BANCA DATI

Patate fritte sicure

image_pdfimage_print

Essere o Siamo fritti è termine familiare che significa essere perduti, rovinati, senza più speranza di salvarsi oppure di ottenere quello che si voleva. Molte sono inoltre i detti che riguardano la frittura, come quello di fritto e rifritto per indicare un argomento o una notizia vecchia, notissima, risaputa da tutti e ormai scontata e banale, perché ripetuta infinite volte, senza dimenticare l’affermazione aria fritta per designare parole o frasi vuote, inconsistenti, dichiarazioni o promesse non corrispondenti alla realtà, prive di fondamento o illusorie. Da dove provengono queste espressioni? Per l’ultima bisogna rifarsi al fatto che qualsiasi cibo anche inconsisten-te diviene buono se ben fritto, per le altre due espressioni è necessario rifar-si a sistemi di cucina che risalgono all’antichità e quando il romano Marco Terenzio Varrone (116 a. C. – 27 a. C.) in riferimento alla cottura delle carni afferma primo assam, secundo elixam, tertio e iure uti coepisse natura docet.

In altre parole, seguendo l’insegnamento della natura per primo è ve-nuto l’arrosto, poi il lesso e per finire la cottura in salsa. In questa sequenza manca la frittura, quasi certamente perché il verbo latino frigo non ha il significato del verbo italiano friggere. Gli antichi Romani infatti e i Latini infatti sono capaci di frigere ceci, lenticchie, fave, ma pure orzo, fronde di cipresso e addirittura sale con un procedimento di cucine parente e sinonimo di torreo, assimilabile dunque a quella che per noi è una tostatura. Un metodo di cottura simile al nostro friggere non manca nell’antichità usando non solo olio, ma anche altri liquidi, ad esempio un misto di garum, olio e vino, oppure di garum, acqua, aceto e olio, o anche in garum e vino, o anche solo nel garum, o infine pure nel miele cotto. Per un diffuso uso della frittura quale da noi ora intesa bisogna arrivare al medioevo e soprattutto alle cotture multiple delle carni, attribuite ai Longobardi, che servono anche per conservare le carni attraverso l’arrostitura, seguita dalla bollitura, poi dalla cottura in salsa o iuscello (guazzetto, salsa, sugo, intingolo, condimento) per arrivare infine alla frittura con l’immersione della carne in un grasso o in un olio bollente. Con la frittura quale oggi intesa si giunge alla fine di un processo oltre il quale non vi è più nulla e quindi, anche ripetendo questa operazione, la carne fritta e rifritta è giunta alla fine…

Vedi articolo

I mangiatori di patate, 1885

I mangiatori di patate, 1885

RelatedPost

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>