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One Health: la lezione del Coronavirus

Il Coronavirus rappresenta l’espressione più chiara ed evidente del fallimento del nostro attuale modello di vita. Non possiamo più andare avanti, né come individui né come specie, pensando alla salute dell’Homo sapiens come se fosse un obiettivo prioritario, svincolato dal resto e più in generale dalla salute del pianeta e delle sue risorse. Dobbiamo cercare di far convergere la salute in un unicum come sistema e da qui il concetto di “One Health”

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L’antropocene, in un mondo sempre più globalizzato, ci ha portato il Coronavirus, che rappresenta l’espressione più chiara ed evidente del fallimento di questo modello di vita. Piuttosto che mirare a un progresso responsabile dell’umanità, attraverso il miglioramento dell’ambiente in cui viviamo, abbiamo messo in campo sistemi di sfruttamento e di rapina delle risorse, che ci hanno indeboliti e resi più vulnerabili all’alea degli eventi esterni ed estremi, con la presunzione di poterli controllare comunque e sempre, attraverso lo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Non è così!

Innovazione responsabile significa ottimizzare le risorse ed utilizzare al meglio quello che già esiste, superando il livello di verticalizzazione e iperspecializzazione oggi così profondi, che non ci consentono di valorizzare tutte le infinite potenzialità che abbiamo incredibilmente a disposizione. Con una realtà molto fluida e complessa come quella attuale, occorre un sapere ampio, far lavorare insieme competenze diverse, per agire in tante direzioni diverse, ma convergenti in un obiettivo finale comune.

La lezione: dobbiamo incoraggiare un progresso complessivo e responsabile del sistema, seguendo cioè un ragionamento circolare, in cui l’innovazione non deve essere più concepita come uno strumento che porta un miglioramento da un lato e distruzione dall’altro. Un tempo questo problema non era all’ordine del giorno: c’erano delle conquiste da raggiungere e, allo stesso tempo, non c’erano gli strumenti di indagine e di conoscenza che sono oggi disponibili. Le nuove tecnologie, come quella digitale, rappresentano nuove opportunità solo se adatteremo il nostro modo di ragionare in modo da valorizzarle adeguatamente (tecnologie digitali coniugate ad una razionalità digitale). Tutto ciò ci impone pertanto di ripensare completamente il nostro modo di rapportarci alla salute. E non parlo solo della ricerca scientifica: dobbiamo fare anche i conti con un altro fronte che vuole anch’esso il cambiamento, quello del mondo dei pazienti. È inevitabile che la loro voce si farà sentire più forte e, speriamo, sempre più istruita e consapevole. Il che rappresenta una grandissima opportunità; se da un lato è chiaro che occorre imparare ad ascoltare di più le necessità dei portatori d’interessi, dall’altro ci sono strumenti che prima non c’erano per capire determinati meccanismi.

Cura della salute e condivisione delle informazioni

Oggi questo si può fare, anche attraverso i social, e quindi il rapporto con il paziente in senso lato diventa attivo e bidirezionale. Diventa un passaggio obbligato per arrivare a una maggiore responsabilizzazione di tutti 1/2020 | Energia, ambiente e innovazione 99 rispetto alla propria salute, e ognuno può fare la sua parte attraverso la condivisione delle informazioni.

Si tratta di dati raccolti passivamente, ovvero «rilevati», e di dati invece generati attivamente: informazioni sulla propria salute e sui parametri vitali, sulle proprie abitudini alimentari e motorie, ma anche dati ambientali come il livello di inquinamento. Ci sono gli strumenti per farlo; la fonte di informazioni si moltiplica attraverso smartphone, automobili, elettrodomestici, termostati e rilevatori presenti in ogni impianto, nelle case, in fabbrica, nelle aziende agricole o negli allevamenti…

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