidisciplinare dell’Unità di ricerca di epidemiologia clinica e ambientale delle malattie polmonari e allergiche pediatriche-Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR.
Sono stati coinvolti in tutto 244 scolari (tra gli 8 e i 10 anni), che hanno compilato un questionario per la valutazione dei sintomi respiratori, allergici e generali. Sono stati calcolati gli indicatori individuali di esposizione ambientale sia al greenness che al greyness e al biossido d’azoto (NO2)”.
I dati sono stati elaborati e associati alla georeferenziazione delle residenze degli scolari per l’analisi statistica avanzata.
Una bassa esposizione NDVI (Normalized Difference Vegetation) al greenness si associa ad un più alto rischio di sintomi nasali (naso chiuso, naso che cola e prurito). I bambini che vivono in aree densamente cementificate, riportano più sintomi oculari e generali, come cefalea e stanchezza, rispetto a quelli che vivono in aree di tessuto urbano meno cementificate. La prossimità (<200 m), poi, a una strada ad alto traffico determina un aumento del rischio dei sintomi oculari (bruciore, lacrimazione, sensazione di sabbia negli occhi) e nasali. Con elevate esposizioni a livelli di biossido di azoto (NO2 = 60 µg/m3), il rischio di sintomi generali aumenta.
Da qui l’idea di poter estendere le stesse metodologie integrate di analisi ad aree simili al fine di verificare lo stato di salute dei bambini residenti.

Il Direttore Cnr-Ibim, evidenzia come l’associazione tra il greyness e la salute dei bambini confermi la necessità di una pianificazione urbana sostenibile a misura di bambino.
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Alberi e sottobosco (Parigi, estate 1887)

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