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Osservatorio: “Dialoghi nell’agroalimentare”

Presentazione

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Un gruppo di persone, ricercatori, docenti, operatori interessati alle dinamiche in atto nel settore agroalimentare ha costituito, in collaborazione con FIDAF, con l’Associazione Passinsieme e con la rete del Festival Cerealia, l’Osservatorio Dialoghi sull’agroalimentare con la finalità di avviare una riflessione multidisciplinare sullo stato della comunicazione tra le componenti dei sistemi agroalimentari (detentori ufficiali di conoscenza, società civile e poteri politici ed economici) e avanzare proposte concrete per (ri)costruire un clima di fiducia reciproca, migliorare i flussi di comunicazione e facilitare percorsi di assunzione ed attuazione di decisioni condivise.

L’Osservatorio sul dialogo nell’agroalimentare sta organizzando una prima tappa di ampio confronto tra i portatori d’interesse del settore agroalimentare sotto forma di un workshop dal titolo Dialogo nell’agroalimentare: dal caos al patto sociale, che si terrà il prossimo 8 giugno presso presso l’Aranciera dell’Orto Botanico di Roma (Largo Cristina di Svezia, 24), gentilmente messa a disposizione dall’Università La Sapienza di Roma. Clicca qui per la scheda che presenta il progetto dell’Osservatorio e i temi in discussione l’8 giugno.

L’Osservatorio sul dialogo nell’agroalimentare ha predisposto una bozza di documento di discussione Dialoghi per la costruzione di processi decisionali efficaci. Questa bozza sarà aggiornata, tenendo conto dei commenti e delle proposte che perverranno da chiunque vorrà contribuire.

Siete quindi tutti invitati a inviarci i vostri contributi cliccando qui.

Osservatorio sul dialogo nell’agroalimentare
Coordinatore: Andrea Sonnino

  1. Amedeo Alpi – Accademia dei Georgofili
  2. Tonino Brunetti – UNASA
  3. Paola Carrabba – ENEA
  4. Annabella Coluzza – Comitato Sociale Laurentina
  5. Edoardo Corbucci – libero professionista
  6. Ernesto Di Renzo – Università Tor Vergata
  7. Angela Emmi – FIDAF
  8. Carlo Fideghelli – già Istituto Sperimentale per la Frutticoltura
  9. Lucio Fumagalli – INSOR
  10. Guido Ghini – ARSIAL
  11. Emanuele Marconi – Università del Molise
  12. Maurizio Moretti, Architetto/Giornalista
  13. Luca Piretta – Campus Bio-medico
  14. Fabio Pistella – Passinsieme
  15. Ombretta Presenti – ENEA
  16. Laura Rossi – CREA
  17. Luigi Rossi – Presidente della FIDAF
  18. Fabrizio Rufo – La Sapienza
  19. Nicola Santoro – FIDAF
  20. Paola Sarcina – Festival Cerealia
  21. Lucio Sepede – Passi Insieme
  22. Andrea Sonnino – FIDAF e ENEA
  23. Antonio Michele Stanca – UNASA
  24. Franco Valente – CONFPROFESSIONI

Antico ideogramma cinese che esprime la parola dialogo. A sinistra: orecchio; a destra dall’alto: l’interlocutore nella sua alterità e individualità; l’occhio; la sintesi (una linea orizzontale); il cuore (molto complesso con ben 4 elementi). Solo nella sintesi di quattro elementi: orecchio, occhio, alterità e cuore, si ha una comunicazione empatica.

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4 Responses to Osservatorio: “Dialoghi nell’agroalimentare”

  1. Luigi Rossi Rispondi

    marzo 16, 2018 a 12:18 pm

    Cara Annabella,
    lungi da me l’idea di rispondere alle tue domande, osservazioni e/o provocazioni che in gran parte condivido perché espressioni della realtà infinita della natura umana.
    Penso che nell’adottare l’ideogramma cinese (e nel suo significato) si colga subito l’impostazione positiva, forse idilliaca del rapporto che proponiamo con le altre persone.
    La realtà considera ovviamente anche l’ignorante incaponito, il mulo testardo, il disonesto patentato e una serie di soggetti con cui l’interazione appare sicuramente impossibile. Considero effettivamente difficile riconoscere e rispettare l’alterità di molti soggetti.
    Il nostro approccio è sicuramente positivo verso il genere umano. L’approccio è appunto il DIALOGO, un approccio che nasce da una frase: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Non è poco e, sappiamo bene, che non vale per tutti. Ma, secondo me, vale per tanti sia sul piano cognitivo sia emotivo. Come opportunamente tu hai sottolineato.
    Il punto da te sollevato è centrale, lo riconosco e il tuo articolo è straordinariamente prezioso. Spero che altri intervengano sul tema da te sollevato, con commenti o articoli.
    Grazie per la tua partecipazione e la tua presenza positiva.
    Ciao Luigi Rossi

  2. Fabio Pistella Rispondi

    marzo 16, 2018 a 1:10 pm

    Secondo me la risposta utile non è il sì no diretto alla domanda formulata alla fine della lettera. Occorre ricorrere al cosiddetto pensiero creativo laterale che esce dallo schema rigido proposto. Nel caso in esame la risposta è: contrastando con pacatezza e professionalità le sciocchezze degli irriducibili, i portatori di conoscenza in realtà contribuiscono a dare elementi di informazione / riflessione al gran numero di incerti perché non siano vittime di un bombardamento incontrastato di pregiudizi e falsità strumentali o meno che siano. Per essere ascoltati da chi non è ancora orientato, i portatori di conoscenza debbono costruire un rapporto di sintonia. La posizione di saccente che “aggredisce” i contestatori irriducibili o rifiuta il dialogo con loro. non riscuote l’attenzione profonda e la disponibilità degli indecisi che sono i veri destinatari dell’azione di informazione. Connessa con questa avvertenza è anche l’indicazione che è utile ma non prioritario rafforzare il convincimento di chi già è orientato nella giusta direzione.
    Quanto al tema uguaglianza si sono fatti passi avanti sul piano concettuale dai tempi di Amiel. A mio avviso possono essere condivise le posizioni di Amartya Sen.
    Grosso modo i capisaldi sono: garantire uguaglianza delle opportunità e non necessariamente dei risultati (la differenza possono farla le qualità soggettive, l’impegno e l’esperienza, cioè il merito); assicurare la solidarietà per i deboli; riconoscere concretamente il merito. La realizzazione della democrazia nei paesi avanzati, diversa dalla presunta democrazia guidata alla cinese (che pure ha avuto i suoi meriti nello sviluppo di quell’immenso paese) richiede la diffusione dell’informazione. Questo comporta molteplici doveri: investire nella scuola come priorità assoluta; chi si è documentato deve uscire dai santuari e dialogare nel modo giusto (vedi sopra); chi non sa non solo ha il diritto di essere informato, ma ha anche il dovere di informarsi. Del resto nessuno si scandalizza del concetto di scuola dell’obbligo; ne va semplicemente aggiornata l’implementazione.
    Molto delicato il tema del controllo dei canali di informazione / formazione / comunicazione. Decisivo è assicurare pluralismo ( e quindi dialettica), libertà di espressione e di accesso , e rondo me la risposta utile non è il sì no diretto alla domanda formulata. Occorre ricorrere al cosiddetto pensiero creativo laterale che esce dallo schema rigido proposto. Nel caso in esame la risposta è: contrastando con pacatezza e professionalità le sciocchezze degli irriducibili, i portatori di conoscenza in realtà mirano a dare elementi di informazione / riflessione al gran numero di incerti perché non siano vittime di un bombardamento incontrastato di pregiudizi e falsità strumentali o meno che siano. Per essere ascoltati da chi non è ancora orientato i portatori di conoscenza debbono costruire un rapporto di sintonia. La posizione di saccente che “aggredisce” i contestatori irriducibili o rifiuta il dialogo con loro non riscuote l’attenzione e la disponibilità degli indecisi che sono i veri destinatari dell’azione di informazione. esponsabilità (perché la libertà ha senso solo se si risponde di fronte alla legge di quello che si dice e si fa. Da questo punto di vista secondo me l’anonimato sul web e in problema e sopratutto non capisco l’asimmetria nella responsabilità tra digitale e carta stampata

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