BANCA DATI

Ortoflorovivaismo e coronavirus

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L’ortoflorovivaismo in Europa copre una superficie di circa 50.000 ha. Per il solo florovivaismo, Olanda e Belgio sono i primi produttori mentre l’Italia, includendo la componente “orto”, è il paese con la maggior superficie, 35.000 ha, annovera 27.000 aziende ed occupa oltre 30.000 addetti tra personale diretto e dell’indotto, realizzando un fatturato di alcuni miliardi di  Euro di cui una quota significativa legato all’export.

Questi dati dimostrano quanto sia un segmento importante della nostra agricoltura che si trova oggi ad attraversare un periodo di grande difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Gli operatori stimano perdite importanti di fatturato, superiori all’80% per il settore ortoflorovivaistico e superiore al 50% per quello Vivaistico.

L’Orto-floricoltura è rappresentata dal mercato del fiore reciso, da quello della pianta fiorita in vaso e dalla piantina da orto per uso domestico. La pianta da orto ad uso professionale rientra in un mercato, sempre penalizzato dagli eventi, ma diverso da questo. Il fiore reciso, ha una elevata deperibilità e necessita di molta attenzione e specializzazione da parte degli operatori. Il fiore dopo il “taglio” si deteriora nel giro di pochi giorni, di conseguenza o si vende subito o si butta via! Questo è il settore oggi più colpito.

Il fiore in vaso e la piantina da orto domestico, hanno un ciclo commerciale più lungo rispetto al “reciso” ma, anche questi prodotti, se invenduti, nel giro di poche settimane dall’ingresso sul mercato devono essere smaltiti.

Il periodo più importante per la vendita delle “fioriture” è la primavera, inizia a San Valentino e finisce a maggio. Quest’anno stiamo trascorrendo tutti  la primavera in quarantena senza possibilità di recarci presso negozi di fiori, garden o mercati, per cui la vendita del “fiore”, per la Festa della Donna, per la Pasqua e in genere per tutte le cerimonie religiose, funerali compresi, non avviene, a discapito di tutto il settore. Gli operatori del settore hanno fatto fronte, in autunno e durante l’inverno, a tutti i costi di produzione e, dopo le mancate vendite, i mancati incassi, adesso si sono dovuti accollare i costi di smaltimento del prodotto invenduto.

Il Vivaismo è rappresentato dall’allevamento delle piante dai primi stadi di vita fino al loro trasferimento a dimora definitiva. Questo settore ha subìto un danno economico elevatissimo causato dalle mancate vendite, e dal fatto che le piante arbustive necessitano di una costante presenza di operatori, oggi intralciati nel loro lavoro dalle “regolamentazioni” imposte dalle normative della pandemia. Rispetto al settore orto-florovivaistico, questo oggi non deve sostenere costi di smaltimento per il prodotto invenduto, le perdite immediate sono leggermente inferiori rispetto all’orto-floricoltura, ma sempre di perdite importanti dobbiamo parlare.

Per le piante perenni il 70% del fatturato viene realizzato all’estero, la chiusura delle frontiere, ha pressocché annullato le consegne, considerando che già nel mese di febbraio i trasportatori internazionali si rifiutavano di venire in Italia per paura di veder bloccato il proprio automezzo. Di conseguenza si è verificato che i trasporti interni al nostro paese, con destinazione “Pianura Padana”, si siano ridotti al minimo e con aumenti di costo anche del 50%.

Oggi, il grosso timore degli operatori è che anche nel caso in cui l’Italia dovesse “ripartire” prima dell’estate, di certo le frontiere non verranno riaperte completamente e questo impedirà le vendite autunnali di piante perenni.  Per concludere il settore è in fortissima sofferenza ed è indispensabile che ci sia un aiuto economico cospicuo e tempestivo perché si rischiano danni permanenti all’economia agricola, più elevati e concentrati in quelle aree che negli ultimi decenni hanno mostrato un elevato dinamismo e sono divenute dei veri e propri distretti specializzati,  leader in Europa.

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