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Con il mandato MIPAAF ad accreditare gli organismi di certificazione dei prodotti tipici e biologici, ACCREDIA, l’Ente italiano di accreditamento, completa il suo percorso di garante finale della qualità del made in Italy alimentare. Oltre 4.600 le imprese alimentari certificate, soprattutto nel nord-est, dove il primato spetta all’Emilia Romagna. Qualità (ISO 9001) e ambiente (ISO 14001) le certificazioni più richieste.
Svolta “epocale” per la sicurezza e la tracciabilità del made in Italy alimentare. In occasione del 13° Congresso nazionale del CONAF, ACCREDIA rende noto che gli organismi di certificazione per il rilascio dei marchi BIO, DOP, IGP, STG, DOC, DOCG e IGT potranno essere autorizzati ad operare dal MIPAAF solo dopo aver ottenuto l'accreditamento di ACCREDIA.
Con questa importante novità, operativa dal 1° maggio 2010, la responsabilità e l'impegno di ACCREDIA per la qualità nel settore agroalimentare si estendono anche al settore delle certificazioni regolamentate, oltre a quelle, già da tempo “controllate”, del settore volontario (come, ad esempio, le certificazioni di prodotto, quelle sulla rintracciabilità della filiera o le certificazioni di sistema di gestione). E si chiude così un percorso la cui ultima tappa era stata l'istituzione, ad aprile scorso, di un dipartimento ACCREDIA dedicato, appunto, alla sicurezza alimentare.
Nata dalla fusione di SINAL e SINCERT, ACCREDIA è l'ente unico di accreditamento riconosciuto dallo Stato ed ha il compito di accreditare, valutandone la competenza e l'operato, gli Organismi di certificazione e ispezione, i Laboratori di prova e quelli di taratura, chiamati a loro volta a verificare, controllare e misurare la qualità e la sicurezza del made in Italy.
Quella dei prodotti alimentari italiani certificati costituisce una componente sempre più significativa della produzione agroalimentare nazionale, con in più una rilevante connotazione “export-oriented”. Secondo gli ultimi dati ISTAT e Ismea, le 194 Dop e Igp italiane registrate nel 2009 coinvolgono 82mila operatori e realizzano un fatturato al consumo che ha toccato i 9,3 miliardi di euro. Mentre le vendite all'estero hanno toccato 1,3 miliardi di euro, +15% sul 2008.
Vale 3 miliardi, invece, il mercato “bio” italiano, con un incremento del +9% nel primo semestre 2010 a confermare una leadership europea per numero di operatori (oltre 45mila) e superficie dedicata (circa 1,1 milioni di ettari).
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