BANCA DATI

Passata la sbornia degli extrarendimenti, cosa resta nelle tasche degli iscritti Epap?

La cassa di previdenza di agronomi, chimici, attuari e geologi distribuirà 21 milioni di euro sui montanti degli iscritti. Una buona notizia che però potrebbe restare un unicum nella storia dell'ente, visto l'andamento finanziario che vede tassi di interesse negativi.

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Nell’articolo pubblicato sul sito dell’AdEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati) dal titolo “ EPAP. 21 milioni di euro riversati sui montanti degli iscritti”, l’affermazione del Presidente Poeta : “21 milioni di euro accreditati sui montanti degli iscritti per rendere le pensioni più alte e più adeguate al costo della vita” racchiude in pieno l’ormai assodata conoscenza che, con il sistema contributivo puro, è solo l’ammontare del proprio montante individuale a determinare l’entità della futura pensione.
Giustamente il Presidente dell’EPAP, Stefano Poeta, manifesta tutta la sua soddisfazione per un risultato che, lungamente atteso ed inizialmente ritenuto irrealizzabile dalla scorsa Consiliatura, è stato finalmente conseguito.

Ciò è frutto di un lento ma costante mutamento delle scelte dei vertici dell’EPAP, conclusosi con l’approvazione, da parte Direzione Generale del Ministero del Lavoro, della delibera adottata dal Consiglio di Amministrazione dell’EPAP nella seduta del 29 maggio 2019, che consente di riversare sui montanti individuali, di ogni singolo iscritto, gli agognati extra-rendimenti per gli anni 2013 – 2014 – 2015 e 2016.

L’approvazione della delibera citata faciliterà, inoltre, l’iter amministrativo dei prossimi provvedimenti EPAP sugli extra rendimenti relativi agli anni successivi al 2016.

D’ora in poi sarà quindi possibile valutare in modo chiaro e trasparente la gestione finanziaria della cassa di previdenza, non essendo più possibile per l’EPAP attribuire ai montanti il solo coefficiente di rivalutazione calcolato in base al comma 6 dell’articolo 12 del Regolamento EPAP, che recita: “Il tasso annuo di capitalizzazione dei contributi soggettivi, salvo quanto previsto al comma 8, è pari almeno alla media quinquennale del tasso annuo di variazione nominale del PIL, appositamente calcolata dall’ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente all’anno da rivalutare, ai sensi dell’art. 1, comma 9, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (sub art. 5, d. l. n. 65/15 e l. conv. n. 166/15) e s.m.i “.

Occorrerà infatti tener conto dei risultati annuali di gestione per poter applicare quanto previsto dai successivi commi dell’art 12:
6bis.”Qualora dalle risultanze del bilancio consuntivo annuale, i rendimenti netti realizzati dall’Ente siano superiori agli importi attributi a titolo di rivalutazione di legge, l’Ente può destinare al montante di ciascuno degli iscritti, in misura proporzionale all’entità di detto montante, un importo aggiuntivo fino ad un massimo del 60% della differenza tra l’importo del rendimento netto degli investimenti effettivamente conseguito e il totale degli importi attribuiti a titolo di rivalutazioni di legge”..
6ter.”L’importo aggiuntivo di cui al comma precedente è deliberato annualmente dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente sulla base dei criteri di cui ai precedenti commi 6 e 6bis e previa verifica del rispetto del vincolo dell’equilibrio tecnico, attuariale, economico e finanziario dell’Ente. La delibera assunta annualmente dal Consiglio di Amministrazione è trasmessa per l’approvazione dei Ministeri Vigilanti ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. b) del D.Lgs 509/19942”.
7. ”È istituito un fondo di riserva destinato ad accogliere l’eventuale differenza tra il rendimento degli investimenti effettivamente conseguito e l’importo complessivo capitalizzato secondo quanto stabilito con delibera del Consiglio di Amministrazione di cui al comma 6ter. Il Consiglio di Indirizzo Generale adotta ai sensi dell’art. 7, comma 6, lettera j), dello Statuto, ogni provvedimento necessario per il riequilibrio della gestione, anche con diretta incidenza sulla misura dell’aliquota contributiva, e ciò particolarmente nel caso in cui il rendimento annuo degli investimenti risulti inferiore alla predetta variazione del PIL.”

Ma il futuro dei coefficienti di rivalutazione dei montanti individuali degli iscritti alla cassa previdenziale, nei prossimi anni, non appare così roseo come potrebbe sembrare.

Infatti, nei prossimi quattro anni, paradossalmente, il meccanismo che fino ad oggi ha permesso alla cassa di previdenza di applicare dei coefficienti di rivalutazione dei montanti prossimi allo zero (comma 6 dell’articolo 12 del Regolamento EPAP), userà gli incrementi del PIL, derivanti della lieve ripresa economica riscontrata negli scorsi anni e ciò determinerà dei rendimenti notevolmente più elevati di quelli ora attribuiti ai titoli di stato.

Una dinamica finanziaria totalmente opposta a quella dei tassi d’interesse dei titoli di stato poliennali.

Infatti, con un valore attuale dell’Euribor pari a circa – 0,45%, e con gli indici Irs che ormai quotano valori negativi per periodi fino a dieci anni, è facilmente comprensibile la difficoltà che incontrerà l’EPAP nell’applicare coefficienti di rivalutazione derivanti dall’applicazione del comma 6 dell’art 12 sopra citato.

Osservando la curva dei tassi dei mutui offerti attualmente dalla generalità delle banche si evince che molte delle migliori offerte nel mercato immobiliare dei mutui, dal tasso variabile a quello fisso, sono ormai inferiori all’1%

Tanto che potrebbe verificarsi anche in Italia ciò che stanno sperimentando altre nazioni europee, ovvero l’applicazione dei tassi negativi sui prestiti: un puro non senso finanziario

Questo perché con gli attuali tassi della BCE, in alcuni istituti finanziari sta maturando l’idea che l’applicazione di tassi negativi alla clientela sia da considerarsi, se non una perdita secca, un “costo” inferiore rispetto al deposito del denaro presso la BCE (-0,40%).

Dai primi giorni del mese di agosto la terza banca della Danimarca, la Jyske Bank, propone dei mutui a dieci anni a tasso fisso negativo, di -0,5% mentre un’altra banca di nazionalità finlandese, la Nordea, sempre in Danimarca, intende proporre un mutuo a tasso fisso a venti anni, a tasso zero.

A titolo esemplificativo, su una pratica per un mutuo di 100 mila euro, dopo dieci anni il cliente di Jyske Bank restituirà 95 mila euro.

La gioia di ogni sottoscrittore di un mutuo.

L’esempio danese sta per essere seguito anche da alcuni piccoli istituti di credito tedeschi.

Se quello sopra descritto è il futuro prossimo delle politiche monetarie europee, l’EPAP dovrà rivedere tutte le sue strategie finanziarie se vuol garantire non solo gli extrarendimenti, ma anche i coefficienti di rivalutazione previsti per legge.

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