BANCA DATI

Pdop, un partito delle opere pubbliche

Grandi e piccoli interventi costerebbero molti miliardi, ma l’Italia diventerebbe migliore, un posto dove si viaggia e si lavora meglio. Magari avvantaggiando pure il Pil

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Ora che si parla tanto delle opere pubbliche, sarebbe bello se nascesse trasversalmente il Pdop, un partito delle opere pubbliche. Non (solo) le Grandi Opere Faraoniche, i Grandi Eventi Olimpici, le Grandi Occasioni Celebrative che vedranno la luce quando i nostri nipoti avranno i loro nipoti, ma un impegnativo New Deal di opere utili adesso, che portino progresso, civiltà, tutela e lavoro da finanziare con cospicui fondi pubblici (in deficit? Sì, anche in deficit), con un tacito patto di unità nazionale lungo tutto il nostro territorio.

Per esempio: assicurare ponti; puntellare viadotti; rinsaldare gli argini dei fiumi; potare alberi; rimboschire i declivi che, svuotati, provocano frane omicide; curare prati e siepi; bonificare i fiumi sudici; completare le strade inconcluse che se ne stanno pericolanti in piedi come mostri silenti; demolire le villette abusive (almeno le seconde case) sugli arenili; riattivare l’edilizia popolare come fece Fanfani con il piano Ina-casa; mettere in sicurezza ospedali e scuole nelle zone sismiche; riempire le buche stradali; ripulire i tombini; costruire parcheggi sotterranei; ammodernare le piccole stazioni ferroviarie; aggiustare i binari rotti; raddoppiare i binari unici; costruire treni decenti e puliti per i pendolari, con il riscaldamento, l’aria condizionata e persino il servizio bar da dare in appalto (revocabile); portare la fibra ottica nei piccoli paesi, e pure nelle grandi città, dai; costruire gallerie dove necessario; ripristinare presidi sanitari e uffici postali che sono stati sventuratamente svuotati; costruire ovunque impianti per lo smaltimento dei rifiuti, tipo quelli che in Austria e Germania, ecologicamente ineccepibili, ospitano la nostra immondizia garantendo ad austriaci e tedeschi un business che non si capisce perché non lo possiamo fare qui; controllare la stabilità degli stadi; allestire palestre pubbliche; costruire piscine pubbliche; dotare il Mezzogiorno di treni veloci; rinnovare metropolitane, porti e aeroporti e pure stazioni di pullman con le pensiline per difendere i passeggeri in attesa dalla pioggia e dal solleone.

Questo è il programma di massima del nuovo Pdop, partito trasversale delle opere pubbliche. Costa un po’, molti miliardi, ma vale la pena perché poi l’Italia rischia di diventare migliore, un posto dove si viaggia e si lavora meglio. Magari avvantaggiando pure il Pil. Sono aperte le iscrizioni.

18 novembre 2018 (modifica il 18 novembre 2018 | 20:09)

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